Un amico informato russo mi ha detto: basta finanziare coi miei soldi le mascalzonate del Fatto Quotidiano. Ogni tanto il giornale di Travaglio applica all’’Ucraina la sua vocazione giustizialista che prescinde da ogni altra questione, metti la guerra scatenata da Putin che dura da 4 anni e mezzo. Antonio Padellaro, uno dei fondatori del Fatto, scrive oggi che “Dopo aver appreso dell’ennesima retata di fedelissimi di Zelensky, colti con le mani nelle tangenti dall’Anticorruzione ucraina (“contanti in sacchi e scatole”), ho chiesto a un amico informato sui fatti, di cui scrive da anni, se per caso dovessi sentirmi turlupinato come contribuente che versa all’erario fino all’ultimo centesimo”.
L’amico, gli ha confermato che sì, in Ucraina c’è tanta corruzione: “Nel 2021 Trasparency la metteva in fondo alla classifica sulla percezione dei paesi meno corrotti: 122° su 180 (fra Leshoto e Gabon: la Russia è 136°)”. Che dire, è vero. Sarebbe però stato utile che Padellaro ci avesse ragguagliato sull’evoluzione successiva: nell’ultimo indice disponibile di Transparency, del 2025, l’Ucraina è scesa al 104º posto su 182. Rimane una situazione gravemente insoddisfacente, ma in evoluzione. Non è vero che nulla sia cambiato e i controlli sono sempre più stringenti. Sul resto l’amico informato di Padellaro è stato spesso impreciso: ad esempio il fabbisogno ucraino è di 3 miliardi al mese, non 15-16 come gli ha detto.
Padellaro poi gli fa questa domanda: “Esiste una qualche relazione tra i fondi dilapidati e l’inerme armamentario ucraino che, malgrado i costanti rifornimenti da parte dei cosiddetti Volenterosi, non riesce a impedire il costante massacro della popolazione civile sotto il tallone della potenza di fuoco russa?”. Scusa Padellaro – dovrebbe rispondergli l’amico – mi prendi in giro quando parli di “inerme armamentario ucraino”? Ma non li leggi i giornali? Non hai ascoltato ieri Putin dire che i danni che le armi ucraine fanno alla Russia esigono una risposta più feroce di ogni attacco finora portato alle città ucraine? L’amico informato invece gli risponde “spiegandomi dove finiscono molte delle armi che noi paghiamo lautamente per la difesa del popolo ucraino (rivendute al mercato nero, per poi magari vedercele puntare contro in qualche conflitto locale)”.
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Purtroppo Padellaro si è tenuto la spiegazione per sé. Sarebbe stata utile perché, nonostante i controlli della parte politica e militare dei vari paesi che inviano armi, non c’è nessuna prova che questo sia avvenuto. Padellaro non cita un rapporto, un’indagine, un’arma occidentale identificata o una destinazione accertata, nulla di nulla.
La sequenza causale che Padellaro ci propone è questa: esiste corruzione in Ucraina, dunque gli aiuti vengono rubati, dunque le armi vengono rivendute, dunque la guerra conviene alla corte di Zelensky, dunque sostenerla significa finanziare criminali. Nessuno di questi passaggi discende automaticamente dal precedente. “Ti aspetti qualcosa di diverso dal Fatto?” ha concluso il mio amico informato.
Marco Taradash, 24 agosto 2026
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