Commenti all'articolo Viadotto Morandi, le cause del crollo. Parla l’esperto

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Adriano Verani
Adriano Verani
29 Gennaio 2019 11:37

Ci sono passato un paio di volte con il taxi su quel famigerato ponte. Mi ha immediatamente colpito l’imponenza dell’opera. Ma mai e poi mai avrei pensato a un crollo . Succede sì, che anche i ponti crollino, ma in genere è una eventualità così bassa da essere trascurabile. Quello che invece mi ha fatto strizza è stata la visione del percorso del ponte sopra innumerevoli case di civile abitazione . Se un TIR con rimorchio, per una qualsiasi ragione ( alta velocità, scoppio di una gomma , punto di sfiga con i guard rail lesionati ) fosse volato giù dal ponte sulle case, quante vittime ci sarebbero state. Ma chi ha dato il permesso a costruzioni del genere ? E parliamo di Genova non del ponte di San Luis Rey !

Italo
Italo
17 Agosto 2018 18:23

Il cedimento delle strutture del ponte dovra essere oggetto di studio degli specialisti. Peró mi domando se durante lo studio del progetto originale e le esperienze maturate durante la manutenzione si é considerata l’azione delle correnti vaganti, Nel passato, ora non ricordo la data, crolló un ponte in cemento armato perché le correnti vaganti avevano corroso le armature. .La SNAM possiede una gran esperienza sull’azione delle correnti vaganti sulle strutture metalliche

Nuccio Viglietti
17 Agosto 2018 12:07

Idolatrata incensata tecnologia…dea infida pronta tradire…anche se stessa. https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

Orlo
Orlo
17 Agosto 2018 1:38

https://www.linkiesta.it/it/article/2018/08/16/genova-quel-ponte-sbriciolato-e-litalia/39133/

Ciao Nicola
Credo che il Francio Mazza ha trovato le parole e le metafore adatte alla situazione.
Il bello è che tali articoli di giornalisti che denunciano i malaffari e i malgoverni di ogni entità statale,parastatale o privata nn sono “mosce bianche”.
Abbiamo avuto per molti anni una trasmissione come “Report” che di polvere ne ha alzata eppure il sonno nn ci è stato rubato alla fine delle puntate.
Potrebbe essere che una continua serie di “al lupo,al lupo” possa averci resi oltremodo cinici e disillusi,ma credo che ciò che mi ha colpito dell’articolo del Francio Mazza è il richiamo,come in una situazione kafkiana,del rifugiarsi nella commozione e nello struggimento sentimentale brandendo una spranga insanguinata nella mano.
Chiedendo la pelle dell’ultimo rimasto col cerino in mano come catarsi momentanea.