Come molti immaginavano, Donald Trump ha rilanciato la sua ondivaga linea sui dazi, inviando una “garbata” letterina all’Unione europea in cui si annuncia che dal primo agosto tutte le nostre merci dirette verso gli States subiranno una tariffa del 30%. Ora, come spesso accade a parecchi leader dell’opposizione, anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, in questo frangente ha, seppur parzialmente, offerto la dimostrazione secondo la quale anche un orologio rotto segna l’ora giusta due volte al giorno.
Dico parzialmente perché se nel merito della stessa lettera noi liberali, che crediamo fermamente nel liberoscambismo, ossia il liberismo applicato al commercio internazionale, dobbiamo convenire che, almeno in teoria, quando la pasionaria dem definisce “una follia autarchica” la politica commerciale di Trump non possiamo darle torto, sebbene come poi vedremo la questione è un tantino più complessa rispetto alle eccessive semplificazioni con cui si sta caratterizzando la proposta politica della Schlein.
E quei veniamo al punto in cui quest’ultima commette il solito errore politico, attaccando a testa bassa il governo guidato da Giorgia Meloni. Informata della lettera mentre la segretaria del Pd flirtava con la Confindustria, nell’ambito della Conferenza nazionale sulle politiche industriali organizzata dal suo partito, ha così commentato in assemblea: “Ci aspettiamo una presa di posizione netta e forte, che fin qui non c’è stata, da parte del governo e di Giorgia Meloni. Perché non è che per le loro amicizie politiche possono danneggiare l’interesse nazionale e l’interesse europeo. Adesso c’è da rafforzare ogni tentativo negoziale che possa evitare questi dazi al 30%”.
Ora, in primis vorrei segnalare alla Schlein, nel caso non se ne fosse accorta, che soprattutto dopo quel che è capitato a Volodymyr Zelensky nella Sala ovale, tutti i leader europei, quindi non solo la premier italiana, hanno adottato un atteggiamento estremamente cauto nei riguardi del Tycoon. Un personaggio che a molti risulta follemente incomprensibile ma che, sbaglierò, tiene molto, per evidenti ragioni di consenso interno, a voler sembrare in ogni consesso internazionale qualcosa di simile al Cesare Ottaviano Augusto dei tempi che furono: un primus inter pares.
In questo senso, la linea prudenziale della Meloni, corroborata da una certa amicale sintonia con Trump, in questa complicata fase dei rapporti tra America ed Europa appare più efficace dei toni esagitati e troppo spesso sopra le righe della Schlein.
Inoltre, ultimo ma non meno importante, il nostro governo sta diligentemente procedendo compatto con gli altri Paesi dell’Ue nella trattativa, evitando sempre con prudenza prese di posizioni o iniziative che potrebbero creare all’Italia problemi sia con gli altri 26 partner e sia con l’attuale amministrazione americana.
Per quanto invece riguarda uno degli obiettivi dichiarati da Trump nella sua inusitata linea commerciale – sebbene vi è il sospetto che ve ne siano altri non espressi ma abbastanza evidenti, tra cui utilizzare i dazi come strumento di pressione politica – , molti osservatori continuano a ritenere assolutamente velleitaria l’idea di re-industrializzare il sistema produttivo degli Stati Uniti, con la prospettiva di bloccare un processo di globalizzazione irreversibile, a meno di creare i presupposti per una crisi economica senza precedenti. D’altro canto, oramai una grandissima parte delle cosiddette catene del valore sono dislocate ovunque nel mondo, per cui è pacifico che, ad esempio, imponendo alti dazi a quei Paesi che esportano componenti per i beni realizzati in America, il danno finale lo pagano anche i produttori e i consumatori americani.
Ed è per questo che appare altamente probabile il raggiungimento di un accordo ragionevole prima della fatidica data del prossimo primo agosto. In caso contrario, ma non crediamo che accadrà, anche Trump si imbatterà in una famosa legge non scritta del buon senso che così recita: se prendi a calci il mondo intero, quest’ultimo di risponde con altri calci ma con gli interessi.
Claudio Romiti, 13 luglio 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


