Marco Travaglio, il fenomeno del giornalismo che nell’epopea del berlusconismo considerava colpevoli le persone destinatarie di un avviso di garanzia e che quando imperversava il grillismo rivoluzionario santificava il popolo delle rete, oggi attacca i media e i social che si occupano del caso di Garlasco definendoli “vermi”. Prendendo spunto dal presunto tentativo di suicidio della madre di Andrea Sempio, così egli scrive sul Fatto Quotidiano: “Neppure quel gesto disperato placa la muta dei pit-bull assetati di sangue, che raccontando il ricovero riepilogano i capisaldi del linciaggio di questa privata cittadina mai accusata di nulla”.
A suo dire “questa donna si è ritrovata accusata dai media (e non dalla giustizia) di alibi falsi, falsa testimonianza oltre che vedere la sua vita privata scandagliata nei minimi particolari con dettagli inventati o ipotizzati”. Ma in realtà, mi permetto di sottolineare, sembra che sia la Procura di Pavia – che sembra essere l’unica procura al mondo che proprio non garba a Travaglio – a sostenere che sia stata proprio la madre di Sempio, a cui personalmente auguro tutto il bene del mondo, ad aver fornito lo scontrino al proprio figliolo. “Nel mondo al contrario del circo di Garlasco – prosegue l’invettiva del giornalista – i testimoni e le parti civili diventano colpevoli; il fratello della vittima viene torchiato dagli inquirenti in un bugigattolo e bollato come ostile perché non dice quel che vogliono loro”. L’implacabile fustigatore della carta stampata individua i colpevoli di tutto ciò e dichiara che la responsabilità è dei “conduttori, avvocati ed esperti perfettamente in grado di distinguere il vero dal falso e soprattutto i personaggi pubblici, tenuti a doveri di trasparenza, dai soggetti privati e quindi infinitamente più fragili, con un diritto assoluto alla riservatezza”.
Dopodiché conclude con un passaggio al vetriolo che ricalca il benaltrismo di un altro paladino di una giustizia che potremmo definire politicamente corretta, ossia Roberto Saviano, che recentemente su Garlasco ha espresso un analogo punto di vista: “Questi vigliacchi che non osano chiamare colpevole uno solo dei tanti potenti pregiudicati per mafia, corruzione o prostituzione e usano i condizionali anche per le condanne definitive, si accaniscono sulla povera gente, sapendo che è troppo debole per ottenere giustizia. E incassano ascolti, like, profitti e carriere. Vermi”.
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Ebbene, anziché tirare le conclusioni, che lascio volentieri ai pazienti lettori, vorrei concludere l’articolo con una semplice domanda rivolta al popolare fondatore del Fatto Quotidiano. In particolare sarebbe interessante sapere da Travaglio se in questa categoria di viscidi invertebrati egli includa anche Selvaggia Lucarelli, sua storica collaboratrice, che in questi giorni non solo ha continuato ad attaccare Alberto Stasi e i suoi difensori, ma si è anche permessa di stigmatizzare pesantemente sua madre, scrivendo su X quanto segue, in risposta all’avvocato De Rensis, il quale stava elogiando i criteri educativi di questa signora – che come la madre di Sempio non è mai stata accusata di nulla – : “La famosa educazione nell’ammazzare la propria fidanzata a martellate”. Non sarà che, parafrasando una celeberrima frase orwelliana, per Travaglio i “vermi” sono tutti uguali, ma alcuni di questi sono più uguali degli altri?
Claudio Romiti, 21 giugno 2026
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