Cronaca

Viva il prof che tira uno schiaffo allo studente okkupante

Caos all'istituto alberghiero Giolitti di Torino. Il professore finisce nel mirino, ma la vicepreside lo difende: "C'era un grosso pericolo e andava creata una via di fuga"

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Fanno le barricate, occupano la scuola, bloccano gli ingressi. Poi un professore perde la pazienza, alza un braccio e scoppia lo scandalo. Succede all’istituto alberghiero Giolitti di Torino, dove un video girato dagli studenti durante l’occupazione del 20 ottobre mostra un insegnante compiere un gesto che, secondo i ragazzi, sarebbe uno schiaffo a un diciassettenne. Prima di gridare allo scandalo, però, forse sarebbe il caso di raccontare che cosa stava succedendo in quella scuola.

Secondo la ricostruzione della dirigenza, oltre trecento studenti si trovavano nell’atrio dell’istituto. Le uscite erano state ostruite con panche prelevate dalle palestre. In pratica, mentre i ragazzi giocavano a fare le barricate, le vie di fuga erano bloccate. Un problema non esattamente secondario, soprattutto in un edificio scolastico pieno di minorenni. Il professore protagonista del video, Roberto Raso, è il responsabile della sicurezza. E proprio per questo, secondo la vicepreside Norma Mercurio, stava cercando di liberare gli accessi. «C’era un grosso pericolo e lui voleva creare una via di fuga», ha spiegato la dirigente.

Sulla stessa linea anche il dirigente dell’istituto, Luigi Piscopo: “Il professore è intervenuto per garantire la sicurezza dei ragazzi, che erano barricati dentro la scuola e avevano bloccato dall’interno l’accesso alla porta di ingresso – ha detto alla Stampa –. Quel professore è il responsabile della sicurezza della scuola, è formato per questo e ha la capacità di rilevare se ci sono le condizioni di sicurezza. Che non c’erano. Per questo è intervenuto, e non posso condannarlo. Il suo obiettivo primario era aiutare i ragazzi e la scuola in generale”.

Ora, sia chiaro: la dirigenza ha definito il gesto «una brutta reazione» e ha annunciato che il professore si scuserà. Ma c’è un dettaglio che sembra essersi perso per strada: il docente non stava cercando di reprimere un’opinione politica. Stava tentando, secondo la scuola, di ripristinare condizioni minime di sicurezza.

E allora viene da sorridere amaramente. Fanno i rivoluzionari, alzano le barricate, sfidano l’autorità scolastica. Poi basta un gesto scomposto e diventano improvvisamente scandalizzati. Tutto il coraggio della rivoluzione sembra evaporare davanti al braccio alzato di un professore.

Il diritto di protestare esiste, naturalmente. Ma non comprende quello di impedire l’evacuazione di centinaia di persone in caso di emergenza. Se fosse scoppiato un incendio, chi avrebbe risposto delle uscite bloccate? Il professore responsabile della sicurezza, magari accusato di non aver fatto abbastanza?

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