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Toghe contro Salvini, il silenzio del Quirinale

I cittadini si aspettano una presa di posizione dal presidente Mattarella. Che invece non arriva

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Troncare, sopire. Eppure quanto sta sgorgando dal pianeta giustizia pare eccessivo perfino per gli standard usuali. Uno svolazzar di toghe, un mercimonio inverecondo, sia pure in fase presuntiva, di nomine, di manovre, di spiate, di faide in seno al Csm. Un giudice che lamenta manovre ai suoi danni ordite nientemeno che dal Guardasigilli. E adesso, sempre in seno al verminaio degli agganci politici, delle fazioni miserabili, una preclusione scorretta e spietata verso l’ex ministro dell’Interno, Salvini che tentava di arginare l’afflusso di clandestini voluto dal Pd: “Certo che siamo indifendibili, quello fa il mestiere suo, dove sarebbe il reato?”. “Sì ma dobbiamo attaccarlo”. Pour cause, evidentemente.

Partito dei giudici e partito democratico coincidono, cospirano, sempre da indagini, nel sostanziare un colpo di Stato, né più né meno. Eppure: troncare, sopire. Lo fanno i media, e lo fa il Capo dello Stato, che contemporaneamente è anche il capo dei giudici in seno al malfamato Csm. Dice: ma ha fatto una telefonata cordiale a Salvini. Cordiale? No, i cittadini dal presidente si aspettano una presa di posizione ufficiale. Che invece non arriva, resta il solito silenzio pesante come una cappa, usato per ogni questione: il Capo dello Stato non parla mentre lo Stato esce a brandelli; non trova da obiettare sui sospetti di trattative – avanzati da un giudice – che investono un Guardasigilli cui sfuggono 500 boss; non dice niente mentre un premier da lui legittimato ma da nessuna elezione scaturito dispone a suo arbitrio delle libertà fondamentali dei cittadini a mezzo decreti verosimilmente al di fuori del dettato costituzionale; la Costituzione, di cui il presidente sarebbe il garante, è “messa da parte”, come dice serenamente in televisione un giornalista di una testata organica al regime, e il presidente non spende una parola. Sarà anche moral suasion, come si usa chiamarla, ma di morale si fatica a cogliere il senso; la suasion invece è ottima e abbondante e tranquillante, pare una overdose di camomilla.

I costituzionalisti di servizio, come li chiamava Giovanni Sartori, si spolmonavano a sbraitare che l’operato di Salvini era fuorilegge e di conseguenze i magistrati avevano tutte le ragioni di bloccarlo: adesso, per voce dal sen fuggita, si ha la conferma che i veri fuorilegge erano quelli che lo attaccavano, eufemismo per non dire stroncarlo: e lo ammettono, “siamo indifendibili”. Gli stessi maggiordomi costituzionali si affannano oggi a spiegare come la decretazione ministeriale di Conte sia perfettamente nella norma: non hanno più credibilità dei virologi, ed è tutto dire.

Poi c’è un altro aspetto, marginale se si vuole ma per niente secondario. Perché la ragione, si fa per dire, che puntellava le manovre dei magistrati “indifendibili” in chiave anti Salvini era squisitamente non in punta di diritto ma di moralismo: il ministro, si diceva, è cattivo, fomenta odio, semina razzismo. Dopodiché si apprende che il motore immobile dell’asserito traffico magistrale, Luca Palamara, chiamava Salvini “quella merda”, e perdeva la testa alla sola idea che qualcuno potesse fotografarlo con lui sullo stesso aeroplano. Chi è che spargeva odio, meschinità e livore?

In noi, che ricordiamo Tortora, che abbiamo qualche esperienza professionale di Palazzacci e dei loro amministratori, tutto questo non desta sorpresa ma lo stesso provoca una certa preoccupazione: siamo al totale sbandamento fuori controllo di un potere dello Stato che non ha controlli, se non quelli che si dà da solo. Coi risultati che constatiamo. Non è una situazione a un passo dall’eversione? Per questo avremmo gradito un intervento chiaro, sintetico ma definitivo da parte del nostro primo rappresentante nazionale.

Evidentemente siamo noi gli illusi a non capire che “la Costituzione è messa da parte” con tutto quel che ne consegue. Telefonate “cordiali” in forma privata e puntello all’attuale governo oltre ogni limite di incapacità. Più che messa da parte, la Costituzione pare messa in ostaggio: troncare, sopire e subire. Lasciateci dire però che, per evocare Pasolini, a questo punto siamo peggio che scandalizzati: siamo spaventati, anche perché il futuro possibile, in questa totale mancanza di anticorpi etici e istituzionali, ci pare spalancarsi su un abisso.