Esteri

Vietato godere per il carcere di Sarkò

Ride bene chi ride ultimo, è vero. Ma ritenere Sarkozy colpevole del disastro libico non vuol dire dimenticare i principi garantisti

Nicolas Sarkozy in carcere Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Inutile nasconderlo: tanta è la voglia di ridacchiare di fronte all’immagine di Nicolas Sarkozy, presidente emerito della Francia, che mano nella mano con Carlà Bruni si avvicina al carcere della Santé, varca la soglia della sua cella di 11 metri quadri e si appresta a passare la prima di lunghe notti dietro le sbarre. Impossibile dimenticare quel sorrisino rivolto ad Angela Merkel nei momenti più bui del governo di Silvio Berlusconi. Né è facile scordare che è proprio a causa dell’interventismo di Sarkò in Libia (“per nascondere cosa?”, si chiedevano molti) se oggi dall’altra parte del Mediterraneo le primavere arabe si sono trasformate nell’inverno politico di un Continente alla deriva, senza stabilità e funestato dal traffico di esseri umani verso l’Europa. Due incalcolabili danni all’immagine e alle politiche migratorie dell’Italia. Grazie Nicolas.

Però, dicevamo, sebbene la voglia di godere un po’ sia tanta, occorre frenare l’entusiasmo. E non per pietà, che in politica lascia sempre il tempo che trova. Ma per riaffermare i principi garantisti di cui, faticosamente, portiamo avanti la bandiera. Chiunque sia il malcapitato. Sarkozy infatti non dovrebbe ritrovarsi in quel tugurio con un paio di libri e una sciarpa, per tre semplici motivi.

Primo: non è ancora stato dichiarato inequivocabilmente colpevole dei reati che gli sono contestati. Sì, certo: è stato condannato a cinque anni per associazione a delinquere nel processo per i finanziamenti libici alla sua campagna elettorale del 2007, ma solo in primo grado. Ha presentato appello e tutti noi dobbiamo considerarlo innocente fino a conclusione del procedimento. Fine. Nessuno dovrebbe scontare senza un buon motivo un periodo in carcere col rischio di ritrovarsi innocente tra qualche anno. Ne va della nostra cultura giuridica.

Leggi anche:

Giova ricordare che se oggi Sarkò dormirà vedendo il cielo a strisce, lo si deve a quel populismo giudiziario che nel 2020 ha portato i francesi ad approvare una legge per “l’esecuzione provvisoria” della pena in base alla quale il condannato può andarsene in carcere subito, anche senza attendere l’Appello. E questo, lasciatecelo dire, è molto peggio di ogni Legge Severino. Così arriviamo al secondo punto: Sarkò non è un presunto stupratore, un possibile assassino, né un rapinatore seriale all’ennesimo processo per furto. In certi casi la carcerazione preventiva può avere il suo senso per impedire che la reiterazione del reato possa provocare altre vittime. Ma qui parliamo di una presunta associazione a delinquere avvenuta 15 anni fa, quando Nicolas era un importante esponente politico, Trump faceva solo l’imprenditore e Gheddafi regnava sulla Libia. Tutte situazioni, ormai variate, che rendono impossibile qualsiasi reiterazione del reato o distruzione delle prove.

Terzo: la condanna di Sarkozy se non fa acqua da tutte le parti, poco ci manca. È stato assolto dall’accusa di corruzione, nessuno ha mai trovato i soldi che sarebbero alla base della corruttela, ma è stato comunque ritenuto responsabile di associazione a delinquere “perché non poteva non sapere”. Non poteva non sapere che i suoi due amici e collaboratori, Brice Hortefeux e Claude Guéant, poi ministri, erano andati in Libia per incontrare il numero 2 del regime di Gheddafi. Altro? No. Non importa, insomma, se Sarkò abbia incassato o meno quei soldi. Non importa che sia stato assolto dai reati di ricettazione di fondi pubblici libici, corruzione passiva e finanziamento illegale della campagna elettorale. La “vicinanza” a Guéant è bastata per emettere la sentenza, una decisione discutibile, passibile di revisione in Appello, dunque insufficiente per privare della libertà chicchessia.

Probabilmente il soggiorno durerà solo qualche settimana: la decisione sull’istanza di scarcerazione potrebbe essere accolta tra qualche settimana, poi la pena verrà scontata ai domiciliari col braccialetto elettronico. Forse l’appello di Nicolas ai francesi (“Voglio dire loro che non è un ex presidente della Repubblica a venire rinchiuso questa mattina, ma un innocente”) è un tantino esagerato. Ma chi gode per la sua detenzione, per quanto sia comprensibile, sbaglia. Per una questione di principio: il garantismo vale per tutti. Anche per chi, ieri, rideva di noi.

Giuseppe De Lorenzo, 21 ottobre 2025

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it
L'inferno è pieno di buone intenzioni

SEDUTE SATIRICHE

Sedute Satiriche di Beppe Fantin - Vignetta del 10/04/2026

Domani da incubo

Vignetta del 10/04/2026