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Tav, le supercazzole di Conte

Zuppa di Porro: rassegna stampa del 10 marzo 2019.

Oggi: niente rassegna stampa: l’unica notizia che conta è la farsa della Tav. Come ci si può fidare di un Paese che fa queste cose? Sulla questione, le supercazzole di Conte e del governo sono imbarazzanti.

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32 Commenti

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  1. “Il guaio dell’Italia non è che tradisce il socio. E’ che ne vuole riconosciuto il diritto sul contratto”
    Principe Otto Von Bismarck

  2. Porro, quanto sta avvenendo è solo il risultato della storia italiana degli ultimi quarant’anni. Una storia indegna rispetto a quella che ci ha preceduto. In questo periodo nessuno dei vari governicchi, sono sin troppo magnanimo usando tale termine, che si sono succeduti non si è degnato mai di sottoporre al popolo italiano il piacere di poter leggere un piano strategico di sviluppo in alcun settore economico, opere pubbliche comprese, e, allo stesso tempo, ho assistito inerme alle varie picconate criminali che questa gentaglia ha inferto al sistema scolastico per ridurlo così come è ora.

    Inoltre ho dovuto assistere sulla mia pelle, come degli altri compatrioti, a una esplosione indiscriminata e folle del debito pubblico e, in contemporanea ovviamente, a un aumento mefistofelico della pressione fiscale che ci sta facendo morire di asfissia.

    Per non parlare di una vera riforma dell’amministrazione della giustizia che tutti hanno usato pro domo propria. In sintesi: qualcosa che va ben oltre lo schifo umano e non solo.

    Per non parlare poi dei media nel complesso che, ad eccezione di alcune firme che tra l’altro molto probabilmente non arrivano a dieci, sarebbero da chiudere immediatamente.

    Quanto accaduto da noi in proporzioni ben maggiori, degne dell’inferno dantesco, è accaduto anche nel resto del mondo.

    Ma le nostre colpe sono ben maggiori per il semplice motivo che saremmo dovuti essere i diretti discendenti di quegli avi che ci hanno lasciato un patrimonio unico al mondo di Storia. Quella Storia che ci avrebbe dovuto insegnare cosa sia essere realmente Italiani mentre ci siamo ridotti a essere non solo del tutto marginali ma, addirittura, considerati degli accattoni cui dare qualche briciola “ciancicata” come fossimo degli appestati nella più benevola considerazione.

    Abbiamo gettato all’ammasso le nostre facoltà intellettuali ed elaborative commettendo il peggior crimine nei nostri confronti e nei confronti del nostro patrimonio storico e culturale che i nostri avi ci hanno lasciato in eredità.

    Volendo potrei continuare all’infinito ma ho troppo schifo per farlo.

  3. Perché vergognarsi del riuscitissimo machiavello politico di Conte? Al contrario, esso innalza l’Italia a faro della non cazzonaggine, scoprendo gli altarini dei francesi – che ammettono obtorto collo di non avere al momento soldi da puntare sulla TAV – e le trappole della “Unzione” Europea per spellarci ancora impunemente?
    A parte, ammettiamolo, un’opera ancora a metà grazie a trent’anni di maneggi da parte dei soliti maestri nelle continue revisioni dei conti per l’avanzamento dei lavori, ben spalleggiati dai politici sotto qualunque bandiera con cui “do ut des”.
    Forse ci stiamo risvegliando dal torpore cinquantennale dal ’68 in qua e – miracolo! – ci scopriamo non più giovani provveduti da spennare.
    Dice un saggio:” TUTTI SIAMO STATI GIOVANI E UN PO’ PIRLA, MA NON DEVI PENSARE CHE RIMANENDO PIRLA RIMANI ANCHE GIOVANE”.
    Meditate, gente! Meditate…

    • Per niente ‘iniziata’,egr,solo un buco per far vedere che si sta a lavorare,e magari come x il ‘ponte sullo stretto di Messina’ richiedere penali milionarie qualora Salvini ‘abboccasse’ e riuscisse a convincere i grillini ad affidare i lavori alla società allo scopo creata che a sua volta concedesse ‘quelli veri’ ai soliti noti(del ‘ponte sullo stretto di Messina).E comunque,come giustamente conferma, l’hanno bocciata due anni fa i francesi tramite la ministra alle infrastrutture macroniana,la stanno ancora bocciando,l’ha bocciata la presidente delle infrastrutture europee Marika Delli e… a st’esca quasi solo Porro continua ad ‘abboccare’…con nostro dispiacere , certo.

