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Techno Joe: luci e ombre dell’agenda tecnologica di Biden

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Techno Joe non seguirà la politica tecnologica di Obama, sarà più “duro” perché il partito si è spostato a sinistra, (come se non ne avessimo avuto abbastanza), ma vediamo i punti della questione tecnologica Usa.

Usa vs Google

Il Dipartimento di Giustizia di Trump ha presentato una causa contro Google prima delle elezioni, a mio avviso giustamente, voleva togliere ai colossi del web lo scudo di responsabilità legale, ovvero renderli responsabili legalmente sul contenuto che ci propinano ogni giorno. Joe prova a imitare un po’ Tump e prosegue l’azione legale con quell’atteggiamento carico di energia che noi tutti conosciamo. Se Joe dovesse spuntarla, Google potrebbe essere costretto a scorporare parti del suo impero economico. Il DOJ di Biden potrebbe non portare avanti questa causa, in quanto Joe Trumpizzato non è quello che i Dem si aspettano. Anche all’interno del Pd Statunitense qualcuno sostiene l’azione avviata da Trump contro Google come il rappresentante David Cicilline del Rhode Island, che ha supervisionato un’indagine di 15 mesi sul potere di monopolio delle società Big Tech.

Biden afferma che i social network come Facebook e Twitter non hanno fatto abbastanza per controllare la disinformazione e l’incitamento all’odio: quest’odio è ovunque ormai, è diventato materia. La storia recente lo ha smentito ma non importa a loro.

Mark Zuckerberg di Facebook sembra disposto a revisionare la sezione 230, in sintesi usare Facebook come banca dati pubblica ma si sa, Joe non ama Zuckerberg, preferisce i social cinesi. Yelp, Reddit e Wikipedia subiranno danni molto maggiori rispetto a Facebook e Twitter. Altri dicono che l’eliminazione della legge soffocherebbe la prossima generazione di social, ci si occupa infatti delle cose fondamentali, iniziano ad assomigliarsi un po’ tutti con queste ideone che bloccano una parte del pensiero non unico.

L’ombra cinese

Per alcuni, le preoccupazioni di Trump su TikTok sono infondate, per altri, la popolare app per la condivisione di video accresce la diffidenza a Washington ma Joe prenderà una posizione dura nei confronti della Cina ha detto West della Brookings Institution, l’ha detto lui e io gli credo poco. Queste preoccupazioni si estenderanno a società come Huawei che l’amministrazione Trump ha preso di mira in un giro di vite nella lotta per il controllo della prossima generazione di tecnologia 5G. Si ritiene che Biden condivida i sospetti di Trump sulla capacità della Cina di minacciare la sicurezza dei dati degli americani.

Gli osservatori tengono d’occhio anche una legge nazionale sulla privacy online, simile a quella Ue, seguendo l’esempio della California. Una cosa è certa, ha detto West: le persone sono allucinate delle aziende tecnologiche che divorano dati personali in modi sempre più invadenti, quindi ci sono ottime possibilità per una legge nazionale sulla privacy nel 202; sarà un incubo dover rispettare 50 diversi set di regole statali. È il Gdpr (Regolamento generale sulla protezione dei dati). Quello che è successo in Europa e in California probabilmente stabilirà l’avvio di uno statuto nazionale, Joe vuole anche lui più Europa per tutti.

Futuro della gig economy

Approvata la Proposition 22  che consente alle società di ride-hailing Lyft e Uber e alle app di consegna di cibo come DoorDash di mantenere i lavoratori nello Stato come appaltatori indipendenti, queste povere persone che per sopravvivere accettano qualsiasi cosa, speravano infatti in una svolta a loro tutela, quisquilie insomma. Tusk, che ha lavorato con società di gig economy per più di un decennio, ha affermato che c’è una crescente accettazione tra le aziende tecnologiche a concedere qualcosina ina ina ina a questi lavoratori. Ovvero partecipare come azionisti in cambio di qualche benefit (persino il diritto ad organizzarsi e le disabilità). Più bonus per tutti e mi torna in mente qualcuno, l’azienda è legittimata a non pagare le assicurazioni mediche, e a non concedere ferie pagate.