Esteri

Trump impone la sua linea su Gaza: l’Onu approva il piano Usa

Con l’astensione di Russia e Cina passa la risoluzione americana: forza internazionale per disarmare Hamas. Netanyahu attacca, insorgono le fazioni palestinesi

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione presentata dagli Stati Uniti sul piano di pace per Gaza. Il testo è passato con 13 voti favorevoli e due astensioni, quelle di Russia e Cina. La decisione consente l’avvio della fase successiva del progetto promosso da Washington, che prevede la creazione di una forza internazionale incaricata della stabilizzazione dell’enclave e del disarmo di Hamas. L’ambasciatore americano Mike Waltz ha espresso soddisfazione per il voto, definendo la risoluzione “storica”. Ha aggiunto che “sotto la presidenza di Donald Trump gli Stati Uniti continueranno a portare risultati con i nostri partner” e ha parlato di un’occasione per “porre fine a decenni di spargimento di sangue e rendere realtà una pace duratura”.

“Congratulazioni al mondo per l’incredibile voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tenutosi pochi istanti fa, che ha riconosciuto e approvato il Board of peace, che sarà presieduto da me e includerà i leader più potenti e rispettati del mondo. Questa sarà ricordata come una delle più grandi approvazioni nella storia delle Nazioni Unite, porterà a ulteriore pace in tutto il mondo ed è un momento di vera portata storica!”: questo il primo commento di Donald Trump. In un post su Truth, il presidente americano ha espresso il suo ringraziamento “alle Nazioni Unite e a tutti i Paesi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: Cina, Russia, Francia, Regno Unito, Algeria, Danimarca, Grecia, Guyana, Corea del Sud, Pakistan, Panama, Sierra Leone, Slovenia e Somalia. Grazie anche a quei Paesi che non facevano parte di questo organismo, ma che hanno fortemente sostenuto l’iniziativa, tra cui Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Regno dell’Arabia Saudita, Indonesia, Turchia e Giordania. I membri del Board e molti altri entusiasmanti annunci saranno fatti nelle prossime settimane”.

L’esito del voto non era scontato, poiché Mosca e Pechino avevano manifestato riserve. La Russia, in particolare, aveva avanzato nei giorni precedenti una proposta alternativa che escludeva riferimenti alla smilitarizzazione della Striscia, respingeva la presenza israeliana oltre la linea gialla e non menzionava il Board of Peace, organismo transitorio presieduto da Trump. La bozza russa affidava inoltre al segretario generale dell’Onu la valutazione delle opzioni per il dispiegamento della forza internazionale, riducendo così il ruolo di Washington. Le posizioni russe trovavano sponda anche in Cina e Algeria. La dinamica diplomatica è cambiata quando diversi Paesi della regione — tra cui Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Indonesia, Pakistan, Giordania e Turchia — hanno espresso sostegno alla proposta statunitense. A loro si è aggiunta l’Autorità Palestinese, circostanza che ha reso più complessa un’eventuale opposizione da parte di Mosca e Pechino e ha rafforzato la possibilità di un’approvazione rapida.

Per facilitare il via libera, il testo è stato rinegoziato. La risoluzione specifica che tutti gli Stati membri del Consiglio di Sicurezza possono prendere parte al Board of Peace, che resterà operativo fino al 31 dicembre 2027, e sostiene che “le condizioni potrebbero finalmente essere mature per un percorso credibile verso l’autodeterminazione e la statualità palestinese”, a condizione che l’Autorità Palestinese attui un programma di riforme e che la ricostruzione di Gaza proceda in modo significativo. Resta confermato il mandato della forza internazionale, composta in gran parte da Paesi a maggioranza musulmana: dovrà supervisionare il processo di smilitarizzazione della Striscia, incluso il disarmo e la distruzione delle infrastrutture militari di Hamas.

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Le critiche più dure sono arrivate proprio da Hamas e da Israele. Un gruppo di fazioni palestinesi guidato da Hamas aveva diffuso una dichiarazione alla vigilia del voto, sostenendo che la risoluzione rappresenti un tentativo di imporre una tutela esterna sull’area e affermando che favorirebbe gli interessi israeliani. Nello stesso documento viene respinta qualsiasi previsione riguardante il disarmo e qualsiasi misura che possa limitare “il diritto del popolo palestinese alla resistenza”. Parallelamente, il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha riaffermato la contrarietà del suo governo alla creazione di uno Stato palestinese, ribadendo l’impegno a smilitarizzare Gaza “con le buone o con le cattive”, anche in risposta alle pressioni provenienti dalla sua coalizione di destra.

Nel frattempo, Israele è alle prese con tensioni interne in Cisgiordania. La rimozione dell’avamposto illegale di Tzur Misgavi ha provocato violenti scontri fra coloni e forze di sicurezza: secondo le autorità, alcuni manifestanti hanno tentato di impedire l’evacuazione “attaccando le forze di sicurezza con il lancio di pietre e barre di ferro, e incendiando pneumatici e veicoli”. Ulteriori disordini sono stati segnalati nel villaggio di Jabàa, vicino a Betlemme, dove sono stati incendiati veicoli e abitazioni.

Franco Lodige, 18 novembre 2025

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