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Utero in affitto: bunker alle ucraine per tranquillizzare gli europei

L’Ucraina è la capitale dell’utero in affitto in Europa: il video della multinazionale per rasserenare i propri clienti…

Biotexcom ucraina

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Qualche giorno prima che Putin iniziasse la sua “missione speciale” in Ucraina, la Biotexcom, colosso internazionale leader nella fecondazione assistita, pubblicava un video, tradotto in tantissime lingue, alquanto inquietante.

Il video della multinazionale

“Cari amici, la clinica Biotexcom è pronta a proteggere le madri surrogate, i nostri pazienti e i loro neonati anche in caso di aggressione da parte della Russia”, è così che inizia il filmato mentre viene ripreso l’arrivo dei pulmini Biotexcom. Infermieri e donne con port-enfant gialli e azzurri scendono scale, per finire inghiottiti sottoterra: è il bunker antiatomico che la clinica leader nella fecondazione assistita ha costruito per tenere al sicuro la sua merce più preziosa in Ucraina. Il consulente legale della clinica, con uno sguardo e modi robotici spiega perché stanno girando il video.

E allora una ragazza si rivolge alla telecamera e inizia il tour, indica il bagno, le scatole del pronto soccorso, i sacchi a pelo, cibo in scatola, gli scaffali pieni e ordinati, stoviglie, tovaglioli, pannolini, le maschere antigas e le istruzioni per indossarle. “Il rifugio può ospitare 200 persone con tutti i comfort”, assicura mostrando una zona tappezzata da sacchi a pelo militari, letti materassi, “ecco tutto ciò che è necessario per un soggiorno confortevole”: “coperte, vestiti per i neonati, perché tutti abbiano il comfort necessario”, sullo sfondo si vedono le culle per i neonati e i lettini “per i bambini un po’ più grandi”. Le telecamere inquadrano bambini che bevono dal biberon, sereni, in braccio alle infermiere, mentre la ragazza mostra un fornelletto per cucinare “cibo caldo, tutto quello che vuoi”. Nel magazzino traboccante del necessario per la sopravvivenza viene mostrata solo un’uscita di emergenza. “Non possiamo fornirvi un servizio vip nel bunker, una cucina da chef e letti morbidi, ma possiamo garantirvi la sicurezza in qualsiasi situazione”. Si vedono coppie che riprendono il rifugio e si scattano qualche foto. Ai committenti a casa viene assicurato che hanno già esperienza di gestione di una crisi simile (quella del 2014) bisogna stare sereni, “vi chiediamo di mantenere la calma e stare sicuri che Biotexcom è pronta a garantire la vostra sicurezza”. Quella dei bambini comprati, s’intende.

Riparo per i neonati (2022)

 

Kiev capitale dell’utero in affitto in Europa

Il video del colosso dell’utero in affitto s’era reso necessario, infatti, per rasserenare il mercato internazionale: che fine faranno i bambini ordinati e le madri surrogate con la guerra? E allora ecco il video dell’esercitazione e del trasferimento di surrogate.

Sono almeno dieci giorni che centinaia di avvocati, diplomatici, genitori, da tutto il mondo, sono al lavoro per difendere i propri interessi e fronteggiare la prima crisi internazionale della maternità surrogata.

L’Ucraina, infatti, è la capitale dell’utero in affitto in Europa e questo business, tra i tanti, è stato messo in pericolo dalla guerra. È la seconda destinazione più popolare dopo gli Stati Uniti (Michigan e la Louisiana restano gli unici Stati in America a proibire la maternità surrogata dietro compenso): si stima che circa 2.000-2.500 bambini nascano ogni anno attraverso la maternità surrogata in Ucraina, e almeno 1.500 coppie che vivono in Stati Uniti, Regno Unito, Irlanda, Australia e Francia hanno embrioni conservati in cliniche ucraine.

Vi ricordate la coppia di italiani che, lo scorso autunno, dopo aver firmato un contratto con una madre surrogata e aver assemblato, stoccato, comprato la bambina, la abbandonò, perché non avevano più voglia di essere genitori? Avevano fatto tutto a Kiev. È quello il mercato più florido, più ambito.

In Ucraina ci sono oltre trentatré cliniche private e cinque cliniche statali. E nei giorni scorsi, la Biotexcom s’è vista costretta a rispondere a quanti si dicevano pronti a raggiungere l’Ucraina per mettere in salvo i loro preziosi embrioni e i feti che crescevano nelle pance delle donne contrattualizzate: “In tanti state esprimendo il desiderio di portare urgentemente le madri surrogate al confine e far partorire i bambini all’estero. Ma vi avvisiamo! Dare alla luce il bambino al di fuori dell’Ucraina è reato e avrà conseguenze legali: la surrogata sarà considerata sua madre e il tentativo di far nascere il bambino sarà considerato traffico di minori, non sarete mai i genitori del vostro bambino”.