  4. Conte non è un fantasma che si materializza improvvisamente,durante un sonno agitato, a Di Maio.
    I due si frequentano e si conoscono bene.
    Così si spiega che Di Maio lo inserisce organicamente nel governo-ombra grillino prefigurato prima delle elezioni.
    Per farlo,di certo non dubita della fedeltà di Conte.
    Ne è talmente convinto che-dopo l’esito elettorale- lo fa diventare premier del governo,nel quale Di Maio si riserva il ruolo,di rango inferiore, di vice premier nonché ministro .
    E’ chiara e fin troppo evidente la stranezza se non l’anomalia di un presidente del Consiglio (Conte) – a cui l’art. 95 1° comma della Costituzione assegna il primato rispetto ai ministri che compongono il gabinetto, tra cui Di Maio .
    E,tuttavia , si trova in sottordine in ragione del fatto che è creatura politica Di Maio ,che è l’artefice del suo ingresso nel governo.
    E allora,per tirarsi d’impaccio, viene fuori l’escamotage linguistico .
    Conte -che nella vita reale fa avvocato- con un vero e proprio coup de théatre si proclama , enfaticamente, <>
    Nell’intento di fugare l’idea di essere l’avvocato di Di Maio.
    Magari con l’etichetta <> che gli è valsa la fiducia in base alla quale è asceso alla carica istituzionale
    Senonchè ,se i precedenti parlavano chiaro , il seguito degli avvenimenti e segnatamente la vicenda della TAV suonano a conferma.
    Di Maio – prossimo al collasso politico coevo alla costruzione del tunnel del collegamento su ferro Torino- Lione dopo la decimazione elettorale del suo partito nelle votazioni regionali in Abruzzo e in Sardegna – viene rianimato e tenuto in vita grazie ai cavilli di cui Conte,da buon leguleio, si mostra esperto.
    Come dire espedienti ,mezzucci dilatori : destinati tutti insieme ad essere spazzati via alla luce dei Trattati e degli Accordi internazionali sottoscritti vincolativamente dall’Italia.
    Conte,su Facebook ha dichiarato gagliardamente di<< non lasciarsi condizionare da <> e <>.
    Senza però indicare quali essi siano.
    L’indomani, in una intervista sul “Fatto “, ha precisato che quanto da lui scritto su Facebook <>.
    Insomma la solita tattica di stampo comunista, di lanciare il sasso e nascondere la mano.
    Lucrando, presso la vastissima platea del Social, con l’immagine da lui offerta di uomo che non si piega a nessuno.
    Salvo poi , il giorno dopo, revocare sostanzialmente tutto, con l’esigua platea di coloro che ancora leggono la carta stampata.
    Un’altra furbizia avvocatesca.
    Comunque sia servirà a ben poco .
    La sua <> troverà a Parigi e a Bruxelles gente all’erta, competente e preparata a non lasciarsi fuorviare.
    Non i boccaloni dei social che plaudono <> qualunque cosa dica Di Maio.
    Col ditino alzato.
    Come si conviene ai grandi statisti.

  5. La fine economica e inevitabile, dal momento che ad un ragazzo viene permesso dalla legge di entrare in parlamento. I ragazzi sono per la rivoluzione, da sinistra come Di Maio o da destra come Salvini. E con coerenza stanno introducendo misure equiparabili a quelle di Roberspierre perché sono ragazzi e i ragazzi di oggi non leggono. Tutte le possibili ubriacature rivoluzionarie avremo, tranne, come Robespierre, la rinuncia ai loro privilegi. Più sono giovani più sono lesti ad imparare, e vi è un solo modo per tornare indietro: diritto di voto e di rappresentanza solo dopo i 60 anni come al Senato Romano.
    Sì, è vero, ho una età avanzata.

    • Mi piace il tuo commento.
      Mi ha ricordato una idea del grande liberale Friedrich von Hayek che ipotizzava una rivoluzionaria riforma: la eleggibilità in parlamento esclusivamente a persone di età avanzata, con mandato di 8/10 anni, non rieleggibili, e se ben ricordo con tutte le proprietà sotto “trust”.
      L’idea era finalizzata ad evitare uno dei grandi difetti dei nostri sistemi democratici: il politico eletto agisce quasi esclusivamente per garantirsi la rielezione, per arricchirsi, o per aumentare il proprio potere.

