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Il trionfo della destra

Tutti i leader che si congratulano con Giorgia Meloni

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Ebbene sì, il mondo della politica non è formato solo dagli Enrico Letta, dai Damiano dei Maneskin, dalle Ursula Von Der Leyen, da giorni insofferenti dinanzi alla vittoria del centrodestra italiano alle elezioni. Il trionfo della coalizione, che porterà a Palazzo Chigi la prima donna premier della nostra storia, è stato celebrato da numerosi e autorevoli primi ministri mondiali.

Congratulazioni

Maggiormente rilevanti, dato il contesto geopolitico attuale, sono le parole spese dal presidente ucraino Zelensky, il quale, attraverso un messaggio via Twitter, ha posto le proprie congratulazioni per la vittoria elettorale meloniana, augurando un continuo sostegno alla causa di Kiev. Quasi immediata è stata la risposta, in inglese, della fondatrice di Fdi: “Caro Zelensky, sai che puoi contare sul nostro leale sostegno alla causa della libertà del popolo ucraino. Sii forte e mantieni salda la tua fede!”, alla faccia di chi sostiene una posizione altalenante, in tema di politica estera, da parte della coalizione di centrodestra.

Buoni propositi vengono anche dal neo primo ministro britannico, Liz Truss, la quale ha rimarcato la stretta alleanza tra i due Stati su alcuni temi fondamentali: “Dal sostegno all’Ucraina, all’affrontare le sfide economiche globali”. Arrivano garanzie anche al di fuori dal continente europeo: il presidente indiano Modi, infatti, ha espresso le proprie felicitazioni per il trionfo di Giorgia Meloni. Anche in questo caso, al centro c’è la piena disponibilità di Nuova Deli a cooperare con un Paese come l’Italia, “al fine di rafforzare i nostri legami”.

Applausi francesi

Esultano anche l’Ungheria, la Polonia, la Svezia neo-governata dai sovranisti e la destra spagnola di Vox. Si complimentano anche i due principali leader della politica francese: Le Pen e Macron. In particolare, secondo il consigliere vicino al presidente francese, intervistato pochi giorni fa da La Repubblica: “Meloni non è come Marine Le Pen”. Seppur politicamente opposti – da una parte si sta parlando di un progressista, dall’altra di una strenua conservatrice – essi avrebbero comunque un punto in comune: “La rinegoziazione del Patto di Stabilità”.

Esatto, quella ridiscussione dei vincoli europei, tanto criminalizzata dalla coalizione italiana di centrosinistra, secondo la quale, Giorgia Meloni si avvicinerebbe più al modello Orban, piuttosto che ad un’Italia protagonista all’interno della comunità. Emmanuel Macron sfata anche questo mito: eventuali dubbi, incertezze, discussioni sono ammesse anche dal lato sinistro dello scacchiere politico. Al bando un atteggiamento unilaterale e di servilismo nei confronti di Bruxelles: la Francia sarà pronta a cooperare con governi italiani di qualsiasi colore politico, senza stigma e preconcetti.

La lezione dovrebbe essere impartita al Partito Democratico. Ma si sa: in Italia, qualsiasi partito non di sinistra, che supera la soglia elettorale del 15 per cento, deve essere automaticamente etichettato come fascista. E questa volta è arrivato il momento di Fratelli d’Italia.

Matteo Milanesi, 28 settembre 2022