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Tesserati Afd cacciati dal lavoro: questo è nazismo

I sostenitori del partito di ultradestra non possono lavorare in uffici pubblici: la proposta del governo della Renania

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Il 10 luglio 2025 in Germania, il governo del Land Renania-Palatinato ha annunciato una misura senza precedenti nella recente storia politica della nazione: i membri del partito AfD non potranno più accedere a posizioni nella pubblica amministrazione. Lo ha comunicato il ministro dell’Interno del Land Michael Ebling (SPD), spiegando che l’appartenenza all’AfD sarà considerata incompatibile con la lealtà costituzionale richiesta ai dipendenti pubblici.

Tutti coloro che si candideranno per lavorare negli uffici pubblici dovranno dichiarare di non fare parte e di non aver fatto parte, negli ultimi cinque anni, del partito di “estrema” destra. Secondo Ebling, si tratta di una misura necessaria per tutelare lo Stato democratico dai nemici interni. Ma a ben guardare, questa scelta è estremamente grave, oltre che pericolosa per la tenuta democratica del Paese. Non si sta infatti parlando di sanzionare singoli individui per atti contrari alla legge, bensì di colpire in blocco un’intera fascia della popolazione per la sua appartenenza politica.

L’idea che uno Stato possa ritenere non idonei al lavoro pubblico cittadini che hanno sostenuto, votato o militato in un partito regolarmente presente in Parlamento, e finora mai ufficialmente bandito, è una distorsione pericolosa del concetto stesso di democrazia. La tenuta di uno Stato democratico si dovrebbe misurare proprio dalla sua capacità di tollerare anche le voci più critiche, scomode e polarizzate, altrimenti diventa concreto il rischio di scivolare verso un sistema autoritario mascherato da modello di difesa dei valori costituzionali.

La misura stabilita dal governo della Renania in primis condanna per le idee e non per le azioni (cosa che una Democrazia liberale dovrebbe guardarsi bene dal fare). In secondo luogo, non giudica la condotta di un individuo, ma la sua appartenenza politica. In questo modo, si nega la presunzione di innocenza del singolo e soprattutto si applica una colpa collettiva. Un professore, un medico, un funzionario amministrativo: tutti possono essere esclusi a priori solo perché hanno sostenuto AfD.

Un approccio ridicolo che tradisce lo Stato di diritto e apre la porta a derive ideologiche pericolose. Cosa impedisce, domani, di vietare l’accesso ai concorsi anche a chi simpatizza per altri partiti ritenuti estremi? Chi stabilisce la demarcazione fra estremi e moderati? La linea diventa sottile, e il pericolo che si profila è la selezione in base a criteri politici dei dipendenti pubblici. È poi difficile non notare l’ipocrisia della misura. Nessuno, in Germania e altrove, ha mai vietato ai tesserati di partiti estremisti di partecipare ai concorsi pubblici in blocco. Né si è mai pensato di escludere chi sosteneva idee radicali purché non avesse violato la legge. Il fatto che oggi si arrivi a estromettere in massa i membri di un partito sulla base di una presunta “non lealtà costituzionale” mostra un doppiopesismo allarmante.

Insomma, escludere i cittadini dalla vita pubblica sulla base delle loro idee politiche (nonostante siano espresse in modo pacifico e democratico) è un gesto che offende i principi fondamentali di uno dei principali stati Ue e, più in generale, di una società liberale. La lotta alle idee si combatte con il dibattito e il voto, non con l’epurazione. Il prodotto della repressione forzata dello Stato non è altro che la polarizzazione, chi oggi si sentirà escluso per le sue idee probabilmente non farà altro che virare su posizioni ancora più radicali, sentendosi rigettato dal sistema in cui vive.

Alessandro Bonelli, 12 luglio 2025

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