    • Potevi(anzi potevate giacchè è arrivato rinforzo) ben dircelo con i termini corretti…diritto di voto e di rappresentanza solo ai ‘rincoglioniti’.

  6. Le supercazzole di Porro al posto della zuppa oggi, te le cerchi però, mi dispiace. Già il preambolo la dice tutta “l’unica cosa di cui oggi vale la pena di parlare” che sarebbe “un” opera pubblica, UNA! FONDAMENTALE! Inizio a domandarmi se c’hai investito i tuoi risparmi in questa TAV Porro. È chiaro che oggi non hai NULLA da raccontare e commentare, ma come sempre t’ascolto. Ti ricordo che non sono contro la TAV, ma che non c’ho perso un minuto di sonno a differenza tua che sei ossessionato. Ascolto il resto, come sempre, ma forse non avrei dovuto pena mettere in dubbio la tua intelligenza o in alternativa onestà intellettuale, sarei curioso di sapere quale delle due risponderesti tu. Allora, ti rivolgi a certi elettori leghisti dicendo sarcastico spiegando che la flat tax sarebbe il simbolo del liberismo, ma sei serio o ci prendi per il culo? A chi credi di rivolgerti? Caprette che leggono solo i titoli dell’ansa prima di starti a sentire? Quelli votano altri partiti mi sa caro Porro. Hai mica sentito parlare di un certo Trump? Si quello da cui silvio copio’ l’idea della “Flat tax” poi mantenuta con COERENZA dall’ex alleato Salvini, non il taglio delle tasse in generale eh, ma il termine propagandistico di tassa piatta in inglese. Beh che ti sembra Trump, il vero padre di questa FLAT TAX, un liberista? Bella figura che fai complimenti. Poi lo meni sul reddito di cittadinanza, ma il copione italiano della FLAT TAX non era quello che dava voti in parlamento allo stesso piddi che imponeva altrettanti miliardi per l’accoglienza di migranti clandestini? Quello non era assistenzialismo? Almeno quello di oggi è prevalentemente per italiani o eventualmente stranieri con il diritto di stare nel nostro paese, non ti sembra un progresso notevole? Ah scusa, per te che sei liberista conta solo la TAV. Ma scusa un po, apparte la posizione favorevole e la battaglia che la Lega sta portando avanti per mero buonsenso sulla TAV, tu ricordi che quest’opera pubblica o altre fossero perni del manifesto elettorale leghista? Sarà, ma io quando l’ho votato non avevo aspettative ne in un senso ne nell’altro per la TAV, manco me la ricordavo sinceramente. Invece quando mettevo la crocetta per il partito “liberista” al senato, la cara FI, un’aspettativa ce l’avevo, niente PD al governo ed indovina un po cos’ho pensato dopo le elezioni quando quella stessa FI pur di rimanere in sella spingeva per un’alleanza con quello stesso piddi? Mai più crocetta. Concludo complimentandomi per i commenti su crollo del PIL, incremento disoccupazione ed armagedon vari, bravo, oggi sei ancora più credibile di La Repubblica, che posso dirti, ti piacerebbe ne? Magari finisse all’inferno tutto il paese per poterlo commenatare nella zuppa. Oggi la tua peggiore zuppa da quando ti seguo, hai davvero rotto i coglioni con sta TAV e da domani se leggo TAV nella zuppa non l’ascolto, per sentire le stesse minchiate tutti i giorni tanto vale leggerle di prima mano senza commenti stupidi e faziosi che mi fanno perdere stima nei tuoi confronti. Che ti frega, uno più o uno meno che t’ascolta cambia poco, ma occhio, potrebbero essere tanti quelli che fanno lo stesso se ti repubblichizzi o foglizzi, buna domenica

    • Egregio Cambiaso , penso che PORRO oggi parli solo di TAV perchè fino a ieri la risoluzione di tale problema ( SI/NO) poteva provocare una crisi di Governo . La Pilatesca risoluzione adottata dal Signor CONTE è motivo di discussione tra coloro che seguono la Zuppa . Detto tra noi è una presa per il kulo . Forse CONTE crede di essere furbo perchè pensa che gli altri siano stupidi .Come lettore della Zuppa avrà seguito cosa ha detto TRIA su cosa potrebbero pensare ( pensano )all’estero dei Governi Italiani e di quanti siano gli Italiani che condividono quanto detto da TRIA. Non è tanto questione di TAV , ma di credibilità. Le azioni che PORRO potrebbe avere nella TAV non c’entrano una beata minchia. Questa è la mia opinione , come vede ,diversa dalla sua.

