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Tutte le bufale su Carlo Nordio (di Travaglio&co.)

Il ministro della Giustizia nel mirino della sinistra manettara e del M5S. Ma una riforma della giustizia è essenziale

nordio travaglio

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Giovedì 19 gennaio Carlo Nordio, Ministro della Giustizia, si è presentato alla Camera dei deputati per le comunicazioni sull’amministrazione della giustizia e chiedere il voto dell’Aula sulla sua relazione. Il punto sul quale il Ministro ha posto maggiormente l’attenzione è quello dell’abuso nell’utilizzo delle intercettazioni, annunciando interventi normativi che limitino gli “abusi e gli errori delle intercettazioni” su cui bisogna intervenire “radicalmente”. Il rischio paventato da Nordio è quello che il Paese finisca “veramente in una sorta di democrazia dimezzata“, perché “la segretezza delle informazioni è l’altra faccia della nostra libertà”.

Un discorso liberale in campo penale che non si sentiva da tempo.

 Ma l’Italia non è un Paese normale. Se vuoi intervenire sulla giustizia ti trovi addosso il fuoco di sbarramento della sinistra manettara, dei procuratori militanti e soprattutto dei giornali che fanno della forca la loro ragione di sostentamento economico. È così da trent’anni, con l’aggiunta del M5S. Non a caso Marco Travaglio, ormai cieco sostenitore di Conte & company, ha lanciato con “Il Fatto Quotidiano” una raccolta firme per chiedere le dimissioni del Ministro. Appena 30 mila firme; non hanno firmato nemmeno tutti i lettori del giornale.

Sono, tra gli altri, Conte e Scarpinato ad essere intervenuti per il M5S in aula nel dibattito parlamentare. Nel contrastare la relazione di Nordio, Scarpinato si è spinto ad affermare – citando il procuratore di Palermo – che le intercettazioni sono state fondamentali per arrestare Matteo Messina Denaro. Cosa che di per sé fa già ridere. Dopo trent’anni di latitanza (peraltro a casa sua) le intercettazioni sarebbero state fondamentali per fare cosa? Per arrestarlo? E come le hanno fatte queste intercettazioni? Con lo spago e i fili della vecchia Sip? Conte poi, ha rasentato il ridicolo, dicendo che Nordio non può cambiare idea ogni giorno. Proprio lui, che nell’estate 2019 passò – in ventiquattro ore – dal governo con la Lega a quello col Pd.

La menzogna più grande è quella manipolatoria della verità. Nordio ha detto infatti l’esatto contrario di ciò per cui è accusato. La riforma sulle intercettazioni annunciata dal Ministro non riguarderà né i reati di mafia né quelli di terrorismo (e nemmeno i “reati satellite”, cioè quelli commessi per comprovate finalità di mafia e terrorismo), bensì un divieto di pubblicazione di quelle parti delle intercettazioni che nulla hanno a che fare con le indagini, prevedendo pene severe anche per chi abusa di tale strumento quando non necessario, ovvero se ne faccia un uso distorto e per finalità differenti da quelle strettamente connesse alle ragioni di giustizia. Ma Scarpinato e Conte, unitamente a Cafiero de Raho, si sono scagliati contro Nordio proprio su questioni che non riguarderanno gli annunciati interventi legislativi, come ad esempio l’utilizzo delle intercettazioni per perseguire i reati di associazione a delinquere di stampo mafioso e terrorismo.

È stato ingeneroso accusare il Ministro di non voler combattere la criminalità organizzata o il terrorismo, se si pensa che più di quarant’anni fa – da Pm – Nordio contrastò con forza le brigate rosse. Ma i giallo-rossi hanno memoria corta. E il Pd, sotto scacco dei 5Stelle, si è allineato.

Noi condividiamo gli obiettivi di Nordio. Per i reati di mafia e terrorismo, così come pure per i “reati satellite”, le intercettazioni continueranno ad essere utilizzate, con buona pace di Travaglio, Scarpinato e Conte (poi però trovateci un solo mafioso o terrorista che dice al telefono quali sono i suoi spostamenti), mentre sarà vietata la divulgazione del testo delle intercettazioni che non riguardi strettamente l’indagine e saranno puniti gli abusi nell’utilizzo delle stesse e dunque il loro uso distorto o non necessario. Inoltre, sarà probabilmente ridotto il numero dei reati per cui è oggi consentito l’utilizzo dello strumento delle intercettazioni.

La direzione giusta per ristabilire un minimo di civiltà giudiziaria dopo tre decenni di forche caudine.

Fatto sta che la maggioranza e una parte dell’opposizione (il Terzo Polo) hanno applaudito a lungo il Ministro, e dopo il dibattito hanno votato la sua relazione. “Repubblica” e “Il Fatto” campano sulla retorica giustizialista, come sempre, ma dopo lo scandalo Palamara il clima è cambiato e il Parlamento sembra non abbia più paura della magistratura militante.

Abbiamo avuto un grande Ministro della Giustizia in Italia: Giuliano Vassalli che ha riformato il Codice di procedura penale trasformando il processo da inquisitorio ad accusatorio, ora Carlo Nordio vuole ripristinare lo Stato di diritto in un sistema giudiziario intriso di giustizialismo. Ma deve puntare più in alto: abbiamo bisogno di un nuovo Codice penale che superi ultranovantenne Codice fascista Rocco del 1930. Questa sarebbe la grande riforma dopo quella di Vassalli. E a questa dovrebbe puntare Nordio.

Paolo Becchi e Giuseppe Palma , 23 gennaio 2023