Zuppa di Porro: rassegna stampa del 26 giugno 2020

Chi non la pensa come la Murgia è sessista

00:00 Il caso Mondragone con il focolaio dei bulgari e il governatore Vincenzo De Luca che faceva il fenomeno con il lanciafiamme adesso non fa niente.

05:15 Basta con il terrorismo psicologico sul Covid-19.

06:00 La Lega nomina il no-Euro Alberto Bagnai al dipartimento economia.

06:50 Il bonus del 110% sull’edilizia che servirà a poco.

07:30 Salta il taglio dei vitalizi e tutti gridano allo scandalo. Ma preoccupiamoci di altro tipo i “Pomigliano boys”.

09:25 Le nuove linee guida per come tornare a scuola a settembre. Incredibile l’articolo di Travaglio

11:05 L’intervista al prof. Patrizio Bianchi, consulente del ministro Azzolina, che si autocandida come futuro ministro all’Istruzione. Io sono disponibile a fare il ministro degli Esteri!

12:25 Vittorio Feltri si è dimesso dall’Ordine dei giornalisti, titola Il Giornale.

12:45 Autostrade bloccate.

13:10 Continua la telenovela di Palamara e del Csm

13:45 La scrittrice Michela Murgia non accetta le frasi dello psichiatra Raffaele Morelli. E poi se la prende con Vittorio Sgarbi. L’accusa è sempre la stessa: “sessisti” e “misogini”.

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3 Commenti

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  1. Cosa vuole che le dica?
    Continuare lo scambio sarebbe un muro contro muro.
    Solo una considerazione: sono i valori semplici le basi.
    E c’è molta saggezza nelle menti semplici.
    Buona continuazione

  2. Per Stefano
    Guardi, per deformazione professionale sono abituata a fare analisi tra costi e benefici.
    Ultimamente noto che si guarda al passato non per trarne insegnamento ma per riscriverlo o meglio per sfasciarlo. Questo, oltre a non essere possibile, non serve a nessuno.
    Io credevo di essere italiana ma sempre più spesso incontro pensieri come il suo e forse è giusto così se non c’è più unità di intenti o valori.

    • Ah, gli sfasciatori della storia: pestilenziali fanatici ignoranti per scelta partitica, talvolta pure nazi-comunisti con kefiah o shemagh d’ordinanza. Ai tempi della scuole scuole secodarie superiori mi divertivo a far loro notare come tutti dittatori, siano essi di destra, di sinistra o di centro, fossero accomunati dall’avere messo in pratica l’oppressione di minoranze (politiche, etniche, religiose, linguistiche).

      Seriamente: unità d’intenti o valori? Nel Libro Cuore, senza dubbio. Oltre? Bello, affascinate, pregevole e prezioso idealismo. Perfettamente funzionale alla propaganda in base alla quale la democrazia è una cosa meravigliosa. Peccato che comporti, all’atto pratico, la dittatura della maggioranza. Esempio? Posto che sono ben dodici le lingue minoritarie storiche citate nel testo della legge numero 482 del 1999, quale diamine di unità d’intenti o valori poteva esserci mai stata tra popolazioni che avrebbero necessitato un esercito e mezzo di traduttori ed interpreti anche solo per coordinare il reciproco scambio dei convenevoli generici? La più formidabile unità d’intenti temo si sia manifestata nel furto legalizzato (sotto forma di imposizione tributaria e valori bollati) di denaro e beni mobili ed immobili, a danno di cittadini e cittadine dell’inferno fiscale che popoliamo.
      Lei può e deve sentirsi cittadina italiana, se ritiene, perché non sta bene gettare via il bambino (orgoglio nazionale o amor patrio) con l’acqua sporca (le malefatte dei pentacialtroni che malgovernano e peggio amministrano). Tra i predecessori degli odierni pentacialtroni vi sono stati tuttavia anche rimarchevoli felloni che hanno operato alacremente al fine di opprimere le minoranze linguistiche storiche inglobate da questo meraviglioso Stato, talvolta con risultati persino tragicomici in materia di toponimi. Ma basta non farne menzione nelle scuole delle regioni prive di minoranze linguistiche ed ecco formata la “coscenza nazionale italiana senza macchia e senza paura, all’olio extra-vergine di ricino ed in filodiffusione stereofonica urbi et orbi”.

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