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Trump, Johnson e quello scenario che nessuno considera…

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D’accordo, non è detto che accadano entrambe le cose che sto per evocare: le variabili della politica occidentale sono così rapide, così imprevedibili, da rendere quasi insensato qualsiasi pronostico. Più saggio, da questo punto di vista, il metodo degli scenari: prefigurare una serie di ipotesi, e prepararsi a ciascuna di essere.

Lo spiega bene nelle sue memorie Lord Mervyn King, l’indimenticato governatore della Bank of England. Quando veniva convocato dalle Commissioni parlamentari, e gli veniva chiesto di fare previsioni, rispondeva invariabilmente: “Non ho una sfera di cristallo, non sono un fortune-teller. Ma posso con voi delineare scenari e aiutarvi a preparare una coping strategy”, cioè un modo di esser pronti alle diverse evenienze.

E allora proviamo a delineare uno degli scenari possibili, in tre diversi passaggi.

Prima tappa. Il 12 dicembre Boris Johnson (che, dietro la maschera del guascone spettinato, è un sofisticato intellettuale, un conoscitore della storia romana, un uomo di mille talenti: ma i nostri mainstream media continuano a descriverlo come un pagliaccio) vince le elezioni nel Regno Unito. Lo fa grazie alla mezza desistenza concessagli dal Brexit Party di Nigel Farage, grazie all’impresentabilità del leader laburista Jeremy Corbyn, e soprattutto grazie alla sua grande popolarità. Morale: i conservatori ottengono una buona maggioranza a Westminster.

Seconda tappa. Forti di questa maggioranza, i conservatori realizzano Brexit. Tenete presente (la notizia l’hanno data ieri, domenica, i giornali britannici) che Johnson sta facendo firmare ai suoi candidati un “pledge”, un impegno, a sostenere la sua linea su Brexit, una volta eletti. Morale: contro le previsioni di tutti i cosiddetti “esperti” (quelli che da anni non ne azzeccano una), la Gran Bretagna esce con efficacia dall’Ue.

Terza tappa. La campagna dei democratici Usa per l’impeachment non ha successo e non convince nemmeno politicamente gli elettori indecisi, e Donald Trump, il prossimo novembre, viene rieletto presidente americano per altri quattro anni.

Lo sottolineo a scanso di equivoci: nessuno di questi tre passaggi è scontato, e – anzi – ciascuno di essi è incerto, difficile, complicato.

Ma possibile che – torno al metodo degli scenari – la politica italiana non consideri l’ipotesi che quelle tre evenienze si realizzino? Ammetto di reputare quello scenario assai desiderabile, di nutrire un pregiudizio positivo. Ma ci rendiamo conto del fatto che, se quei tre elementi si realizzassero in sequenza, saremmo in presenza letteralmente di un altro mondo?

Avremmo un ritorno in grande stile dell’Anglosfera, un rilancio della relazione speciale tra Usa e Uk, una crisi palese dell’edificio Ue e del suo asse francotedesco, una mancanza di punti di riferimento per la quasi totalità dei leader politici europei, che da anni scommettono contro Trump, contro Brexit, e cercano l’ombrello di Berlino e Parigi.

Forse è l’ora che qualcuno rifletta su questa eventualità. E che l’Italia non si faccia trovare impreparata a una nuova stagione geopolitica, dalla quale potremmo trarre grandi opportunità, se non fossimo ancora prigionieri delle giaculatorie euroliriche e del catechismo francotedesco. Estote parati.

Daniele Capezzone, 17 novembre 2019