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Versilia, al Twiga russi e ucraini fanno la pace allo champagne

Nel locale di vip e ricchi trionfa la diplomazia tra Mosca e Kiev

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La faccenda sarebbe questa: al Twiga, in Versilia, dove una stagione costa migliaia di euro, nessuno si scanna per l’Ucraina, anzi, ci informa un cronista del Tirreno, ci stanno i misti, ucraini e russi, che vanno in sintonia stappando Dom Perignon, a fine estate saranno 3700 bottiglie. Fate i soldi, non fate la guerra: «I nostri clienti uniti dalla voglia e dalla capacità di spendere», dice l’occhiello. Altro che Dubai, dove i russi stanno rintanati per paura che gli ucraini li facciano saltare per aria: qui, in Versilia, l’unica cosa che salta sono i tappi di champagne, nella privacy totale perché, dice l’amministratore delegato del locale, “i nostri clienti gradiscono massima discrezione”, e si può capire.

Al Twiga, paradiso di chi non fa e non gradisce domande, “La guerra con il suo dolore è sempre più distante”. Distante? Diciamo che non ci è mai arrivata, faccende aliene, da poveri, perché “in terra di Versilia è tutto un altro vivere e i clienti “hanno una propensione importante alla spesa: così come i loro rampolli”. Si potrebbe anche dire: ricchi sfondati, ma non fa fino, meglio parlare di propensione importante. Non si bada a spese, bevande escluse che poi sono quelle che “fanno innalzare il livello”. Roba da Ciro Grillo, insomma, anche se qui i ragazzini vengono tenuti alla larga. Saggiamente.

A questo punto il lettore ottuso starà già bofonchiando: ah, ecco il commentatore rosicone. Ma no, viva il Twiga e chi ha la propensione importante alla spesa, affari loro, in tutti i sensi, il punto è che non si capisce se questo locale per eletti, politici, influencer e vippanza assortita o aspirante venga o meno proposto come extrema ratio, la soluzione per tutti i conflitti, il che suona abbastanza dadaista. Davvero, a leggere si rimane come color che son sospesi, certo sapere che qui ucraini e russi stappano d’amore e d’accordo incoraggia, diciamolo: altro che le cervellotiche analisi, le canee social, i narcisismi tattici di Orsini, le domande piene di buona volontà alla Capuozzo (“ma ha detto davvero mangiarane o ha detto salvarani, la cucina? Io non sto con nessuno, io voglio capire”), altro che i pipponi out of time di Michele Santoro. Basta poco, che ce vo’? Tu trovami un po’ di bella gente che può vuotare una boccia di Dom Perignon ogni dieci minuti e il gioco è fatto: certo se il mondo risolvesse i suoi problemi in posizione orizzontale, stesi sulla brandina della verandina, andrebbe meglio, alle guerre al Twiga gli dai un taglio. Mentre le magliette sudaticce di Zelensky, uno che ha la magione da 4 milioni di euro da queste parti ma non un vestito per incontrare i suoi pari, la guerra, se non la fomentano, però neanche la risolvono.

Curioso, però: in questa “terra di Versilia”, fra le più care al mondo, incastonata come un diamante nel cuore dell’Occidente capitalista, hanno messo su villa tutti quelli che si scannano: il pauperista Zelensky, l’antocccidentale Putin, dicono pure il suo ventriloquo Medveved, quello dei mangiarane e mangiaspaghetti, che è sempre meglio che mangiar bambini. Vecchia storia, l’Occidente fa schifo ma lo si tollera, ci si spediscono la prole, le amanti, le famiglie alternative, eccetera. E nessuno vuol tornare indietro. Siamo alla decadenza, anche discretamente debosciati, come ringhiano Putin e Xi, però la decadenza può durare anche secoli e offre i suoi lati positivi. E qui davvero non si può fare una colpa a Briatore, alla Santanché, al Twiga e a chi lo abita: così vanno le cose, così debbono andare, quando ci stanno i soldi di mezzo, tanti, facili, inesauribili, chi ce l’ha la voglia di farsi fuori? Sono sempre i poveracci a rimetterci la buccia, con e senza divisa.

Andateglielo un po’ a spiegare, alla brava gente che svacanza in terra di Versilia, che la colpa è della Nato, dell’America, del generale Custer, dello Zar, del Putin sovietico, dell’Occidente, della globalizzazione che però è esplosa quando vi è entrata la Cina, andate a fargliele tutte queste pippe a quelli che vanno d’amore e d’accordo e magari già che ci stanno combinano anche qualche nuova propensione: non è che non vi ascoltano, chiamano i buttafuori e vi smammano. Loro al Twiga, voi la sfiga, così vanno le cose, così debbono andare, forse per promuovere la pace ci andrà anche papa Bergoglio, visto che a Mosca o Kiev proprio non ce la fa.

Max Del Papa, 19 giugno 2022