  7. A prescindere dalle opinioni, i grandi progetti nazionali e internazionali richiedono dall’idea messa su carta al completamento, 10 -20 anni, talvolta di più. Tuttavia, se sul piano nazionale ci si fa del male da soli, su quello internazionale si perdono enormi risorse, grandi opportunità e non ultimo, ci si copre di ridicolo! Anche se per ipotesi, quest’opera fosse in perdita (È NON È COSÌ), a questo punto si dovrebbe andare avanti! Conte e DiMaio, con questa storia, si stanno giocando quel po’ di credibilità fin qui acquisita; stanno facendo la figura dei “vegani delle opere pubbliche”, DE COCCIO! Un velo pietoso su Toninelli e sul prof “luminare” degli studi di cui non ricordo il nome …!!!

  8. Come non dare ragione a Porro. Le” ragioni ” addotte da Conte sono degradate ormai al livello avvocatizio, ben noto, che volendo dar ragione di tutti e di tutto finisce per umiliare la dignità della ” raison “. In questo, Conte è andato oltre Aldo Moro, oltre il funambolismo tragicomico delle ” parallele convergenti” . Siamo un Paese Bloccato, non è bloccata solo la Tav. Oh, se avessimo un Presidente-Presidente,una Repubblica davvero Repubblica-Presidenziale ! Siamo costretti invece a camminare sulle sabbie mobili ” qual piuma al vento “.

    Siamo proprio il Paese di BBB, Buffoni-Burattini-Bloccati ?
    Satis!

    • > Oh, se avessimo un Presidente-Presidente,una Repubblica davvero Repubblica-Presidenziale !

      L’opportunità c’è stata con il referendum costituzionale del 2005-2006. Agli italiani non importava un fico secco, quindi neanche il quorum è stato raggiunto.

  9. Poteri oscuri e riti satanici: anche Salvini obbedisce al Tav Torino-Lione?

    di Giorgio Cattaneo (Libre idee) – Non basterebbe neppure Dan Brown. Ci vorrebbe almeno Tolkien, per svelare – attraverso una fiaba – il mistero del Tav Torino-Lione, cioè il sortilegio nero che vuole che si spendano 20-30 miliardi per costruire quella linea ferroviaria “maledetta”. Si tratta dell’inutile e faraonico doppione della ferrovia che esiste già, e che da 150 anni collega Torino a Lione attraverso la valle di Susa e il Traforo del Fréjus, riammodernato qualche anno fa (costo, 400 milioni di euro) per consentire il transito dei treni con a bordo i Tir e anche i grandi container “navali”, della massima pezzatura.

    Che merci trasportare?
    L’unico problema è che non ci sono più merci da trasportare: l’asse “strategico” del terzo millennio è quello che unisce Genova e Rotterdam, mentre la direttrice Torino-Lione è ormai un binario morto, dal destino segnato. Secondo la Svizzera, incaricata dall’Ue di monitorare il traffico alpino, l’attuale Torino-Modane, semideserta, potrebbe incrementare addirittura del 900% il suo volume di trasporti. E allora che bisogno c’è di scavare – da zero – un nuovo traforo, lungo 57 chilometri, di cui non esiste ancora neppure un metro?

