Cultura, tv e spettacoli

The Fedez Show: il triste rapper ci rifila un’altra patetica fiction

Dopo la serie sui Ferragnez, coppia di amore e oro crollata poco dopo, "l'artista" ci riprova. Ma come gli si può credere ancora?

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A vedere questo emaciato Fedez vien da chiedersi cosa sia la comunicazione; e la risposta potrebbe essere in negativo: è tutto ciò che non è informazione, è menzogna, pubblicità, è il regno dei miraggi. Con la comunicazione di un matrimonio completamente fasullo, per postuma ammissione dei protagonisti, organizzato per tempo e fatto scoppiare a suo tempo, i celeberrimi ma ormai famigerati Ferragnez hanno fatto i milioni. Miracolosamente perché di lei non si conosce occupazione nota salva la qualifica di imprenditrice digitale che sarebbe farsi delle foto, dei filmatini con cui agire da collettore di marchi, e lui in fama di rapper ma dalla cifra artistica inesistente, uno che per avere successo si aggrappa alla vecchia Orietta Berti.

Anche per definire Fedez si potrebbe ricorrere alla sottrazione: tutto ciò che non è un artista.

È andata a finire allo sfacelo: il matrimonio di fiaba sputtanato per effetto dei cecchini in premio spediti a Sanremo e ovunque nella televisione di regime, lei ridotta a rilanciarsi nella comunicazione balcanica, romena, lui a Sanremo dove si è imposto a Carlo Conti per rifarsi l’immagine dopo i trascorsi con i pendagli da curva di San Siro. Avendo alle spalle la sovrastruttura, è arrivato quarto con una cosa imbarazzante, un esempio di trap commerciale bolsa, vecchia di 20 anni, dalla linea cantata infantile e infatti espressamente rivolto a un pubblico che va dagli otto ai dodici anni, diciamo lo stesso target dei malati oncologici su cui è scivolata la ex moglie, rea confessa: “Ho fatto un errore di comunicazione”, per dire la prossima volta starò più attenta. Intanto va a processo per truffa aggravata, anche se la consistenza morale è più abissale, imperdonabile avere usato piccoli col cancro nella storia della (farlocca) beneficenza sui pandori fatti pagare il triplo.

Ma di comunicazione, cioè il regno degli incantesimi, questi vivono e Fedez si ripropone con una specie di seconda parte del documentario di un anno fa, quando, ancora accoppiati, andavano a Sanremo per conto di un network concorrente cui la Rai lasciava, in modo alquanto curioso, totale libertà invasiva. Quest’altra mezz’ora auto-agiografica risulta a cura di certo Alessandro Della Giusta, un ragazzino di 26 anni il cui ruolo non è chiaro ma si potrebbe ipotizzare come uno scriba digitale del più affermato rapper da cintura metropolitana: non si butta via niente, anzi si rimesta nel calderone patetico del matrimonio finito, degli amorazzi, della malattia, delle bravate, delle psicosi, dei turbamenti da giovane Fedez fino alla logopedista a Sanremo e ai dietro le quinte che non svelano mai niente ma fanno eccitare i fanatici.

Comunicazione vuol dire che non si butta via niente, come per il maiale, che tutto serve a stordire, a originare nuovi miraggi e nuovi affari. Come si possa credere a operazioni del genere dopo che le precedenti si sono rivelate, per diretta ammissione dei protagonisti, del tutto fittizie e funzionali alla narrazione bugiarda, è un mistero, ma i fanatici non sono tali per niente.

Questo “il vero Fedez”? Come a dire che fino ad ora ci ha dato in pasto un cartone animato? E, in ogni caso, a chi importa realmente di questo trentaseienne refrattario a crescere, uno che non solo artisticamente non esiste, uno che le ha sbagliate tutte e più le sbaglia più incolpa gli altri e promette di maturare? Ma i commenti sotto al video, che ha già fatto un milione e mezzo di matti, suonano altrettanto taroccati: “Fedez è un personaggio complesso”, oppure questo che è pura comunicazione fin dalla grafica: “La gente non sa cosa c’è dietro al personaggio, di solito c’è sempre una PERSONA con emozioni e paure, spesso ce lo scordiamo”. Tipico stile da agenzia che unge i giornalisti, luoghi comuni in serie espressi nell’analfabetismo dei maiuscoli e della sintassi povera, parlata come la si parla a Quarto Oggiaro o Buccinasco.

Comunicazione vuol dire rendere appetibili i fallimenti vendendosi anche gli sfaceli, tenuto conto che il confine tra realtà e finzione è saltato, che la finzione è iperrealtà e unica realtà, che il concetto di realtà virtuale significa precisamente questo: non esiste ciò che c’è ma ciò che si millanta. In questo senso, ma solo in questo, i Ferragnez sono rilevanti come qualcosa che segna uno spartiacque, che determina un paradigma. Fedez come autore, come compositore o musicista non esiste e non esiste come cantante, è leggendaria, nel ridicolo, la sua dipendenza dall’autotune che sarebbe la macchinetta per correggere l’intonazione, ormai sdoganata anche a Sanremo. Ma come affarista, abile a cavar soldi anche dalle miserie, soprattutto dalle miserie, non lo batte nessuno; forse solo la ex moglie, ma a questo punto sono finiti gli Ambrogini d’Oro e restano solo le copertine rumene e gli scriba digitali.

Eppure a suo modo dev’essere uno notevole questo Fedez se riesce a restare a galla malgrado le sue sabbie mobili. Come la volta in cui festeggiò il trentesimo compleanno con la moglie e una schiera di adepti in un supermercato con grande spreco di generi alimentari che volavano da tutte le parti, e quando la faccenda fece il giro dei social, suscitando l’indignazione degli ipocriti, si ebbe lo spaccato preciso della società per cattive azioni Ferragnez inc: lui come sempre piagnone che frignava “e che facciamo adesso? Diciamo che li mandiamo in beneficenza?”, la moglie, gelida, che già pensava a come rivolgere la beneficenza a se stessa. Per l’occasione la ex presenzialista del Grande Fratello Daniela Martani li definì pubblicamente “due idioti” e Fedez la querelò. Poi un giudice, opportunamente, archiviò tutto, per carità di patria, ma il fatto è che i Fedez sono suscettibili e sono sempre tetri, allucinati, vittimisti, ce l’hanno col mondo, forse perché passare una vita in una bolla di illusioni e di incantesimi non dev’essere una gran bella vita per quanto con la Ferrari parcheggiata sotto al Bosco Verticale.

Max Del Papa, 27 febbraio 2025

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