Un restauro finito al centro del dibattito politico, culturale e persino ecclesiastico. Nella basilica romana di San Lorenzo in Lucina, uno degli angeli che affiancano il monumento funebre di Umberto II di Savoia ha assunto, dopo un recente intervento, tratti sorprendentemente simili a quelli della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Una somiglianza che ha acceso polemiche, interrogativi e verifiche ufficiali.
La vicenda ha rapidamente superato i confini della curiosità artistica. Il ministero della Cultura ha disposto un sopralluogo urgente per accertare la natura dell’intervento e verificarne la conformità rispetto alle immagini originarie. L’obiettivo non è stabilire “a chi assomigli” il volto dell’angelo, ma se siano state introdotte modifiche non autorizzate rispetto allo stato precedente dell’opera. In caso di difformità, non è esclusa la richiesta di ripristino.
Secondo quanto emerso, il restauro non sarebbe stato eseguito da professionisti incaricati ufficialmente, ma da un decoratore volontario già autore delle decorazioni della cappella nei primi anni Duemila. Lui sostiene di essersi limitato a ricalcare ciò che esisteva prima, negando qualsiasi intenzione ritrattistica e minimizzando la somiglianza con la premier. Eppure, per molti osservatori, il volto appare inequivocabilmente contemporaneo, lontano dai tratti generici di un cherubino tradizionale.
Anche il Vicariato di Roma è intervenuto, precisando di non essere stato informato delle scelte artistiche adottate e attribuendo la modifica del volto a un’iniziativa personale del decoratore. La cappella, decorata nel 2000 e non sottoposta a vincoli stringenti, era stata oggetto di un intervento di ripristino dopo danni causati dall’umidità. Ma proprio questa “zona grigia” tra restauro e reinterpretazione ha aperto il caso.
Il parroco della basilica invita a ridimensionare il clamore: nella storia dell’arte sacra, ricorda, volti di laici e personaggi del tempo sono entrati spesso nelle chiese senza scandalo. Se però l’immagine dovesse suscitare indignazione diffusa, nulla esclude una modifica. Intanto la stessa Meloni ha scelto l’ironia, commentando sui social di non somigliare affatto a un angelo.
Il punto però è un altro: se si aprono i siti dei quotidiani italiani, la notizia di un presunto ritratto della premier è in cima. Sopra i possibili movimenti internazionali in Iran o alla divulgazione degli Epstein file. Manca solo l’interrogazione parlamentare o un esposto in procura. Bonelli, ci sei? E infatti un paio di comunicati stampa sono arrivati, sia dal M5S che da Avs. “La notizia dell’angelo con raffigurato il volto della premier Meloni nella basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma lascia interdetti. Se confermato è necessario che la Soprintendenza e il ministero della Cultura facciano chiarezza su ogni responsabilità. I monumenti e il patrimonio artistico e culturale non possono essere alterati in tal modo. Auspico che al più presto venga fatta luce su quanto accaduto”, ha detto la senatrice M5S Alessandra Maiorino.
Da Avs invece parla il capogruppo di AVS in commissione Affari costituzionali della Camera Filiberto Zaratti : “Apprendiamo dalla stampa che il restauro della basilica di San Lorenzo in Lucina avrebbe prodotto un’immagine del volto somigliante a Giorgia Meloni. Siamo basiti e increduli, chiediamo che il ministro della Cultura Alessandro Giuli verifichi e, nel caso, si attivi subito con le sovrintendenze per rimuoverla”. Non è da meno il Pd: “Chiediamo che il Ministro della Cultura Alessandro Giuli attivi immediatamente la Soprintendenza di Roma in merito alla notizia riportata da la Repubblica relativa al restauro della basilica di San Lorenzo in Lucina. Quanto emerso non è accettabile”, dice la capogruppo dem in commissione cultura della Camera, Irene Manzi. “L’ipotesi che un intervento di restauro su un bene tutelato possa aver prodotto un’immagine riconducibile a un volto contemporaneo rappresenta una potenziale e grave violazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, che vieta alterazioni arbitrarie, personalizzazioni e interventi non strettamente fondati su criteri scientifici e storico-artistici. Il patrimonio culturale italiano non può essere piegato a letture improprie né tantomeno trasformato attraverso operazioni che ne compromettano l’autenticità e il valore storico. Indipendentemente dal fatto che si tratti del volto di Giorgia Meloni, riteniamo indispensabile un intervento immediato della Soprintendenza, finalizzato ad accertare i fatti, verificare la regolarità degli interventi effettuati e disporre il ripristino”.
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