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Tutto questo non ha senso: ciao Vialli, musicista del pallone

Dopo Sinisa, dopo Pelè. È morto Gianluca “Stradivialli” a 58 anni

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Avresti voglia di strapparlo, questo album. Ti stanno portando via le figurine più belle, e Sinisa, e Pelé, e Vialli. Gianluca, l’ultimo ad andare via, il giorno dell’Epifania e della sua scomparsa, un ossimoro che rende rabbioso questo venerdì di inutile sole.

Una fetta di vita vissuta assieme per un periodo bello tra Cremona e Torino, un giovane benestante, dallo sguardo furbastro, Brera lo aveva abbinato al Barbaresco, per l’austerità del corpo e al tempo stesso per la lieve eleganza. Poi lo aveva ribattezzato Stradivialli coinvolgendo l’arte del maestro liutaio cremonese, in fondo Gianluca era capace di suonare musica con il pallone, in acrobazia e in astuzia, potenza e opportunismo come deve un attaccante. Gli piaceva il calcio inglese, quando giocava con la Cremo e la Juve ne parlava come di una giostra del luna park sulla quale salire per divertirsi davvero. E a Londra, ecco il destino, ha chiuso la sua esistenza prima che questa diventasse più solida e matura, epperò già piena di cose, di vittorie, di gloria, di risultati e di idee. Non era più vita vera la sua, almeno come l’aveva intesa e come qualunque ragazzo fortunato può frequentarla.

Si scade nella teatralità del cordoglio, roba lontana dal suo spirito, si scivola nel repertorio di parole ipocrite ma andarsene a cinquantotto anni non ha significato per lui e per chiunque veda improvvisamente la nebbia e quindi il buio della notte, della fine, dopo aver corso nel sole. Avremo altri minuti di silenzio, altre commemorazioni. Mi limito a un grazie, per quello che Gianluca Vialli ha saputo regalarmi.

Tony Damascelli, 6 gennaio 2023