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Superlega: chi s’indigna è peggio dei Paperoni del calcio - Seconda parte

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Ero amico di un calciatore dannato, Carlo Petrini, uno fatto fuori dallo scandalo del calcioscommesse del 1980, che poi decise di raccontare tutta la malavita pallonara. Lo infangarono ma nessuno riuscì a smentire una sola riga dei suoi libri spietati. Diceva Petrini: “Ci arriveranno, vedrai, questo è solo l’inizio, i soldi non gli bastano mai, un giorno tutte queste porcherie sembreranno roba da educande”. Carlo è morto nove anni fa perdendo i pezzi, come tutti quelli sottoposti a doping criminale tra i ’60 e i ’70 e anche su questo fu facile profeta: a noi ci hanno sterminato, ma questi di oggi finiranno anche peggio, sono degli incoscienti.  Ancora una volta aveva ragione, doping, finanza, soldi, crimine, tutto in dosi insostenibili, sono un tutt’uno nel calcio del Duemila e a tutti, dagli organismi mondiali all’ultimo dei tifosi da bar, è sempre andato bene così.

Adesso è il turno dell’indignazione dalla coda di paglia, ma dura poco: i mezzi di informazione, controllati dagli stessi club, cominceranno subito a normalizzare, ad esaltare il torneo esclusivo dei magnati e chi oserà dissentire verrà dannato come negazionista. Nel lockdown i ricchi ci stanno benone, sempre e comunque, ma sia chiaro che a preparare il terreno, un terreno senza più un filo d’erba di valori, sono stati gli stessi che oggi si scandalizzano.

Max Del Papa, 20 aprile 2021