    Un tunnel mai iniziato
    L’unico mini-tunnel realizzato, quello di Chiomonte, è solo una galleria esplorativa accessoria, geognostica: non potrebbe mai passarci nessun treno, anche se Matteo Salvini arriva a sostenere – davanti alle telecamere, proprio a Chiomonte – che costerebbe meno “finire il lavoro” piuttosto che “tappare il buco”. Dichiarazione ingannevole: Salvini sa benissimo che il “lavoro” per il tunnel destinato al treno non è mai neppure cominciato. Pur di premere sui 5 Stelle, il leader leghista – come già Renzi – arriva a ipotizzare un progetto “low cost”, parlando di appena 4 miliardi (cioè il costo della parte italiana dell’ipotetico futuro traforo, non quello della linea ferroviaria fino a Torino). Di più: il ministro dell’interno aggiunge che, “risparmiando” (ad esempio, rinunciando alla surreale “stazione internazionale” di Susa), si potrebbero costruire finalmente anche opere utili, come la metropolitana di Torino. Su questo ha ragione: il capoluogo piemontese, a lungo amministrato dalla dinastia Castellani-Chiamparino-Fassino, dispone solo di un’unica, patetica linea.

    La Torino della Compagnia di San Paolo
    Torino, la metropoli più inquinata della penisola, è anche la grande città italiana peggio servita dai mezzi pubblici veloci: è l’unica a non disporre di una vera rete metropolitana. In compenso, i suoi ex sindaci sono tra i più fanatici sostenitori dell’inutile Tav Torino-Lione. Chiamparino, in particolare, è il capo degli hooligan pro-Tav. Un caso esemplare di mistero italico: dopo aver fatto il sindaco è passato senza colpo ferire alla guida di una potentissima centrale finanziaria come la Compagnia di San Paolo, per poi tornare tranquillamente alla politica. L’uomo di fiducia dei grandi banchieri è oggi presidente della Regione Piemonte, poltronissima da cui martella il governo gialloverde per ottenere a tutti i costi la grande opera “maledetta”. Ci sta riuscendo? Stando a Salvini, parrebbe di sì. Sulla maxi-opera dell’appalto alpino, il capo della Lega è perfettamente allineato al fantasma del Pd.

    Un popolo sulle barricate
    A questo punto, la ragione vacilla. Per chi ha seguito i vent’anni di protesta popolare in opposizione alla Torino-Lione, i conti non tornano. Il movimento NoTav – ormai appoggiato da vasti strati dell’opinione pubblica nazionale – è stato il primo vero esempio, in Italia e non solo, di denuncia politica “glocal”. Dal particulare all’universale, dicevano gli umanisti rinascimentali. Agire localmente e pensare globalmente, ripetevano negli anni ‘80 i primi Verdi ispirati da Alex Langer. I valsusini – popolo sulle barricate, che nel 2005 riuscì a fermare il progetto con una spettacolare protesta nonviolenta guidata dai sindaci in fascia tricolore – per molti aspetti hanno come anticipato gli americani di Occupy Wall Street, adottando un metodo di lotta, dal sit-in fino al blocco stradale, che oggi i Gilet Gialli si limitano a replicare. L’intuizione: se il potere “bara” a casa nostra, sulla base di dati falsificati, è lecito sospettare che “imbrogli” ovunque.

    Al servizio dell’oligarchia finanziaria
    È lecito supporre che si limiti a eseguire gli ordini di un’oligarchia del denaro mossa da interessi inconfessabili.
    Sta barando da vent’anni, il potere che insiste – come un disco rotto – nel voler imporre quella super-linea inutile in valle di Susa, facendola pagare carissima all’Italia? Vedete voi, ma sappiate che la Torino-Lione non serve: lo dicono tutti i maggiori esperti di trasporti, tra cui il professor Marco Ponti del Politecnico di Milano, ora collocato dal ministro Toninelli nella scomodissima posizione di presidente della commissione incaricata di formulare un giudizio decisivo sul rapporto costi-benefici della grande opera. La Torino-Lione non serve: lo ribadirono ben 360 professori e tecnici dell’università italiana, in accorati e inutili appelli rivolti al Quirinale e a Palazzo Chigi. Costi immensi, e nessun risultato: perché le merci devono comunque viaggiare a bassa velocità, per motivi di sicurezza. Quanto alla Francia, spesso usata in Italia come alibi “europeo” per costruire a tutti i costi l’infrastruttura, ha deciso ufficialmente che di Torino-Lione, a Parigi, si riparlerà eventualmente solo dopo il 2030.

