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Zelensky epura la commissaria ai diritti umani. Lei accusa: “È una dittatura”

zelensky Lyudmila Denisova

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In Ucraina tira una brutta aria. Ovvio, il Paese è stato invaso dai russi e si trova a combattere una sanguinosissima guerra per la sopravvivenza. Ma le sue élite, con la situazione sul campo che nel Donbass precipita, stanno cominciando a sudare freddo. E a far saltare le prime teste.

La legge marziale, che accorda al presidente Volodymyr Zelensky ampi poteri discrezionali, è in vigore già da pochi giorni dopo l’inizio dell’attacco di Mosca. Essa ha consentito all’ex attore comico, ad esempio, di sospendere i partiti “filorussi”, tra cui la principale forza d’opposizione, che è anche il secondo partito della nazione. Adesso, giunto in visita a Kharkiv, Zelensky ne ha approfittato per rimuovere il locale capo della sicurezza, che “non ha lavorato per la difesa della città”. Ma l’ondata di epurazioni, ormai, ha raggiunto persino la donna incaricata d’indagare sulle violazioni dei diritti umani nel conflitto.

Ieri, Lyudmila Denisova, difensore civico dell’Ucraina, ha dichiarato, in conferenza stampa, di aver “saputo che, su ordine del presidente Zelensky, è stata presa la decisione di licenziarmi domani (oggi per chi legge, ndr)”. Stando alle mie informazioni”, ha proseguito il commissario ai diritti umani, “all’ufficio del presidente non sta bene la posizione attiva in merito alla raccolta dei dati sulla violazione dei diritti umani sui territori occupati”. La Denisova è apparsa indignata, tanto che, dopo aver comunicato la procedura con la quale scatterebbe la sua rimozione (la proposta andrà analizzata dal Parlamento), il difensore civico ha aggiunto che nel meccanismo “ci sono delle incongruenze e delle violazioni di cinque articoli della Costituzione. Accetterò ovviamente qualsiasi decisione dei deputati del Parlamento, sia che sia sfiducia o sostegno, ma questo mi ricorda un po’ uno Stato totalitario”. Sbam. Una tegola sulla nomea del “nuovo Churchill”, come qualche penna nostrana, forse un po’ troppo entusiasta e sensibile alle sirene della propaganda, s’era spinta a definire Zelensky. Giustamente, Denisova ha ricordato che Kiev vorrebbe andare “verso l’Europa, in cui vige” lo Stato di diritto. Il difensore civico, in queste settimane, aveva denunciato le deportazioni di cittadini ucraini dai territori occupati in Russia.

Insomma, comincia a incrinarsi la narrazione sugli eroi senza macchia, che si battono per “i nostri valori”. Anche nelle fila ucraine possono consumarsi abusi di potere o rese dei conti, magari maturate per divergenze personali. Il tutto, all’ombra di un esercizio a volte arbitrario e discutibile di poteri quasi illimitati. È la guerra. Pure per chi sta dalla parte giusta. Pure per i buoni.