Esteri

Trump peacemaker, prossima tappa: Gaza

La situazione nella Striscia è "terribile" e ha giustificato la necessità di intervenire "per ragioni umanitarie"

Donald Trump e la guerra in Palestina Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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L’Iran ma non solo: Donald Trump è al lavoro anche sul dossier Palestina. Il presidente degli Stati Uniti prevede che un nuovo accordo di cessate il fuoco per la Striscia di Gaza tra Israele e Hamas potrebbe essere annunciato “nella prossima settimana”. “Ho appena parlato con alcune delle persone coinvolte” ha detto The Donald rispondendo alle domande dei giornalisti nello Studio Ovale, dove ha riconosciuto che la situazione a Gaza è “terribile” e ha giustificato la necessità di intervenire “per ragioni umanitarie”.

“Ci stiamo impegnando perché la gente sta morendo” ha proseguito Trump, alludendo ai bisogni umanitari della popolazione di Gaza e difendendo al contempo il “buon sistema” che, a suo avviso, è stato istituito per la distribuzione degli aiuti sul campo. Sul punto, il capo della Casa Bianca ha rimarcato ha sottolineato che “coloro che dovrebbero prendersi cura della popolazione”, in un’apparente allusione ad Hamas, “rubano il cibo e lo vendono”, un’argomentazione che coincide con quella usata da Israele.

La Ripartenza

Secondo quanto reso noto da Newsweek, rump sta cercando di convincere il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ad accettare un accordo di cessate il fuoco con Hamas. “Un accordo è molto probabile”, ha dichiarato una fonte: “Il presidente sta lavorando duramente per convincere gli israeliani che è giunto il momento, ora che hanno chiuso con la questione dell’Iran”. La fonte, che ha chiesto l’anonimato per discutere di questioni delicate, ha aggiunto che Trump sta anche cercando una fine duratura del conflitto, che vada oltre il periodo di tregua di 60 giorni delineato nell’ultima proposta statunitense.

“Il presidente è chiaramente interessato non solo a un cessate il fuoco di 60 giorni tra Israele e Hamas”, ha aggiunto: “Spera che quei 60 giorni portino a una risoluzione, al rilascio di tutti gli ostaggi e a un cessate il fuoco permanente che potrebbe portare a negoziati sul futuro di un accordo di pace tra Israele e Palestina”.

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Mercoledì, la Bbc ha citato un alto funzionario di Hamas, il quale ha affermato che i mediatori hanno “intrattenuto intensi contatti volti a raggiungere un accordo di cessate il fuoco”, sebbene il gruppo “finora non abbia ricevuto alcuna nuova proposta”. Lo stesso giorno, Trump ha accennato a sviluppi positivi per la diplomazia relativa a Gaza, in seguito all’attacco statunitense all’Iran e al successivo cessate il fuoco. “Penso che si stiano facendo progressi”, quanto dichiarato Trump durante la sua partecipazione al vertice Nato: “Penso che si stiano facendo grandi progressi su Gaza. Credo che, grazie a questo attacco che abbiamo sferrato, avremo ottime notizie”.

L’ultima bozza di accordo prevedeva una pausa del conflitto per 60 giorni, durante i quali Trump avrebbe garantito l’impegno di Israele a non avviare ostilità. Hamas avrebbe rilasciato 10 ostaggi israeliani vivi e i corpi di 18 ostaggi deceduti in due trasferimenti suddivisi tra il primo e il settimo giorno dell’accordo, mentre Israele avrebbe rilasciato 1.236 persone detenute nelle prigioni israeliane e 180 corpi. Il decimo giorno, Israele e Hamas avrebbero fornito informazioni aggiornate sulle condizioni delle persone detenute dalle rispettive parti. Israele avrebbe inoltre interrotto le attività militari e di ricognizione aerea su Gaza per 10 ore al giorno e fino a 12 ore nei giorni in cui venivano scambiati ostaggi e prigionieri.

La pressione internazionale su Netanyahu a proposito della situazione a Gaza è palpabile. Bruxelles ha sottolineato che “il Consiglio europeo chiede un cessate il fuoco immediato a Gaza e il rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi, che porti alla fine definitiva delle ostilità”. In particolare l’Ue ha criticato quella che ha definito una “situazione umanitaria catastrofica” a Gaza, dove Israele ha nuovamente ordinato la sospensione parziale degli aiuti a causa delle accuse secondo cui Hamas ne avrebbe sequestrato le spedizioni. Anche in Israele le tensioni sono aumentate negli ultimi giorni. Con i cittadini di nuovo liberi di camminare per le strade dopo i persistenti blocchi dovuti ai continui attacchi missilistici e droni iraniani, le proteste sono riprese a Tel Aviv tra le famiglie degli ostaggi e i sostenitori che chiedono al governo di fare di più per garantire il rilascio dei loro cari ancora prigionieri di Hamas. Seguiranno aggiornamenti.

Franco Lodige, 28 giugno 2025

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