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Verdi, spunta l’ipotesi della svolta a destra

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Speciale zuppa di Porro internazionale. Grazie a un nostro amico analista che vuole mantenere l’anonimato, il commento degli articoli tratti dai giornali stranieri.

Tra le “previsioni” per il 2021 a cura dei suoi giornalisti più illustri, pubblicate dal Financial Times il 30 dicembre, c’è quella assai interessante di Ben Hall: giornalista che nella direzione del quotidiano segue l’Europa, non solo coordinando i corrispondenti ma anche scrivendo analisi, commenti e facendo interviste.

Richiesto di rispondere al quesito se prevede un ingresso dei Verdi nel governo tedesco dopo le elezioni che ci saranno il 26 settembre del 2021, Hall ha risposto: “Sì, è molto plausibile anche perché probabilmente senza di loro non vi sarà una possibile maggioranza parlamentare”.  Per il loro “charismatic co-leader Robert Habeck” sarebbe più comodo – osserva l’Editor Ft per l’Europa- un “tie-up with the left” un accordo con la sinistra, “but they will fall short of a majority” ma non avranno i numeri nel Bundestag. E quindi i Verdi dovranno accordarsi con i democristiani alle prese con la scelta del successore di Angela Merkel.

Già in Austria è finita così. Mentre Emmanuel Macron aveva impostato la sua sfida a gollisti, socialisti e naturalmente ai lepeniani, con un programma a metà tra l’attenzione alla grande finanza (il suo sponsor fondamentale) e metà all’ambiente. E oggi è particolarmente preoccupato per l’emergere di un candidato verde-socialista come l’ex direttore di Liberation Laurent Joffrin. La svolta a destra di questi mesi dell’attuale inquilino dell’Eliseo rifletterebbe questa preoccupazione e il tentativo di recuperare dal voto gollista quel che perde a sinistra.

Questi i fatti: bisognerebbe poi sottoporli a un’analisi più articolata per capire quali tendenze questi “fatti” indicano e quali effetti collaterali potrebbero produrre. Va notato ad esempio come i Verdi non abbiano problemi a trovare alleanze anche con politici abbastanza di destra come Sebastian Kurz: in fin dei conti “conservare” l’ambiente può essere un obiettivo sufficientemente compatibile con posizioni conservatrici. Non per nulla fu Richard Nixon il primo importante capo di Stato a lanciare la questione ecologica. Poi va osservato che all’interno della destrutturazione del sistema politico definitosi con la guerra fredda post 1945, emerge la tendenza a cercare di eliminare dal gioco politico sia le forze di orientamento nazionalistico sia quelle più coerentemente di sinistra. Il che da una parte risponde all’esigenza di evitare rotture nella conduzione degli Stati europei in una fase così turbolenta, dall’altra rappresenta pure la volontà di establishment abbastanza insofferenti del gioco democratico.