Una notte di ordinaria eutanasia

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Al pronto soccorso e nel reparto di rianimazione era iniziata una notte di ordinaria eutanasia. Il padre era malato da tempo. Veniva curato in casa. Meglio così, avevano detto all’ospedale. Ma la malattia si era mangiata tutto: il padre ma anche la madre e la figlia. Nonostante le due donne si prodigassero, l’uomo non riusciva a non sentirsi di troppo. Era tutto fatica e dolore. Il padre era sempre più consumato dai suoi dolori. Il cuore infine aveva ceduto. La figlia era con lui, in quel momento. Lo vide strabuzzare gli occhi, la lingua di fuori, non disse una parola, cadde a terra. La figlia si precipitò al telefono. Dopo qualche minuto arrivò l’autoambulanza. Il padre fu riempito di iniezioni e caricato sul veicolo. La madre si sentiva assente, la spettatrice di un film che, per qualche misterioso motivo, la riguardava. La figlia le diede uno strattone e la accompagnò fino all’automobile, sorreggendola. Poi la corsa all’ospedale.

Il padre era in rianimazione, una stanza con quattro letti, tutti occupati da un paziente attaccato a macchinari. In corridoio, davanti alla porta chiusa della corsia, abbandonate sui sedili di una piccola sala d’attesa, c’erano le famiglie. Il silenzio era assoluto. La figlia fu chiamata da un’infermiera. Fu condotta da un medico. Era una donna, giovane, aveva lo sguardo velato dalla malinconia. La figlia pensò che doveva essere stata assegnata da poco a quel reparto. Ancora non aveva assunto quella corazza di finto cinismo che probabilmente era indispensabile per tirare avanti in mezzo alla morte e alle lacrime. Il medico spiegò la situazione. Morte cerebrale. Il battito era il riflesso dei farmaci pompati nelle vene. La figlia tornò a riferire alla madre, che sembrava ancora assente. Passarono alcune ore. Era notte. Qualche famiglia venne chiamata. Le videro passare poco dopo in lacrime e dirigersi verso gli ascensori. Arrivò il medico, la seconda volta. Chiese cosa volessero fare: insistere con i farmaci o lasciare andare il padre, un po’ alla volta. Come risvegliandosi, la madre chiese se c’era la possibilità di una ripresa miracolosa. Il medico rispose che non le era mai capitato di assistere a un miracolo in quelle condizioni. La madre e la figlia entrarono nella stanza del padre. Lo salutarono senza aprire bocca. Il medico capì. I farmaci furono interrotti.

Ecco, questo racconto è pura fantasia ma credo non sia lontanissimo da quanto accade ogni giorno nei nostri ospedali dove, in assenza di qualunque indicazione del paziente, le famiglie e i medici sono costretti a prendere una dura decisione. Cosa accade se non c’è accordo tra medico e famiglia? Quante volte le macchine vengono staccate senza interpellare la famiglia? Quante volte la famiglia vorrebbe staccarle ma incontra l’opposizione del medico? Quando si parla di eutanasia, dolce morte, suicidio assistito, si entra in un territorio dove nessuno può vantare di avere la verità in tasca. Ho letto gli interventi di Marco Gervasoni e Dino Cofrancesco su questo sito.

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4 Commenti

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  1. l´Hospice cosa é: l´accompagnamento in un ramo a parte dell´ospedale o di Centri adibiti, dove i medici accompagnano sino al decesso chi é alla fine dei propri giorni. Esperienza con mio padre. Io sono per l´eutanasia: non mi va che sia un medico, un magistrato che decida quando devo “andarmene”. Sono nato senza averlo chiesto o voluto: cavolo almeno avere la possibilita´di andarmene quando lo decido IO. senza aspettare un tragico evento di salute che mi costringa in un letto per mesi, con tutto quello che ne deriva, a noi noto………..

  2. non auguro a nessuno un soggiorno più o meno prolungato in rianimazione , oltre la sofferenza del paziente e quella di chi gli vuole ”bene”, esiste una cosa che viaggia parallela e è invisibile, si chiama dignità, devastante quando viene a mancare, parlano abitualmente persone che non hanno mai avuto un minimo problema …… eeeeee si ARROGANO il diritto di proclamare il bene o il male. mi domando cosa ***** ne sapete voi idioti!

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