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La guerra in Ucraina

Ucraina, il tariffario dell’orrore: quanto “vale” catturare un russo

Nel Donbass squadre di militari ucraini danno la “caccia” a separatisti e soldati russi. Dietro compenso

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“Soldati russi, vi trovate in territorio ucraino. Rischiate di morire qui per un ordine criminale”, così passa in radio l’annuncio ucraino che invita i combattenti separatisti del Donbass ad arrendersi. “Soldati russi, non sarà un tradimento – promettono da Kiev – Consegnatevi, darete una nuova vita alla vostra patria, senza Putin. Sarete sotto la protezione dell’Onu”. La realtà, però, sembra ben diversa. Kiev infatti ha deciso di arruolare in Donbass fedeli soldati ucraini e utilizzarli come “cacciatori di russi”. 
“Facciamo gli assalti, facciamo le pulizie”, rivela un soldato alla corrispondente di Repubblica in Donbass, “Io li ammazzerei volentieri tutti, e subito, così si fa vera pulizia. Ma bisogna stare calmi, molto calmi”.
 Lo scopo di questa operazione è infatti quella di catturare più soldati filorussi possibile e renderli prigionieri in modo che possano essere usati per gli scambi.

Il tariffario dell’orrore

Seppur la voglia di uccidere subito sia tanta – come ha dichiarato l’ucraino cacciatore di russi – allo stesso tempo il gioco della trattativa vale la candela. I prescelti della caccia all’uomo, secondo Repubblica, riceverebbero infatti denaro a seconda della “preda” che riescono a portare a casa. Pare ci sia un vero e proprio tariffario umano, dove i morti non valgono niente. All’ultimo posto della piramide umana ci sono i semplici combattenti filorussi delle repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk, che varrebbero 200 dollari. Per un vero soldato russo si arriverebbe a 300 dollari, per un ufficiale 400. Si sale poi di prezzo per le figure più ricercate: catturando un pilota di aereo si otterrebbero 500 dollari e per un miliziano ceceno 600 dollari. Una lista dei prezzi di cattura inquietante: Zelensky ha bisogno di “merce” da barattare con i fedelissimi del battaglione Azov.

L’ordine infatti “è non uccidere se non si è costretti”, anche se poi “le nostre squadre hanno autonomia, si decide sul momento” – racconta ancora il soldato a Repubblica. Più prigionieri si fanno meglio è, “perché servono per gli scambi”. “Ci sono 2500 combattenti Azov prigionieri”, continua il militare, “abbiamo bisogno di prigionieri russi per riprenderci i nostri”. Una frase che smentisce, ci pare, quanto fatto registrare nell’appello ai filorussi: se si consegnano, otterranno la “protezione Onu” oppure verranno usati per gli scambi?

I finanziamenti a Kiev

Ed è in questo scenario terrificante, in cui le reclute si muovono di notte tra i boschi per scovare i separatisti e catturarli, con una centrale nucleare che viene bombardata ogni giorno con il rischio di scoppiare da un momento all’altro, con la diplomazia che ha fallito e non riesce a prendere le redini di questa sanguinaria guerra, che negli Stati Uniti (e non solo) si fa sempre più forte la convinzione che l’Europa non stia “facendo abbastanza” per l’Ucraina. Soprattutto in termini di aiuti militari.

“Nonostante la guerra sia entrata in fase critica, le nuove iniziative di aiuto si sono esaurite”, si legge su Politico, il quotidiano statunitense che ha analizzato i dati del Kiev Institute for the World Economy – centro di ricerca con sede in Germania. 
Secondo Christoph Trebesch, capo del team di ricerca, “i dati dell’organizzazione mostrano che gli impegni in aiuti militari europei per l’Ucraina hanno registrato una tendenza al ribasso dalla fine di aprile“. 
L’ultima riunione, avvenuta a Copenaghen la scorsa settimana, ha confermato che gli alleati occidentali stanno raccogliendo un miliardo e mezzo di euro per l’Ucraina. Cifra “sorprendentemente bassa considerando la posta in gioco”, ha concluso Trebesch. 
“Paesi come Francia e Germania devono fare di più per la lotta dell’Ucraina contro la Russia – ha aggiunto il ministro della Difesa della Lettonia, Artis Pabriks – Se vogliamo che la guerra finisca il prima possibile, devono chiedersi se stanno facendo abbastanza”.

Bianca Leonardi, 18 agosto 2022