Politica

“Vannacci se ne va? Non è una grande perdita”. Parla Marina Berlusconi

L'annuncio dell'imprenditrice: voterà sì al referendum. "Sulla giustizia vergognoso mercato delle nomine"

marina berlusconi
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C’è una domanda che rivolgono anno dopo anno a Marina Berlusconi e che lei, puntualmente, respinge al mittente: è lei la vera leader che ispira le scelte del centrodestra? La risposta (“il mio lavoro è un altro”) la ripete anche oggi nella sua intervista al Corriere della Sera in cui annuncia il suo sì alla riforma della giustizia. “Sono orgogliosa di quello che stiamo facendo – dice -. Mondadori è solida e si conferma un presidio di qualità e pluralismo; Mediolanum ha chiuso un anno record grazie all’ottimo lavoro di Massimo Doris. E mio fratello Pier Silvio con Mediaset continua a fare numeri eccellenti, mentre il sogno di una tv europea con la testa in Italia è divenuto realtà”.

Il profilo è quello dell’imprenditrice, non della dirigente di partito. Eppure, quando si scende sul terreno politico, le parole sono tutt’altro che neutre. A cominciare dal referendum sulla giustizia, sul quale Marina Berlusconi chiarisce subito la propria posizione: voterà Sì «sulla sostanza». Il cognome pesa? “È vero, mio padre ha subìto un’inaccettabile persecuzione giudiziaria. Ma non ragiono per rivalsa”. Il problema, spiega, è sistemico: “C’è una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a fare danni. La giustizia è condizionata da un vergognoso mercato di nomine”.

Un’accusa forte, che chiama in causa direttamente il funzionamento del terzo potere dello Stato. Ma Berlusconi non arretra: “Il problema non sono i magistrati, ma le correnti, che all’interno del Consiglio superiore della magistratura decidono vita e morte di pm e giudici. Certe dinamiche ricordano davvero un gran bazar, dove tante nomine sembrano una cambiale, tante promozioni un “pagherò”». La linea è chiara: libertà di idee sì, carriera politica no. “Ogni magistrato è libero di avere le sue idee, ci mancherebbe, ma in nessun caso dovrebbe fare carriera con la politica, né fare politica con l’attività giudiziaria”.

Non a caso, sul tema della responsabilità civile dei magistrati, la sintonia con Antonio Tajani è totale. “Penso che a Tajani noi elettori di Forza Italia dovremmo solo esprimere gratitudine e apprezzamento per quello che ha fatto e che continua a fare. Ha tenuto saldo il partito in un momento delicatissimo”. E aggiunge: “Adesso inevitabilmente comincia una fase nuova, in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro”. Nessuna interferenza, però. Né correnti a lei riferite, tipo quella di Roberto Occhiuto. “Il destino di Forza Italia è nelle mani di Forza Italia, io faccio l’imprenditore”. In merito al governo, invece, avanza richieste molto concrete (“Meno burocrazia, più liberalizzazioni e meno tasse”) senza rinunciare a una stoccata (“Come cittadina, poi, potrò pur aspettarmi più coraggio sui diritti civili”).

Quando si passa agli alleati, il giudizio diventa più tagliente. Se Roberto Vannacci dovesse andarsene? “Per come la penso io, non sarebbe una gran perdita… Anzi, potrebbe essere una opportunità per liberare il centrodestra da pericolosi estremismi”. Il messaggio è esplicito: “Gli eccessi fanno male a destra come a sinistra”. Su Giorgia Meloni, invece, resta il sostegno alla sua azione di governo: “Io tifo per l’oro. Perché se vince la Meloni, vince il Paese”. Ma senza sconti: «Il rischio di scivolare c’è».

Lo scenario internazionale è complicato, a partire dagli Stati Uniti. E qui entra in scena Donald Trump, verso il quale Marina Berlusconi non nasconde la propria inquietudine: “WSono sempre più preoccupata. L’unica regola di Trump è cancellare tutte le regole. E lui la chiama libertà”. “Dentro il suo Paese sta provando a smontare tutti i sistemi di bilanciamento e controllo”, spiega Marina. In politica estera, poi, “è un tiro alla fune con tutti”. Eppure, conclude, “anche se noi europei su Trump non possiamo fare conto, dobbiamo comunque farci i conti: perché l’Occidente, senza l’America, non va da nessuna parte”. Da qui l’appello all’Europa: “Se gli Stati Uniti allentano la presa sul vecchio mondo libero, le mani europee devono tenere salda la stretta”. Servono fatti, non attese messianiche: “Non ha senso aspettare che Trump pass”. E soprattutto serve identità: “Servono idee chiare su chi siamo e su chi vogliamo essere”.

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