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Va bene tutto, ma non Scanzi intellettuale

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Gli italiani debbono effettivamente ringraziare Andrea Scanzi: ogni volta che apre bocca, scoperchia un modo di fare che proprio non va, non funziona, è irrimediabilmente italiano alla Nuovi Mostri. Praticamente il manuale delle Giovani Marmitte, o del “come evitare una figuraccia”. Prima si vanta d’essersi vaccinato in slalom: ed esce fuori la problematica di quanti fanno la corsa sulla corsia d’emergenza del siero; poi, diventato davvero famoso, smaltita la quarantena torna nel suo elemento naturale, la chiacchiera televisiva: e sbrocca con Francesco Borgonovo, “Voi di destra vi sentite inferiori perché non avete uno straccio di intellettuale da 300 anni”. Dal 1721. Dai Concerti Brandebughesi di Bach. Ora, a parte che se uno si sente culturalmente inferiore, basta guardare Scanzi e gli passa, qui il merito è enorme: avere ribadito certa spocchia, atrocemente patetica, del variopinto e smaltato arcipelago de sinistra. Perché non giriamoci intorno, la manfrina è fin troppo evidente, parlare di intellettuali per mettercisi dentro, per tirarsela da homini di sapienza. Oddio.

Scanzi il dotto, ma non siamo a Biancaneve, è stato immediatamente lapidato da elenchi di intellettuali di destra solo nell’ultimo secolo, il che pare francamente uno spreco (a proposito: ma perché in cotanto gotha nessuno ha ricordato Skinner, Freud, il kulturpessimismus?). A noi basta pescarne uno, il più anarchico forse, il più italiano, dunque il più disprezzato dalla scemocrazia di sinistra, Giovannino Guareschi. L’uomo “dalle duecento parole” con le quali è diventato lo scrittore nazionale più letto al mondo – e ancora detiene il primato, altro che le cazzarate di certuni. Quello che da solo fece più della Dc per scongiurare la vittoria del Fronte Popolare, l’umorista, il vignettista, il teologo semplice ma incisivo, il creatore di umanissime fiabe sulla riva del Po, di un Mondo Piccolo popolato da personaggi più veri del vero. Litigava affettuosamente con Montanelli che di lui diceva: “Gli spaccherei la testa, non lo faccio perché tanto so che ci troverei il vuoto”. Ma che possono capirne certi aspiranti intellettuali in guisa di influencer? E qui si torna a bomba, anzi a petardo: gli è che la cultura, l’allure intellettuale, come la presunzione, si conquista: e che hanno fatto questi per meritarla? Più che di ogni altra cosa conta l’autorevolezza, che non è fatta di chiacchiere, di erudizione o di millanterie: e qui, scusate, non ci siamo, qui l’asino casca. Qui, perdonassero, uno Scanzi non ci arriva, ma non è colpa di nessuno se nessuno lo considera sotto quel profilo. È che i nostri scritti ci seguono e la nostra fama ci precede. Tutto qui. C’è un critico di partito, tale Tomaso con una M Montanari, che va in televisione a giustaporre Salvini a Hitler: questo come fai a prenderlo sul serio? Come fai con un Saviano, una Murgia, tutta questa gente che si copre di ridicolo, che, magari, corre ancora in soccorso dei corrosi archibugi del terrorismo?

Va pure considerato che l’ideologia comunista, per quanto perdente, per quanto delirante, era, com’ebbe a dire Giovanni Sartori, un nemico serio, impegnativo: proprio in quanto verbosa, maliziosa, necessitava di solide basi avverse per venire demolita e qui torna lo scontro intellettuale fra gli ex amici Aron e Sartre, clamorosamente vinto dal primo. Roba da duri, insomma. Ma i maestrini da ultimo banco di questi tempi trappettari e sembrano misconoscerla, danno tutti la sensazione d’essersi formati in quella bolla pop esecrata pure da Federico Rampini, gonfia di vapori canzonettistici, fumettari alla Zerocalcare, di suggestioni calcistico-rivoluzionarie alla Maradona virato Gianni Minà. Con simili basi, certi sedicenti fanno più che altro la figura dei cartoni animati nel Pantheon e il discorso va inteso in generale, non è questione di singoli, è proprio una delle tante ragioni della disfatta culturale di sinistra questa di non ritrovare più riferimenti culturali seri, di rifarsi a Fedez o alla kulturgeschichte del Movimento 5 Stelle. Altro che gli intellettuali che dall’altra parte mancano “da 300 anni”.