    Dal trasporto passeggeri al trasporto (inutile) di merci
    Il progetto Torino-Lione è un relitto ormai obsoleto degli anni ‘80: era nato come sogno di collegamento veloce per passeggeri, ed è stato archiviato dall’avvento dei voli low-cost. Al che, è stato trasformato in Tac, treno ad alta capacità per le merci, fingendo di non sapere che i convogli commerciali devono viaggiare lentamente, e che la chiave del trasporto merci non è la velocità, ma la puntualità della logistica: il sistema più efficiente al mondo è quello degli Usa, fatto da treni che viaggiano a 60 miglia utilizzando tunnel dell’800 che valicano le Montagne Rocciose. I costi territoriali della Torino-Lione sarebbero folli: le montagne della valle di Susa sono piene di amianto e tuttora traforate dalle gallerie scavate dall’Agip negli anni ‘70, ai tempi del nucleare italiano, perché il Massiccio dell’Ambin è un immenso giacimento di uranio.

    Una devastazione irreversibile dell’ambiente
    Senza contare la devastazione ambientale e urbanistica (vent’anni di cantieri), l’incognita maggiore è quella idrogeologica: quei monti fra Italia e Francia, dicono i geologi, ospitano un enorme bacino sommerso. Bucarlo potrebbe comportare conseguenze impensabili, con ripercussioni sui fiumi fino alla Valle d’Aosta.
    Il compianto Luca Rastello, giornalista di “Repubblica”, in un saggio sul tema spiega che poi, una volta alle porte di Torino, la nuova linea potrebbe congiungersi alla Torino-Milano solo sbancando interi quartieri o procedendo per via sotterranea, e quindi perforando la falda idropotabile che alimenta l’area metropolitana torinese. Non se ne rendono conto, gli abitanti di Torino, perché nessun politico – prima di Chiara Appendino – si è mai premurato di spiegarlo chiaramente. Né si interrogano, i torinesi, sul motivo di tanta ostinazione, da parte dei valsusini, nell’opporsi al progetto. Non sospettano, i torinesi, che la criminalizzazione a reti unificate del movimento NoTav è servita a nascondere due verità imbarazzanti. La prima: in vent’anni, la politica non ha mai voluto o saputo dimostrare l’utilità della grande opera, neppure a fronte di una protesta così rumorosa. La seconda: il progetto Torino-Lione è nato sotto una cattiva stella, la peggiore di tutte: la strategia della tensione.

    Il terrore degli attentati e dei morti impiccati
    Negli anni ‘90, appena si cominciò a insistere sull’opera come “inevitabile” prospettiva strategica, la valle di Susa fu terrorizzata da 12 attentati dinamitardi. Alcuni furono rivendicati in modo delirante: volantini firmati “Valsusa Libera” e “Lupi Grigi” contenevano farneticazioni “guerriere” contro l’alta velocità. I giornali, all’unisono, puntarono il dito contro gli “ecoterroristi” e gli “anarco-insurrezionalisti”. Poco dopo furono arrestati tre giovani anarchici, di cui due – Edoardo Massari e Maria Soladed Rosas , “Sole e Baleno” – trovati morti (impiccati) mentre erano in stato di detenzione. Contro di loro, l’accusa aveva vantato “prove granitiche”, che poi al processo evaporarono: non erano stati loro a mettere quelle bombe. Chi, allora? Non s’è mai saputo: caso chiuso.

    La Mafia a Bardonecchia
    I valsusini però non dimenticano. Sanno che quello di Bardonecchia, santuario del turismo bianco, vicino a Sestriere, è stato il primo Consiglio Comunale italiano – a nord del Po – a essere disciolto per mafia. E sanno che, sempre negli anni ‘90, la procura di Torino intercettò un traffico di armi che collegava l’armeria di Susa a una cosca calabrese, con il placet di settori del Sismi e del Sisde. Erano gli anni della “trattativa”, in cui Falcone e Borsellino saltavano per aria, in Sicilia.
    Si può immaginare lo stato d’animo dei valsusini, quando – dopo tutto questo – si sono visti arrivare, nel cortile di casa, anche lo spettro della maxi-opera più controversa della storia, al pari del Ponte sullo Stretto. A parlare è il buon senso della geografia: Moncenisio, Fréjus e Monginevro. Ovvero: statali, autostrada, ferrovia, trafori. Nessun’altra valle alpina è altrettanto collegata al resto d’Europa, attraverso valichi internazionali. Perché aggiungere anche l’assurda Torino-Lione? Quale mistero indicibile trasforma la valle di Susa in un oscuro crocevia di mafie e affari, bombe e appalti? E soprattutto: com’è possibile che, in vent’anni, la politica non si sia mai degnata di dare una risposta chiara?

