Esteri

Tutta la differenza tra Ceuta e l’emigrazione italiana negli Usa

Non si tratta di negare il diritto d’asilo a chi ne ha titolo, ma di riconoscere che una parte di chi entra irregolarmente porta violenza

Segui nicolaporro.it su Google CLICCA QUI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Dalla lettura del pezzo pubblicato su queste pagine il 7 agosto si possono trarre conclusioni chiare e inequivocabili su quanto ci si può aspettare dando ospitalità ai migranti di Ceuta. Parliamo di questi “eroi” del mare, di questi che alcuni si ostinano a chiamare disperati, che qualche social ha teneramente immortalato mentre nuotano e sorridono forti di nuove speranze. Eppure, una volta sbarcati e rimasti sul territorio europeo, alcuni di loro hanno impiegato un nano secondo a dimostrare quale sia il vero progetto di “integrazione”.

Mentre le cancellerie europee, si spera soprattutto spagnole, si arrovellano sui trattati e sui cavilli burocratici per stabilire chi abbia diritto di restare, la realtà sul campo offre un quadro esatto del vero volto di questo flusso. Tra chi è riuscito a rimanere nell’exclave, non troviamo, al momento, traccia di persone desiderose di integrarsi o pronte a rendersi utili in cambio di un pasto. Qualcuno si è offerto di trasportare cassette al mercato o di fare un qualche lavoro per sopravvivere dignitosamente in attesa di una decisione burocratica? E occorre fare attenzione. Perché se si vive di solo pretese, il rischio è che – se non soddisfatte – diventino delinquenza immediata. Le testate locali e i profili social spagnoli offrono il medesimo quadro predatorio che definisce la tipologia di persone. L’exclave è ormai una polveriera fuori controllo.

Abbiamo già letto come le cronache d’oltreconfine descrivono Ceuta scenario da guerriglia urbana che con la richiesta d’asilo non ha nulla a che fare. Abbiamo visto intere periferie barricate in casa, negozi di quartiere saccheggiati da bande di giovani che pretendono di prendersi ciò che vogliono imponendo la legge del più forte.

Sulla fame, cosa dire… nella nostra letteratura un precedente altissimo: Manzoni. L’assalto ai forni dei Promessi Sposi nasce da un bisogno primario, da una carestia che spinge la folla oltre il limite. La fame porta violenza, è vero. Anche in quella Milano del Seicento la disperazione violava la legge per un pezzo di pane, per un’esigenza biologica primaria. Ma la suggestione letteraria crolla tragicamente davanti alla realtà di Ceuta. Là la disperazione della sussistenza; qui la brutalità del predatore. Il bisogno spiega molte cose ma non le giustifica tutte. La fame può spingere a rubare una pagnotta, mai a infilarsi nel letto di una donna di sessantadue anni o a consumare abusi in strada contro ragazze e minorenni. La violenza sessuale non è un’istanza di sopravvivenza: è l’estensione di un profilo criminale.

Di fronte a tutto questo, qualsiasi tentativo di giustificare tali azioni con la “mancanza di alloggi” o il “disagio dell’emergenza” è semplice farneticazione. La violenza sessuale è una scelta precisa, non un bisogno o l’effetto di un disagio.

Le forze dell’ordine spagnole lo dicono da tempo: una buona parte dei soggetti che attraversano Ceuta e Melilla non fugge da guerre o persecuzioni, ma da contesti di criminalità già consolidata. E una volta arrivati in Europa, replicano gli stessi schemi: furti, aggressioni, violenze, incendi dolosi, danneggiamenti. E quando queste persone riescono a restare sul territorio europeo, il problema non è umanitario, è di sicurezza. Per tutti.

Questo rende più difficile capire se, accanto a questi soggetti, vi siano anche persone che davvero stanno sfuggendo a regimi di repressione e di brutalità estrema e riservare, a loro solamente, il trattamento di accoglienza troppo generalizzato da Sanchez & Co.

C’è un’immagine, tra le tante di Ellis Island, che mi è cara: racconta, da sola, l’emigrazione: Europei, credo tanti Italiani, sul ponte di una nave, sullo sfondo, la Statua della Libertà, mito di grandezza e di speranza, valigie tenute insieme con lo spago e una lunga attesa. Arrivavano dopo un mese di mare, pronti a lavorare. Non a entrare nelle case di notte, non ad aggredire minorenni, non a incendiare autobus. Questa, solo questa, è emigrazione.

La retorica dell’accoglienza non regge davanti ai fatti. Non si tratta di negare il diritto d’asilo a chi ne ha titolo, ma di riconoscere che una parte di chi entra irregolarmente porta violenza. E ignorarlo significa esporre le città europee, soprattutto le donne, a rischi che non hanno chiesto di correre.

Teresa Casamichela, 8 agosto 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it

SEDUTE SATIRICHE

L'ottimismo dell'opposizione - Vignetta del 07/08/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

L'ottimismo dell'opposizione

Vignetta del 07/08/2026
L'inferno è pieno di buone intenzioni