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La guerra in Ucraina

Zelensky al G7 rifiuta le trattative: evoca la “destituzione” di Putin

Il messaggio del presidente Ucraino al leader del G7: più sanzioni, difesa aerea e niente dialogo con lo Zar

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Ciao ciao ai negoziati di pace. Non che fossero all’orizzonte, dopo l’attentato al ponte in Crimea, l’assassinio di Daria Dugina e la pioggia di missili russi sulle città ucraine. Ma oggi, ai leader riuniti del G7, Zelensky ha tratteggiato una nuova linea rossa: con Putin non si tratta, né oggi né mai. Al massimo il dialogo potrebbe avvenire con “un altro leader della Russia”, non meglio specificato. Un monito che rievoca quel “regime change” già sfuggito a Joe Biden durante un comizio di qualche mese fa.

Kiev invoca altre sanzioni

I leader del G7 si sono virtualmente riuniti intorno alle 14 di oggi. In videoconferenza, Zelensky è tornato a chiedere alle “democrazie globali” di rispondere agli attacchi dei russi, mettendo un tetto alle esportazioni russe di gas e petrolio. L’idea di Kiev è quella di costringere Mosca alla pace facendogli capire “quanto non sia redditiva la guerra”. Nel frattempo, farebbe comodo uno scudo aereo, che potrebbe essere finanziato dai paesi industrializzati. Gli Usa sembrano ormai propensi a fornire nuovi sistema di difesa anti-aerea, si intende missili, ma sull’istituzione di una no fly zone Washington è sempre categorica: occorre evitare il confronto aperto Nato-Russia o – Biden dixit – si rischia l’Armageddon.

“Ci servono difese aeree”

Zelensky dal canto suo è convinto, come Macron, che i missili caduti ieri su Kiev e gran parte delle città ucraine dimostri che “la Russia ha iniziato una nova fase dell’escalation”. Diverse regioni ucraine sono ora in difficoltà nella fornitura dell’energia a causa dei danni provocati dagli attacchi di Mosca. E il governo ha chiesto ai cittadini di limitare l’uso di elettricità. “Nuove sanzioni”, price cap al gas russo e “un’adeguata difesa aerea” sono dunque le condizioni poste da Zelensky ai leader del G7, di cui ovviamente non si conoscono ancora le decisioni. Kiev ha chiesto anche di istituire “una missione internazionale da inviare al confine tra Ucraina e Bielorussia per monitorare la situazione”, ma le possibilità sembrano ridotte al lumicino. Significherebbe inviare soldati internazionali sul campo ucraino, varcando quella linea rossa (“inviamo armi, non interveniamo militarmente”) che fino ad oggi l’Alleanza si è ben guardata dal superare. Una cosa è addestrare 15mila soldati ucraini, come si appresta a fare l’Ue, un’altra è passare al boots on the ground.

Zelensky: “Non tratto con Putin”

La novità però riguarda le trattative, ormai uscite dai radar di qualsiasi mediatore. Zelensky ha fatto sapere ai leader del G7 che non intende sedersi al tavolo con “questo” presidente russo. “Dobbiamo riconoscere un fatto ovvio – ha detto -: non può esserci dialogo con questo leader della Russia, che non ha futuro. I colloqui possono essere o con un altro leader della Russia (che rispetterà la Carta delle Nazioni Unite, i principi fondamentali dell’umanità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina) o in una configurazione diversa”. Tradotto: oggi Putin sta “bloccando la pace” e Kiev vuole che “il primo dei terroristi non abbia l’opportunità di influenzare le decisioni chiave”. Il messaggio sembra anche recapitato a chi, dentro e fuori gli Usa, sta raffreddando le proprie posizioni verso Kiev e punta ad un dialogo con Mosca. Lavrov non ha escluso un incontro tra Putin e Biden a margine del G20, incontro che a questo punto sarebbe mal visto da Kiev. Per Zelensky infatti non sembrano esserci mediazioni: o succede qualcosa al Cremlino, oppure niente trattative. Si combatte.

Giuseppe De Lorenzo, 11 ottobre 2022