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Travaglio infanga il centrodestra: “Riciclati”

Il direttore del Fatto Quotidiano si scaglia contro gli eletti, lui che ha lanciato Di Maio

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Martedì scorso, sintonizzandomi casualmente sul talk show condotto da Giovanni Floris su La7, ho assistito ad una grottesca esibizione di Marco Travaglio in versione oracolo di Delfi.

Esprimendo giudizi di competenza e onestà a raffica, con la sua ben nota spocchia di uomo moralmente superiore, questo il suo giudizio in merito alla classe dirigente che si appresta a governare il Paese, segnatamente agli eletti del partito di Giorgia Meloni: “Intanto la gran parte sono tutti riciclati, che vengono o da Forza Italia o dalla Lega o da Alleanza Nazionale, e poi da Futuro e Libertà di Fini, che abbiamo già visto nei tre governi Berlusconi. Esperienza chiusa in maniera fallimentare, disastrosa anzitempo nel 2011, quando dovettero andare a casa tra le maledizioni della gente. E poi ci sono dei nuovi: non sono tutti negativi, ovviamente, ci sono anche persone intonse. Ci sono delle persone che sono probabilmente competenti. Qualche sforzo – bontà sua – la Meloni lo ha fatto. Però, io a vedere le liste, insomma, di volti nuovi e interessanti ne ho visti ben pochi. Ho visto tanto vecchiume. Ho visto i Tremonti, ho visto i Fitto, ho visto i Pera, ho visto i Casellati, ho visto di tutto. Praticamente, se escludi due o tre deceduti o due o tre detenuti –  immancabile il riferimento manettaro -, sono gli stessi, e quindi la cosa non è molto rassicurante.”

A quel punto la numerosa e imbarazzante claque presente in sala ha tributato un fragoroso applauso al teorico della forca e martello, nonché entusiasta sostenitore degli scappati di casa del Movimento 5 Stelle. Personaggi quest’ultimi sbucati dal nulla i quali, dal suo punto di vista, saranno pure intonsi sul piano dell’onestà, ma sotto il profilo delle competenze espresse nel corso della passata legislatura hanno offerto al Paese uno spettacolo disastroso, a cominciare dalla famosa abolizione della povertà, annunciata da un balcone dall’attuale trombato Luigi Di Maio.

E che il direttore del Fatto Quotidiano consideri poco rassicuranti i personaggi del centrodestra, da egli così scrupolosamente esaminati con infallibile metodo lombrosiano, per molti cittadini italiani che hanno votato per tale schieramento potrebbe rappresentare un buon auspicio, visto ciò che hanno combinato gli assai più “rassicuranti” intonsi a 5 stelle. D’altro canto, data la drammatica condizione del Paese, alle prese con un combinato disposto di colossali problemi da affrontare senza precedenti, forse un tantino di esperienza politica in più non guasta, dal momento che la grave contingenza del momento necessiterà di adottare misure da far tremare i polsi.

Gli slogan sull’onestà autocertificata e l’invidia sociale elevata a programma di governo non possono più servire per gestire una crisi energetica che, passando per una inflazione importata a due cifre, rischia di innescare una pericolosissima fuga dai nostri titoli del debito pubblico. Oramai, se non vogliamo finire nell’inferno del sottosviluppo, il populismo delle soluzioni facili, rigorosamente oneste, per questioni molto complesse ce le possiamo proprio scordare, caro Travaglio.

Claudio Romiti, 29 settembre 2022