    L’interruzione della Linea di San Michele
    È evidente che, se l’utilità della Torino-Lione fosse finalmente dimostrata, le bandiere della protesta finirebbero per venir ammainate. Basterebbe spiegare per quale motivo l’opera è ritenuta indispensabile. La valle di Susa lo chiede da vent’anni. E la risposta non è mai arrivata. Perché?
    Ha suscitato sconcerto, nel 2016, l’inaugurazione teatrale del traforo del Gottardo, con l’inquietante

    Era chiaro come il sole. Fausto Carotenuto, già analista strategico dell’intelligence ora passato al network “Coscienze in Rete”, sostiene che la Torino-Lione sarebbe una sorta di “attentato energetico” per violare la Linea di Michele, notissima ley-line che unisce Israele all’Irlanda attraverso i santuari dedicati all’arcangelo Michele, con epicentro proprio la Sacra di San Michele in valle di Susa. Paolo Rumor, nipote del più volte premier Mariano Rumor, nel libro “L’altra Europa” racconta una storia sconvolgente, rivelata a suo padre dall’europeista francese Maurice Schuman: il medesimo potere, di natura dinastica (denominato “La Struttura”) governerebbe il pianeta da 12.000 anni, e la stessa Unione Europea sarebbe opera sua.

    Ce lo spieghi lei, Salvini
    Non potendo interpellare Tolkien o scomodare la Rowling, non resta che tralasciare le suggestioni e attenersi ai fatti: sarebbe capace, Matteo Salvini, di spiegare il motivo per cui l’Italia, insieme alla Francia, dovrebbe scavare – da zero – un tunnel di 57 chilometri per costruire il doppione della ferrovia Torino-Lione che esiste già? Se la risposta la conosce, perché non la svela? Perché anche lui si limita, come tutti gli altri, a dire stupidaggini, sapendo che i media mainstream le ripeteranno con successo, confidando nell’ignoranza del grande pubblico? C’è davvero un grande potere-ombra che – per motivi ignoti e imperscrutabili – ha lanciato un’Opa misteriosa sulla stramaledetta Torino-Lione? Un grande affare finanziario, d’accordo, ma per pochi intimi (pochissimi i lavoratori coinvolti). E, secondo il giallista Massimo Carlotto, anche una virtuale “lavanderia” di denaro: un magistrato come Ferdinando Imposimato ha dimostrato che vasti tratti della rete Tav italiana sono stati costruiti proprio da aziende mafiose.
    Poi ci sarebbe il triste indotto politico della filiera, affidato ai soliti yesman che in realtà lavorano da sempre per le consorterie affaristiche che hanno costruito le loro carriere istituzionali. Ma non può essere tutto qui, il problema. Cos’altro può muovere i fili di una follia pubblica così estrema, e così potente da piegare persino i bulletti del “governo del cambiamento”? Lo spettacolo non è edificante: Salvini con l’elmetto a Chiomonte, ormai arruolato alla causa, mentre Di Maio e Toninelli non osano neppure lontanamente minacciare le dimissioni, nel caso dovessero perdere il braccio di ferro (e quindi la faccia). Li si può capire: dal canto suo, il primo ministro Conte cazzeggia beatamente al bar con Angela Merkel, l’amicona di Macron e dell’Italia, ridacchiando alle spalle di quei fessi dei 5 Stelle (e degli italiani che li hanno votati). Nel frattempo, l’inesorabile ecomostro finanziario e ferroviario avanza, passo dopo passo. E l’umorista Salvini pensa di cavarsela con le battute sui mitici “risparmi”: come se davvero si trattasse di tre o quattro miliardi, e non invece di un grottesco attentato alla sovranità democratica del paese, evidentemente organizzato – con tenacia impressionante – da poteri che possono mettersi in tasca qualsiasi politico, anche se indossa la maschera di cartone del sovranismo.
    (Giorgio Cattaneo, “Quale oscuro potere ha piegato anche l’ex sovranista Salvini alla teologia dell’inutile Tav Torino-Lione?”, dal blog del Movimento Roosevelt del 2 febbraio

      • Beh ! Chissà se tra un Tavernicolo ed una Tavernicola nascerà qualcosa ! Auguri, possibilmente senza figli, ne’ maschi ne’ femmine, per il bene del paese.

