Società

Vuoi avere idee migliori? Smetti di fissare lo smartphone

Siamo ossessionati dalla produttività, incapaci di stare in silenzio e terrorizzati dai tempi morti. Eppure è proprio quando smettiamo di fare che la mente ritrova spazio per pensare, creare e respirare

Ascolta l'articolo
0:00 / --:--

Fermiamoci un attimo: talvolta il nostro cervello ha bisogno che non facciamo praticamente nulla! Oggi sembra che se non sei super impegnato, operativo H24 e con l’agenda piena, stai sprecando la tua vita. «Facio ergo sum», se Cartesio mi consente! Siamo diventati i re del multitasking: rispondiamo alle email mentre camminiamo e contemporaneamente ascoltiamo anche un podcast, mentre cuciniamo poi controlliamo lo smartphone. Abbiamo letteralmente paura dei tempi morti.

Stiamo trattando il nostro cervello come se fosse un motore da tenere sempre su di giri. Il rischio è essere accusati di essere abulici e scansafatiche. Ma questa rincorsa all’efficienza perfetta ha un prezzo altissimo: siamo perennemente stanchi, ansiosi e abbiamo la testa costantemente “piena”.

In questo delirio di produttività, abbiamo dimenticato una cosa fondamentale: l’importanza di annoiarsi. La prova del nove la viviamo ogni venerdì sera. Spegniamo il computer in ufficio stremati da una settimana infinita, sospiriamo e ci diciamo: «Finalmente, venerdì!». Poi, scatta un cortocircuito folle e inspiegabile. Trasformiamo il sabato e la domenica in un secondo lavoro. Incastriamo aperitivi irrinunciabili, cene fuori casa, sessioni di sport intensivo e gite fuori porta pianificate al millimetro sul navigatore. Tutto per non rischiare di annoiarci.

Poi ecco che il lunedì mattina la sveglia suona e noi ci trasciniamo fuori dal letto più esausti e stanchi di quando abbiamo chiuso l’ufficio, mentalmente ed emotivamente incapaci di affrontare una nuova settimana, vittime della nostra stessa trappola dell’efficienza.

Ma la verità è che annoiarsi fa benissimo. La noia è lo spazio vuoto in cui la mente, libera da stimoli continui, comincia a viaggiare per conto suo. I nostri avi latini ci insegnano tutto ciò. Loro distinguevano nettamente tra due concetti: “Negotium” (da *nec-otium*, ovvero “non-ozio”), ovvero il tempo dedicato agli affari, al lavoro, alla politica e ai doveri sociali, ed “Otium”, ovvero il tempo libero dagli impegni pratici, dedicato alla crescita personale, allo studio, alla filosofia, alla scrittura e alla cura dell’anima. Era il fine ultimo dell’esistenza.

Il lavoro serve a garantire la sussistenza, ma è l’ozio creativo e intellettuale che ci rende davvero umani e liberi. Fateci caso. Siamo letteralmente circondati dal rumore: la prima cosa che facciamo salendo in auto è accendere la radio; anche quando passeggiamo nel parco abbiamo i nostri AirPod incastonati fissi con la musica, ed arrivati a casa accendiamo subito la TV, fosse anche per tenerla semplicemente come rumore in sottofondo: abbiamo paura del silenzio! Dovremmo imparare a riscoprire il magico, terapeutico potere di non fare assolutamente nulla e ascoltare il rumore del silenzio.

Anche la scienza, d’altronde, ci conferma che stiamo sbagliando tutto. Gli scienziati hanno scoperto che quando stacchiamo la spina dei compiti pratici e lasciamo vagare la mente (proprio quando ci stiamo annoiando un po’), il cervello fa una cosa incredibile. Accende una rete speciale chiamata “Default Mode Network” (DMN), che possiamo definire la “modalità predefinita” del cervello. È proprio in questi momenti di apparente abulia che la mente riordina i ricordi, elabora le emozioni e, soprattutto, fa nascere le idee più creative. Le intuizioni migliori, dopotutto, non arrivano mai quando siamo stressati davanti a un foglio Excel, ma sotto la doccia o mentre guardiamo fuori dal finestrino senza pensare a nulla. O talvolta (eh sì… ce lo dice anche la statistica!) le idee migliori vengono proprio lì, la mattina, quando siamo seduti in bagno per fare “ciò” che accomuna ricchi, poveri, giovani, vecchi, di qualsiasi religione e di qualsiasi nazionalità. E purtroppo anche in quel momento abbiamo in mano il nostro smartphone!

D’altronde persino il Creatore, dopo aver creato l’Universo, il settimo giorno ha sentito il bisogno di fermarsi per guardare la Creazione. E riposare! E chi siamo noi per pensare di poter fare di meglio di lui? Ecco perché rallentare non è una perdita di tempo, ma un bisogno biologico. Forse, sotto sotto, riempiamo ogni istante di rumore solo perché abbiamo paura folle del silenzio. Evitiamo disperatamente di fermarci perché l’inattività ci costringe a guardarci dentro e allora siamo costretti a pensare. E a quello, purtroppo, non siamo più abituati.

Leggi anche: 

Tornando agli antichi romani: avevano un modo di dire perfetto per spiegare questo concetto: “Festina lente”, un ossimoro che significa “affrettati lentamente”. È il consiglio migliore che possiamo seguire oggi: insegui pure i tuoi obiettivi, ma fallo con calma, concedendo alla tua mente il tempo di respirare. Oppure, ritornando a un’epoca più recente, qualche lettore ricorderà uno spot che consigliava di sedersi a un tavolino in mezzo al traffico cittadino e ordinare un amaro a base di carciofo per combattere “il logorio della vita moderna”.

Oggi la situazione è un po’ più complicata di così, ma il segreto è rimasto lo stesso: per non logorarsi, ogni tanto bisogna semplicemente fermarsi, posare lo smartphone e riscoprire il magico potere di non fare assolutamente nulla.

Vincenzo Mangione, 11 ottobre 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Aggiungi nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google CLICCA QUI
Iscrivi al canale whatsapp di nicolaporro.it

SEDUTE SATIRICHE

Crans-Montana, il cioccolato diventa amaro - Vignetta del 09/10/2026 - Sedute Satiriche di Beppe Fantin

Crans-Montana, il cioccolato diventa amaro

Vignetta del 09/10/2026
L'inferno è pieno di buone intenzioni