Quello che si sta dipanando davanti agli occhi dell’America è con ogni probabilità il più grande scandalo politico della storia. Il Watergate in confronto era una cosa di piccolissimo cabotaggio. La bomba è stata lanciata il 23 luglio da Tulsi Gabbard con la pubblicazione del rapporto House Intelligence Committee, redatto inizialmente nel 2017 da repubblicani, che solleva enormi dubbi sulla veridicità delle conclusioni dell’amministrazione Obama sulla intesa fra Putin e Trump nel corso dell’elezione del 2016.
La direttrice dell’Intelligence nazionale sostiene – e ormai è chiaro che ha in mano prove davvero molto convincenti, si parla anche di un vero whistleblower, ossia di una persona cha sa tutto sugli illeciti commessi – che il governo Obama e i vertici dello spionaggio federale (tra cui l’ex direttore della CIA John Brennan e l’ex direttore dell’FBI James Comey) avrebbero orchestrato una “congiura” per creare una falsa notizia – il cosiddetto “Russia hoax” – volta a delegittimare la prima presidenza Trump. La storia inizia con il cosiddetto dossier Steele, preparato nella seconda metà del 2016 – che conteneva accuse non verificate sulla presunta collusione tra Trump e la Russia. Quel dossier, avevano compreso tutti, era davvero poco credibile e la favola dell’interferenza russa a favore di Trump non era stata tirata fuori durante la campagna elettorale, anche perché Obama e i democratici erano quasi certi della vittoria della moglie di Bill Clinton.
Subito dopo le elezioni la cocente sconfitta è stata cattiva consigliera del presidente in carica. Il giorno 8 dicembre del 2016 Barack Obama avrebbe deciso di dare inizio a una vera e propria campagna diffamatoria creando la “narrazione” di un’intesa segreta fra Russia e Trump, che avrebbe minato il processo democratico americano. In quale modo e in che termini non è mai stato spiegato chiaramente, ma il sospetto ha aleggiato per anni su Donald Trump. La storia è stata, infatti, fatta trapelare sui media, poi è stato costruito ad arte un finto giornalismo investigativo intorno ad essa e il Russiagate ha ricevuto migliaia di articoli – alcuni dei quali hanno fatto vincere ai loro autori il Premio Pulitzer, la più alta onorificenza giornalistica americana – e centinaia di ore di televisione sui network ostili a Donald Trump.
La storia della collusione con Putin è stata il basso continuo della prima presidenza Trump. Chiunque abbia vissuto in America fra il 2017 e il 2020, senza essere talmente snob da non accendere mai la televisione, è stato inondato da ore e ore di dibattiti sul nulla assoluto, ossia sulla più grande fake news della storia, a quanto pare confezionata e diffusa al più alto livello da Obama, Brennan e Comey. La questione cruciale è che i tre maggiori artefici del complotto sapevano perfettamente che non vi era alcuna prova di un intervento di Putin per spostare il risultato delle elezioni americane verso il candidato repubblicano. Ma hanno deciso di fare pagare a Trump la vittoria del 2016 con una delegittimazione che, in ultima analisi, costituisce un vero e proprio attentato contro il sistema politico americano.
Il fatto che siano stati soppressi dossier su Hillary Clinton, ossia notizie sul suo precario stato mentale, non sembra nulla in confronto all’aver forgiato notizie false su Trump. Se la verità è semplicissima e tutto sommato sostenuta anche nel famigerato Muller Report del 2019, ossia Donald Trump non ha mai cospirato con la Russia nel corso della campagna elettorale del 2016, ciò che è stato sostenuto fraudolentemente per anni è stato una vendetta politica che ha minato la fiducia di molti americani nel sistema politico.
A questo punto non pochi ipotizzano che lo stesso Obama potrebbe essere addirittura processato. In generale, i repubblicani si stanno spingendo così in là nelle rivelazioni che ormai una buona fetta del popolo americano si aspetta enormi conseguenze penali, anche se dal punto di vista giuridico il caso sembra assai complesso. In ogni caso il Dipartimento della Giustizia ha istituito una strike force dedicata a esaminare se vi sia stata una manipolazione politica dell’intelligence e da parte di chi.
A questo punto la palla è nelle mani di Pam Bondi, la procuratrice generale degli Stati Uniti d’America. Lo scandalo è nella sua prima infanzia, ma promette di essere il più grande spettacolo dopo il Big Bang e di affossare quel che resta dei democratici americani. Ed è forse per questo che in Italia non ne parla quasi nessuno.
Luigi Marco Bassani, 28 luglio 2025
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