Cronaca

Vince il buonsenso (per ora): stop ai bloccanti per i minori trans

Al Careggi è stata interrotta la somministrazione della triptorelina per chi è affetto da disforia di genere

bloccanti pubertà trans © George Dolgikh, Khosro, towfiqu barbhuiya e inkdrop tramite Canva.com

Importanti aggiornamenti sul Careggi-gate. L’ospedale fiorentino che si occupa di disforia di genere non prescrive più la tripetorelina, il farmaco che blocca la pubertà ai bambini e che nella maggior parte dei casi la pubertà l’hanno appena iniziata. Parliamo di bimbi di appena nove-dieci anni, che vengono – ora venivano – sottoposti a trattamenti invasivi per impedire agli organi sessuali di svilupparsi e in nome di un iper-progressismo talebano, preteso dalla comunità Lgbt. In precedenza il nosocomio era finito al centro del dibattito per somministrare il farmaco senza rispettare le raccomandazioni dell’Aifa per l’uso sui minori e, dopo la visita degli ispettori del ministero della Salute, è arrivato lo stop.

Come evidenziato dal Corriere, il provvedimento riguarda i nuovi accessi: i pazienti già sottoposti al farmaco bloccante continueranno ad assumerlo. Secondo quanto ricostruito dagli esperti, il Careggi non sottoponeva i giovanissimi pazienti alla psicoterapia, chiedendo direttamente a loro per stabilire l’identità di genere. E così, senza passaggi intermedi, nemmeno una visita neuropsichiatrica, via alla triptorelina. L’ospedale ha ricevuto la relazione degli ispettori, che hanno posto l’accento su una lunga serie di criticità, problematiche da risolvere nel più breve tempo possibile. Ricordiamo che la Procura di Firenze ha aperto un’inchiesta sull’ospedale in seguito a due esposti presentati dall’avvocato Annamaria Bernardini de Pace.

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La triptorelina è un ormone prescritto da endocrinologi e urologi che blocca la secrezione delle gonadotropine, solitamente si utilizza su maschi con tumori della prostata e femmine in pre-menopausa con tumori della mammella per inibirne la progressione. Un altro utilizzo è quello per i bambini solitamente tra gli otto e i dieci anni con disforia di genere, sofferenza causata dal percepire la propria identità di genere diversa da quella associata al proprio sesso biologico. Il trattamento è necessario per “stoppare” lo sviluppo e consentire valutazioni psicologiche sul cambio di genere da intraprendere nel futuro. Dal 2019 il suo utilizzo “extra” è a totale carico del servizio sanitario nazionale, solo in caso di conferma della diagnosi di disforia di genere e qualora l’assistenza psicologica/psichiatrica non fosse risolutiva.

La triptorelina è dunque la componente fondamentale dell’approccio guidato dall’ideologia. Il dibattito sul farmaco va avanti da diverso tempo, soprattutto grazie al rapporto Cass, ossia all’indagine commissionata dal servizio sanitario britannico sul trattamento della disforia di genere in pre-adolscenti e adolescenti. Il report della pediatra Hilary Cass ha posto l’accento sul farmaco, rimarcando l’insufficiente fondatezza scientifica delle somministrazioni. Al posto del farmaco, secondo l’esperta bisognerebbe prestare attenzione alla componente psicologica, con screening neurologici e valutazioni del benessere mentale. Una strada da intraprendere anche al Careggi.

Franco Lodige, 11 maggio 2024

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