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Epurato dalla Luiss per un tweet #SiamotuttiGervasoni

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Oggi è un giorno triste per la libertà di espressione. La Confindustriale Luiss, caccia il professor Marco Gervasoni per un tweet contro la nave Sea Watch. Ma lo fa solo quando cade il governo gialloverde. Boccia e gli altri professori zitti. Oggi voglio parlare solo di questo: i giornali sono carta straccia se non difenderanno, indipendentemente dalla loro opinione, il diritto di Gervasoni a poter dire la sua.

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La libertà d’espressione è sacra (tranne se sei di destra) - Alessandro Gnocchi
23 Ottobre 2019 11:00

[…] se un’università non rinnova il contratto a un professore perché ha espresso opinioni del tutto personali sui media, tutto bene (se il professore è di […]

Mauro Brovelli
Mauro Brovelli
23 Settembre 2019 6:48

Mi sembra che usi la definizione “sinistra” e “comunista” in modo improprio. Capisco il trend, ma questo é per lo meno pressapochismo. Tu confondi il comunismo con la dittatura. Il PD é neoliberista, quindi di destra, dovresti usare aggettivi come ipocriti, opportunisti, lobbisti e prepotenti. Questa gente semplicemente non rappresenta la sinistra italiana che effettivamente non vota. Questo giornalismo é spazzatura come lo é l a politica italiana. Ciao

orianasantasubito
orianasantasubito
22 Settembre 2019 21:26

Forse Sal non ricorda ( ??? ) che il mortadella aveva deciso un blocco navale dall’albania (quello che oggi i suoi compagni di merenda definiscono un “atto di guerra” !!!! come cambia il significato delle parole…padre Dante li perdoni );
Forse non ricorda neppure che ci furono centinaia di morti !!!
Ma, si sa, la memoria è moooolto selettiva

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I liberali immaginari della Luiss #SiamotuttiGervasoni - Nicola Porro
22 Settembre 2019 18:30

[…] contratto alla Luiss, università autodefinitasi libera e pagata dalla Confindustria. Quest’estate ha fatto un tweet appoggiando un blocco navale di quelli tosti contro la Sea Watch. Come spesso avviene sulla rete è stato icastico, e ha persino appoggiato […]

honhil
honhil
22 Settembre 2019 17:38

In Italia dire la sua non è stato mai facile, ma mai è stato difficile come adesso. Sea Watch, come tutte le Ong, è tabù: l’invasione, o commercio di carne umana che dir si voglia, ha avuto l’insperata fortuna di riprendere quota e guai a chi ne freni, anche a parole, il vento in poppa. In quanto ai giornali a cui fa riferimento sono peggio di carta straccia: sono complici. In quel business, chi da un verso chi dall’altro, ci pescano tutti! E’ o non è un sinistro affare?! E avanti tutta!

Giovanni
Giovanni
22 Settembre 2019 13:34

Non ricordo chi l’ha detto,ma e rimasto scolpito nella mia mente : c’è una cosa peggio del fascismo,ed è l’ antifascismo.
Solo chi è impregnato di ideologia politica oppure è in malafede non vede ciò che la sinistra giornalmente ci propina,anche ricorrendo alla violenza, ( vedi gli attacchi ai gazebo non rossi)
Hanno creato l’ insicurezza nelle persone che non esprimono il loro reale pensiero se difforme dal politicamente corretto.
Se non è dittatura questa.

Riccardo
Riccardo
22 Settembre 2019 12:31

Impedire a un Docente di esprimere il proprio pensiero equivale a uccidere tutti i propri Docenti.
Un Docente omologato è una rotellina di un ingranaggio e non un motore di idee e problem solving.
Uccidere la libertà di pensiero significa uccidere l’insegnamento.
Riccardo Bianconi

Lord Franklin
Lord Franklin
22 Settembre 2019 11:52

Quale libertà di espressione? Quì c’è la libertà di un’istituzione culturale di difendere la propria immagine; Gervasoni non ha fatto un tweet ne ha fatti decine e decine impregnati di una visione nazionalistica della vita politica ai limiti del fascismo (e fin quì tanto tanto…) espressi però in una forma inutilmente violenta e guerresca, sprezzante di qualsiasi principio di umanità e dignità della persona, spesso invocando in modo autocompiaciuto fucilazioni, cannoneggiamenti, affondamenti etc.. Andate a vederli e giudicate voi.
Che doveva fare la Luiss?
Tenersi questo tribuno mussoliniano e garantirsi lo sputtanamento?
Chi lavora in un’organizzazione deve rispettare certe regole a tutela del datore di lavoro; dall’impiegato comunale su fino al Presidente della Repubblica; e più hai un ruolo di rilievo (professore univ.) più le responsabilità hanno un grado elevato e quello che fai o dici “impegna” anche l’immagine del datore di lavoro.