    • Egregio signore , ogni opinione in merito al/alla TAV è legittima. Lei ha scritto la sua che personalmente non condivido . Sa cosa mi fa dubitare della sua buona fede ed esperienza ? Quando Lei scrive . …” grandi contenitori ” navali “della massima pezzatura . I contenitori ” navali ” sono da 20′ o 40′ ( venti piedi/40piedi) , ogni piede è 30,6cm ogni contenitore da 20 è di 6metri12centimeti ed ogni contenitore da 40 è di 12metri24centimetri. Controlli quanti contenitori possono stare su un convoglio ferroviario merci e quanti TIR servirebbero per il trasporto dello stesso numero di contenitori. Se Lei , come quel Tizio , considera come motivo valido la non costruzione della TAV il mancato incasso delle accise sulla Benzina/Gasolio probabilmente ha ragione. Per tutto il resto non sono d’accordo . Sintesi : firmerò qualunque cosa che sia a favore della TAV , referendum od altro. Mi lascio andare : voterei anche per RENZI se giurasse di farla , che per me è come darsi una martellata sui koglioni.

      • Tutto può essere al giorno d’oggi, ma ad una che di nome fa Andreia Alexandra forse è meglio chiamarla signorA pittosto che signore. Con le femministe che circolano niente niente che le piove addosso un’accusa di sessismo !

        • Ma quel signore in arte Luxuria dovrei chiamarlo signora ? Onestamente mi è venuto spontaneo dare del Signore ad Andreia Alexandra Machado , se legge , chiedo scusa dell’eventuale errore non voluto.

    • Splendido esempio di fantasiosa dietrologia e complottismo ad minchiam, con esorcismi antimoderni da neomillenarista, una vera Tavernicola ad honorem.

    • Lei ha scritto un poema dal quale mi pare di dedurre che lei è leggermente ostile alla linea ferroviaria ma, quel che mi dispiace(per lei) è che questa si farà non solo perchè tutte queste opere servono e serviranno ma anche perchè, oltre ai soldi(nostri) già spesi c’è un antico adagio latino che dice: “pacta sunt servanda”.

  10. Una considerazione : quanto riceverebbero le persone che verrebbero espropriate delle loro proprietà per costruire quell’opera multimilionaria?

  11. Va bene tutto, mia nonna diceva, chi troppo si sbassa mostra il sedere, Salvini farebbe bene a mandare a fanculo di Maio e c è andare alle elezioni poi penseremo Noi a fare il nostro dovere, così è troppo..

  12. Chi esce veramente a pezzi dalla vicenda Tav è Salvini. Il grande capitano il grande eroe l’uomo tutto di un pezzo che non rinuncia mai ai suoi ideali sta facendo la figura del quacquaracqua disposto ad ogni compromesso ed ogni mediazione pur di tenere il culo saldamente atraccato alla poltrona. Il Salvini reale si sta sempre più allontanando dal Salvini ideale. Un politico da prima repubblica un doroteo doc disposto a mediare su tutto e tutti . Alla faccia della coerenza e della integrità

    • Condivido il suo commento. Penso che Salvini sia sotto ricatto ( caso Diciotti ) ma non accetto che lo debba essere tutta l’ITALIA . Lui ha firmato un contratto ma aveva anche firmato un programma elettorale per cui ha preso anche il mio voto . Si farà tanto male quando cadrà dall’alto in cui pensa di essere.

      • Concordo, la spada di Damocle del voto in senato sul caso Diciotti pesa e molto sulla testa di Salvini. Si dice ” quando il gioco si fa duro i duri entrano in campo”: staremo a vedere. Se non vuole distruggere la sua immagine e perdere consensi ha solo due scelte: mollare i 5s e trovare una maggioranza diversa senza elezioni garantendosi così anche il voto favorevole sul caso Diciotti, oppure mollarli e andare ad elezioni e verosimilmente anche a processo. Diversamente saranno i potenziali elettori a mollare lui.

        • Sottoscrivo tutto quanto sopra. Ho votato Salvini reputandolo il meno peggio. Oggi voterei la Meloni in quanto meno peggio di lui.

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