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Volevano davvero mandarci la polizia a casa

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È nota a tutti la frase di colui che, ahinoi, è il nostro Ministro della Salute, Roberto Speranza, pronunciata domenica scorsa alla trasmissione Che tempo che fa di Fabio Fazio di domenica scorsa, a precisa domanda su come scovare eventuali assembramenti criminali determinati dallo svolgimento di feste in case private: “ci baseremo sulle segnalazioni”, ha replicato il Ministro, aprendo quindi concretamente alla possibilità di veri e propri blitz delle forze dell’ordine, neanche si stesse ricercando il rifugio di Pablo Escobar.

Stato paternalistico

A fargli da eco il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini, che evidentemente deve anch’egli essersi scordato dell’art. 14 della nostra Costituzione sull’inviolabilità del domicilio, ma più in generale, direi, del principio liberale alla base della nostra Costituzione che vieta il costituirsi di uno Stato paternalistico, che dica su ogni materia ai propri cittadini cosa va fatto e cosa no, e che, per controllare l’esecuzione di tali rigidi dettami, rischia di diventare un vero e proprio Stato di polizia.

In ogni caso, abbiamo sentito subito dopo le rassicurazioni da parte di Giuseppe Conte e di altri esponenti della maggioranza, che, al solo sentire una domanda su quelle frasi, scuotevano immediatamente la testa, derubricando il fatto a mera ipotesi campata per aria (in effetti la strategia del governo da qualche mese a questa parte non si discosta molto da questo modus operandi), oppure ovviamente a un loro travisamento da parte dei giornalisti. Però, ora possiamo dire con certezza che, tra tutte le bugie che ci hanno raccontato per difendere le loro politiche scellerate, questa è di gran lunga la peggiore.

No del Capo della Polizia

Questo lo deduciamo dal quotidiano Il Riformista, che ieri, in un suo articolo ha dimostrato che a fermare l’instaurazione dello Stato di polizia non sono stati tanto Conte e gli altri ministri, quanto piuttosto, paradossalmente, la Polizia stessa, con il suo capo Franco Gabrielli. Infatti, prosegue l’articolo, lunedì scorso, per l’emanazione del nuovo Dpcm, perfino Conte, una volta venuto a conoscenza delle reali intenzioni di Speranza e Franceschini, ne è rimasto sorpreso (e grazie, è un avvocato) e ha subito dopo coinvolto il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, fin lì esclusa da qualsiasi riunione preparatoria per il nuovo decreto.

Dopodiché, il Capo del Viminale ha a sua volta sentito per un parere Gabrielli, appunto, il quale è stato chiaro fin da subito: no secco ai controlli dentro casa, che possono ovviamente nascere da delle liti o rivalità tra vicini, tanto più che le forze dell’ordine sono già alquanto impegnate all’esterno delle nostre abitazioni, oltre alla sottolineatura delle questioni giuridiche e costituzionali di cui parlavo sopra.

Domicilio inviolabile

L’articolo 14, infatti, può sì essere derogato, ma solo attraverso delle leggi che seguano l’iter parlamentare, non da degli atti amministrativi quali sono i Dpcm, godendo della riserva assoluta di legge… a meno che non sia dichiarato lo stato di guerra, con i pieni poteri consegnati al governo da parte del parlamento (pieni poteri che possiamo dire ci siano stati, senza per altro consultare il potere legislativo). Tutto ciò per un virus che ha sì fatto le sue morti (su cui si dovrebbe però indagare più a fondo), ma che, mi sia consentito, stando all’Oms ha un tasso di letalità dello 0,14%, e per sottostare ai dettami di sedicenti “esperti” che in questi mesi stanno dicendo tutto e il contrario di tutto, fino a giungere alla conclusione di “godere”, in sostanza, della chiusura di diverse attività.