Pillole Ricossiane

Dieci anni fa ci lasciava il grande Sergio Ricossa

Gli scritti di Sergio Ricossa, economista e liberale vero, per leggere il presente

Il 2 marzo del 2016 ci lasciava il grande Sergio Ricossa. Professore ordinario di politica economica e finanziaria presso la Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Torino, Ricossa è stato il maggiore economista liberale, liberista e libertario italiano del dopoguerra. Accademico dei Lincei, è stato membro della prestigiosa Mont Pélerin Society (di cui fu anche vice Presidente) frequentata da personalità di caratura nazionale ed internazionale del calibro di Luigi Einaudi, Bruno Leoni e premi Nobel come Friedrich August von Hayek.

La sua produzione accademica e scientifica, accanto ad un monumentale Dizionario di Economia (1998), vede contributi che spaziano da una poderosa critica del modello di Piero Sraffa con opere come Teoria unificata del valore economico (1981), ad altri lavori come Aspetti attuali della teoria economica neoclassica (1981) fino ad arrivare ad un vero classico contemporaneo cioè a quel La fine dell’economia.

Saggio sulla perfezione (1986 e poi rieditato da Rubbettino-Facco nel 2007) in cui Ricossa definendo con chiarezza le categorie del “perfettismo” e dell’”imperfettismo”, mostra la sua grande abilità nell’indagare la vastità delle questioni economiche in ogni loro accezione teorica e pratica.

Oltre alla rigorosa attività scientifica, Ricossa ha svolto una importante e vastissima attività di scrittore ed editorialista, paladino delle idee libertarie e polemista attento e sagace nel panorama italiano.

Elzevirista e saggista di rango, editorialista de La Stampa e de Il Giornale, è noto per la grande produzione di saggi anche a carattere divulgativo, opere che questa rubrica cerca di contribuire a mantenere vive affinché il pensiero e la lezione di Sergio Ricossa siano conosciuti ed applicati.

Una caratteristica della grandezza di certi pensatori è la preveggenza, con una capacità di analisi che, come certi classici della letteratura, descrive la complessa realtà della vicenda umana con una profondità che il tempo non può scalfire.

Ricossa aveva questo dono, al quale se ne affianca un altro di stampo più squisitamente letterario. In letteratura sono noti gli incipit scoppiettanti di un altro grande piemontese, Giuseppe Fenoglio; nel caso di Ricossa spicca l’originalità e la bellezza di molti titoli delle sue opere divulgative, come ad esempio: Come si manda in rovina un Paese, oppure Manuale di sopravvivenza ad uso degli Italiani onesti, e ancora Maledetti economisti, La fine dell’economia, I pericoli della solidarietà, Dov’è la scienza nell’economia, Straborghese.

Ed infine, alcuni lavori meno conosciuti, scritti circa cinquant’anni orsono e ancora di una attualità impressionante, come I fuochisti della vaporiera e lo straordinario Storia della Fatica, dei quali parleremo nelle prossime pillole di questa rubrica.

Fabrizio Bonali, 4 marzo 2026

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