Cronaca

Violenza sulle donne, basta silenzi: così si spezza la catena

Dalla denuncia alla certezza della pena, passando per l’educazione delle nuove generazioni: la dignità della persona non può essere calpestata né trattata come un oggetto

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Mi sia consentito condividere una breve riflessione in merito al turpe fenomeno della violenza contro le donne, una violenza che si manifesta in forme diverse e parimenti meschine: la violenza sessuale, la violenza fisica, la violenza psicologica. Forme tremende che segnano in modo profondo e definitivo le vittime della violenza ed i loro familiari. Spesso la violenza contro le donne è commessa in famiglia, davanti agli occhi innocenti dei figli che, dunque, crescono inevitabilmente segnati nel loro intimo da quanto hanno avuto modo di vedere con i loro occhi.

Con quale immagine della figura maschile questi figli potranno crescere? È necessario interrompere la catena della violenza. Come? Innanzitutto con la denuncia da parte delle vittime, dei loro familiari o dei vicini? E’ importante segnalare, è importante non essere indifferenti, è importante essere solidali.

Spesso le violenze non vengono denunciate dalle vittime per vergogna, perché si crede sia preferibile tenersi tutto dentro. Invece no, il primo atto da compiere è la denuncia. E chi sente o vede che la propria vicina, la propria collega, la propria amica è vittima della violenza deve denunciare, deve intervenire. Ed è un dovere morale. In seconda battuta occorre, però, la certezza della pena: chi commette una violenza deve essere punito secondo quanto la legge prevede.

Certamente la pena ha uno scopo educativo, riabilitativo, ma la pena deve essere scontata per intero, in modo certo, non basta una dichiarazione di pentimento: la pena deve essere certa e scontata interamente. E poi occorre non titubare sui principi, ossia deve essere chiaro il valore della persona, la sua sacralità, la sua inviolabilità.

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Noi non siamo oggetti, noi non siamo esseri autorizzati a trattare l’altro come qualcosa che serve per i miei bisogni e dare sfogo alle mie pulsioni. Noi siamo persone e la nostra dignità deve essere custodita, difesa, salvaguardata innanzitutto da noi stessi. Siamo noi i primi difensori di noi stessi, della nostra dignità. Dobbiamo far capire alle nuove generazioni questo concetto, paradossalmente non più scontato: noi siamo persone sacre, inviolabili e degne chiamati a difendere noi stessi e gli altri: ma dobbiamo essere consapevoli tutti di questa nostra dignità altrimenti saremo degli oggetti e come tali dagli altri considerati. Questo ci porta a comprendere il nostro essere il prossimo dell’altro, nella denuncia, nella difesa, nell’interesse che si avverte per il bene proprio ed altrui.

Suor Anna Monia Alfieri, 8 settembre 2026

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