Tam-taaam! Ahò! Arieccoli! Report, er ritorno! Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ piddì, che abbiamo noi che ci sentiamo cazzo. Oh, così very consapevole axxiliato. Non è più un programma, è uno psicodramma di evocazione sovietica, un’opera al sapone che non finisce mai. Lo spottino dei due conduttori nuovi di zecca o lavati con l’ammorbidente, severi, camicia da inchiestisti e sguardo indagatore. Le lacrime calde, amare, corrette, con humour, con utopia di lei, la Di Pasquale, quella dell’estate diffiscile, degli attacchi politisci, eccerto, se no una trasmissione, senza attacchi politisci, senza martirio, che trasmissione è? I mancati saluti di Sigrido er Rosicone, che polemicamente li dirotta su altri programmi, l’ego espanso che ormai deflagra, ma spompo. L’endorsement, viceversa, sul quale s’interrogano gli esegeti, della sora Milena, nientemeno, la mater terribilis di questa filosofia dello spirito che è Report, programma matriarcale, ve la ricordate, la spigolosa ossuta Gabanelli che annunciava profezie di sventura, “questasssèrra…” e già potenti e padrini tremavano, non tutti, e poi il jingle, drammatico, apocalittico: tam-taaam!
Dies irae! E nzomma ce risiamo, torna, più cazzuto che mai, “il più grande programma nella storia della televisione”, copyright Sig, finché c’era lui (caro lei), adesso sarà nammerda. Com’è che diceva Oscar Wilde? Come vi pare, anche male, ma parlate di me. Noi li accontentiamo, e con la dovuta ammirazione, anzi devozione, anzi sottomissione, che va così di moda. Menu di questassèrra: gli affari suoi di Lavitola, praticamente indagano su loro stessi, poi uno scoop sulle plastiche nel mare, roba fresca, inedita, sconvolgente, bisogna tirare la volata (o marchetta? Chi ben incomincia, eccetera) al WWF che ha appena fatto l’ennesimo studio catastrofistico, i mari strangolati, le plastiche simbolo del capitalismo selvaggio, vedrete che ci infileranno pure la sora Meloni, di straforo, ma ce la inzaccheranno. Poi un’altra faccenda sconvolgente, gli influencer del degrado, gli scacalli, gli youtuber che delinquono per filmarsi e qui Report, tam-taaam!, non indaga su di sé ma contro di sé perché siffatti soggetti, giovani ragazzi, figli der disaggio, sono per lo più carrozzati maranza, roba tenuta su dal partito comunista, cosa vostra, tam-taaam! Ma è il secondo avvento, capite, e comunque vada sarà un successo, un evento, un trionfo. Speriamo non troppo, se no l’ego dilatato sotto la camicia di Ranucciolo ci rischia a tutti una esplosione nucleare.
Che poi: ma siamo proprio sicuri sicuri sicuri che questa retorica del giornalismo d’inchiesta, ve lo diciamo solo noi, gli altri tacciono, qui si fa informazione di qualità, schiena dritta e lacrimuccia, siamo davvero certi che non abbia, come dire, in qualche modo, rotto un po’ le palle? Fateci caso: è tutto uno spottino, spottone, trombone, annunciazione annunciazione, da tutte le parti, tutti i canali, tutti i programmi, perfino Diaco con Don Integratore, di voglia di squadernare, indagini clamorose, retroscena inauditi, inchieste irripetibili che per lo più si rivelano strampalati pentoloni di suggestioni, approssimazioni, droni puntati verso un nemico, per dire il celeberrimo metodo Report & amici cari, un andazzo che ha fatto scuola: poi, quando tutto frana miseramente, si fischietta e si passa ad altro, alla prossima inchiesta imperdibile. Siamo letteralmente sommersi, travolti dal populismo giornalistico della verità a tout prix, diventata business, merce in saldo, gioco delle tre carte, spazzatura spesso, confezionata nella stagnola dell’eroismo kamikaze. Ma i tempi sono cambiati, vi piaccia o meno, i canali si sono moltiplicati, oggi per scoprire, per capire spesso funziona più l’informazione sparpagliata, polverizzata dei vari X o Substack mentre la televisione arranca.
Lo abbiamo visto con Garlasco, dove una casta di telegiornalisti, sussiegosi al limite della spocchia, si è scoperta ad inseguire le rivelazioni, più o meno centrate, ma imprescindibili, di vari youtuber, a volte approssimativi, magari, ma determinati, gente che ha fame e si butta nella mischia senza le rendite di posizione dei senatori dell’infotainment; i quali naturalmente reagiscono male, li attaccano, non ammetteranno mai di corrergli dietro, ma se uno ha un minimo di esperienza si accorge che è proprio così, che hanno il fiatone, che arrivano sempre dopo.
E poi, fatemi ridere: con tutta quest’orgia del potere giornalistico, quest’ammucchiata d’inchieste, questo fuoco sacro della Verità, dovremmo sapere sempre tutto su tutto, “cose vere e cose false, soprattutto cose false” come diceva Ezio Greggio al Drive in, e invece regna l’omertà. La verità, minuscolo, che è meglio, è che i media, i canali conclamati non fanno un’inchiesta seria, vera da decenni (quelle sulle presunte malefatte di Sgarbi o sulle imprese della Minetti non sono inchieste, sono gossip sfasciatutto) e la ragione è semplicissima: queste fonti sono pagate, ricevono soldi dai vari organismi internazionali, dalle centrali propagandistiche, dalla galassia Soros fino all’Unione Europa e il risultato è che per scoprire che l’automotive in Germania veniva demolito a beneficio della Cina, e, per effetto domino, demoliva l’intera industria automobilistica europea, come pianificato dalla Ue, abbiamo dovuto aspettare la classica stalla svuotata dai buoi. E ancora la menate con la retorica drammatica del giornalista che s’immola contro il potere?
In tutta questa mestizia, fra tanta gente rossa, ma non di vergogna, una cosa bella: Sigfrido può rosicare quanto vuole ma è andato congelato. Si consolasse con le tournée, con le collocazioni alternative, ma da quel giro lì, delle vestali della verità, le sacerdotesse di Report, pupille, delfine, stagiste che fossero, ormai è fuori, fuori, fuori! Come il rigore di Cabrini contro la Germania in finale mondiale. E ne è uscito, tra l’altro, da par suo, senza stile, senza cavalleria, dopo un’estate di ordinaria paranoia non solo sua, di tutto il carrozzone, lacrime, tradimenti, colpi bassi, fazioni, defenetrazioni, endorsement. I presunti e presuntuosi dèi, facciamo semidèi, va’, della tradizione norrena e soprattutto della Ritivù passano, le saghe e le seghe restano. Tam-taaam!
Max Del Papa, 8 novembre 2026
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