Esteri

Tregua a Gaza, altro che guerrafondaio. Trump è tornato peacemaker

Dopo mesi di guerra e crisi umanitaria a Gaza, Israele e Hamas raggiungono una tregua storica con lo scambio di ostaggi: dietro l’accordo c’è la strategia diplomatica di Trump

trump festeggiamenti gaza Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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È stato annunciato un accordo di “prima fase” tra Israele e Hamas che prevede una tregua e lo scambio di ostaggi, segnando una svolta dopo mesi di guerra e di crisi umanitaria nella Striscia di Gaza. L’intesa, raggiunta con la mediazione di Stati Uniti, Egitto, Turchia e Qatar, rappresenta un successo diplomatico di Donald Trump, che torna così a imporsi come il vero peacemaker del Medio Oriente.

Il risultato ha le sue radici nel primo mandato di Trump, durante il quale la sua amministrazione ridisegnò l’assetto geopolitico regionale attraverso due mosse decisive. In primo luogo, con Gli Accordi di Abramo nel 2020: grazie alla mediazione statunitense, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco e Sudan normalizzarono le relazioni con Israele, rafforzando l’asse tra lo Stato ebraico e i paesi sunniti moderati.

In secondo luogo, l’amministrazione Trump adottò una strategia di isolamento nei confronti dell’Iran: il ritiro unilaterale dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) e la reintroduzione di dure sanzioni economiche colpirono il principale sponsor di Hamas, Hezbollah e delle milizie sciite nella regione.

Queste scelte, all’epoca criticate come “provocatorie”, hanno in realtà creato il quadro diplomatico che oggi consente un dialogo tra Israele e il mondo arabo. Trump aveva cercato il sostegno dei principali attori regionali (Egitto, Qatar, Turchia e Arabia Saudita) promuovendo un approccio pragmatico e regionale che oggi mostra i suoi frutti.

I punti dell’accordo tra Israele e Hamas

  • Scambio di prigionieri e ostaggi: liberati 20 cittadini israeliani; Israele rilascia 250 prigionieri palestinesi condannati all’ergastolo (su 285) e 1.700 detenuti nella Striscia di Gaza. Marwan Barghouti resta escluso dallo scambio.
  • Aiuti umanitari: previsto l’ingresso immediato di 400 camion al giorno, con incremento graduale e supervisione internazionale.
  • Disarmo: Hamas accetta formalmente di deporre le armi; Stati Uniti, Egitto e Qatar agiranno come garanti del cessate il fuoco.
  • Ritiro israeliano: le Forze di Difesa Israeliane si ritirano dalla maggior parte del territorio di Gaza, mantenendo però il controllo dell’area di Rafah per ragioni di sicurezza.

Il merito di Trump e la realtà oltre lo stereotipo

Trump ha predisposto il terreno geopolitico che ha reso possibile la tregua, poiché ha consolidato il ruolo diplomatico dei paesi arabi moderati e ha indebolito l’influenza dell’Iran, e quindi la capacità di Hamas di contare su un sostegno esterno.

Ancora una volta, la realtà smentisce lo stereotipo costruito attorno a Trump. Per anni la sinistra internazionale lo ha dipinto come un guerrafondaio imprevedibile, privo di visione strategica. Ma i fatti raccontano altro: grazie a Trump, oggi si è raggiunta una tregua tra Israele e Hamas, dopo un conflitto che sembrava senza sbocchi. Una diplomazia fondata su pragmatismo, deterrenza e realismo strategico si è dimostrata più efficace di tante retoriche moralistiche e inconcludenti, aprendo un percorso che potrebbe finalmente riportare stabilità in Medio Oriente.

Una volta avviato, il processo di pace – con i garanti internazionali a monitorarne gli sviluppi – potrebbe isolare gli estremismi da entrambe le parti, cioè coloro che non puntano alla coesistenza ma alla supremazia. Se ciò avverrà, anche le frange più radicali, sia palestinesi che israeliane, saranno costrette a confrontarsi con una nuova realtà politica: quella del dialogo e della mediazione.

In questo contesto, Bezalel Smotrich, il ministro israeliano noto per le sue posizioni ultranazionaliste, qualora dovesse contestare l’accordo, non avrebbe la forza politica di bloccare il processo. Anzi, la sua eventuale uscita dal governo rappresenterebbe un passo avanti per la prospettiva pacifica della regione, liberando il campo da posizioni rigide e aprendo la strada a un equilibrio più stabile.

Andrea Amata, 9 ottobre 2025

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