Durante l’ultima puntata di Quarta Repubblica, condotta su Rete4 da Nicola Porro, si è affrontato il tema legato alla drammatica vicenda dei bambini nel bosco, attualmente costretti in cattività da un intervento della magistratura minorile piuttosto impopolare nel Paese, per non dire altro. C’è stato un momento di grande commozione quando sono state mandate in onda le immagini di mamma Catherine costretta ad allontanarsi dai figli, mentre questi ultimi piangevano disperati. Persino il conduttore, al pari di tanti altri telespettatori, è sembrato fare uno sforzo per trattenere le lacrime di fronte ad una scena che ci ha richiamato alla mente l’orrore dei lager e dei gulag del secolo scorso.
Durante la discussione, nella quale l’illustre psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della coppia anglo-australiana, ha smontato pezzo per pezzo le decisioni del Tribunale dei minori, mi ha colpito l’intervento di Andrea Ruggieri. In modo particolare quando ha sottolineato il sospetto che queste persone, trattate con un criterio ben più restrittivo rispetto a tante famiglie rom o di altre culture legate a forme di integralismo religioso, stiano scontando il fatto di appartenere al tanto bistrattato Occidente.
Io non so se ciò sia solo una pura suggestione, tuttavia è innegabile che in molti settori del Paese da decenni si è sviluppata una contrapposizione ideologica tra chi sostiene i diritti degli individui del terzo e del quarto mondo, a cui si ritiene di aprire le porte a prescindere, quasi come forma di risarcimento dell’antico colonialismo europeo, e chi, al contrario, ritiene di dover conservare i principi fondamentali che hanno forgiato le nostre democrazie occidentali, preservandone l’integrità culturale.
Ma oltre a tale sospetto, se mettiamo in fila i tre provvedimenti che hanno mandato in frantumi la bucolica esistenza di una famiglia unita e che stava crescendo in piena armonia la sua prole, ci sono alcune strane coincidenze temporali che potrebbero farci venire dei cattivi pensieri.
Ad esempio, ricordiamo che il primo dispositivo del giudice, risalente al 13 novembre scorso, allontanava i tre bambini sulla base di tre criticità fondamentali: il degrado igienico-strutturale della casa in cui viveva la famiglia Trevillion-Birmingham, con inadeguati servizi igienici, un pregiudizio al diritto dei minori di sviluppare una adeguata vita sociale e la riservatezza e l’esposizione mediatica dei bambini che si presume sia stata messa a rischio per un servizio della trasmissione Le Iene che si occupò del caso poche settimane prima dell’intervento del Tribunale.
Ebbene, poi accade che alcuni esponenti del governo, tra cui la premier Meloni e il suo vice Salvini esprimessero forti perplessità su tale provvedimento. Perplessità, come abbiamo detto, condivise da un gran numero dei nostri concittadini.
Dopodiché, con l’approssimarsi del Natale, in cui la maggioranza degli esperti e dei commentatori che seguivano il caso si aspettavano il classico lieto fine sotto l’albero, accade l’impensabile: il Tribunale inasprisce l’intervento, imponendo una perizia psico-diagnostica alla coppia con lo scopo di verificare la loro capacità genitoriale.
Una perizia dai tempi biblici che si dovrebbe concludere, salvo proroghe, verso la metà del prossimo maggio.
Ma non è finita qui, come sappiamo. Nel giorno stesso in cui i due disgraziati genitori e i tre figli dovevano iniziare una seconda parte della perizia, condotta tra l’altro da una psicologa che prima di accettare l’incarico aveva pubblicato sui social post ostili alla famiglia chiamata ad esaminare, il Tribunale sgancia una bomba ancor più deflagrante, cacciando mamma Catherina dalla struttura in cui sono relegati i suoi bambini.
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Ovviamente, di fronte ad una situazione così estrema, tutti si aspettavano una reazione da parte del governo – che probabilmente fino a quel momento aveva abbassato i toni per non turbare il clima in previsione del fondamentale appuntamento elettorale del prossimo 22 marzo – e reazione c’è stata. La premier ha immediatamente interloquito con il ministro della Giustizia Nordio, il quale ha inviato gli ispettori presso il Tribunale dell’Aquila; mentre Salvini ha promesso di andare il prima possibile in loco per portare la sua umana solidarietà alle vittime di un pasticcio giudiziario che si fa fatica a definire.
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A questo punto, forse per pura coincidenza, dopo il silenzio che aveva caratterizzato i vertici del medesimo Tribunale, la presidente Cecilia Angrisano, insieme al procuratore David Mancini, escono con un comunicato stampa che sembra voler rispondere alla netta presa di posizione degli stessi esponenti dell’esecutivo.
Tant’è che basta leggere le prime righe del testo per farsi una idea esaurente delle sue finalità: “In considerazione del clamore mediatico suscitato da recenti vicende giudiziarie, tuttora in fase istruttoria, da più parti commentate anche con toni aggressivi e non continenti, è premura dei magistrati che lavorano presso gli uffici giudiziari minorili ed in particolare, presso il Tribunale per i minorenni di L’Aquila e la Procura minorile di L’Aquila, affermare che ogni iniziativa giudiziaria di loro competenza è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età, come sanciti nella Costituzione e nelle fonti di diritto internazionale.”
Ora, a prescindere dal fatto che ogni “oste” dirà sempre che il suo vino è assolutamente buono e genuino, la domanda che da cittadino mi pongo: oltre al presunto pregiudizio anti-occidentale ventilato dal buon Ruggieri, potrebbe esserci anche dell’altro, magari qualcosa che abbia a che fare con il referendum confermativo sulla riforma della giustizia? Io non lo so e non ci metterei la mano sul fuoco; tuttavia, come disse un vecchio volpone della nostra politica, “a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.
Claudio Romiti, 11 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


