Addio a Scruton, il conservatore che piaceva ai liberali

Oggi è mancato un grande del pensiero conservatore: Roger Scruton. Mesi fa feci questa riflessione, che riguardava noi liberali. Non esattamente the cup of the di Scruton ma perché sbagliammo e sbagliamo a non pensare di allargare il nostro pantheon anche con una certa parte del pensiero conservatore. Oggi, in fondo, viene a mancare un pezzo della nostra casa intellettuale. Ecco perchè.

Bisogna avere il coraggio di ammettere che i liberali rischiano di essere quattro gatti. Per di più litigiosi. Cosa possiamo fare per evitare che alle presentazioni dei nostri libri partecipino, oltre al libraio, moglie con e graditi figli, altre otto persone? Come possiamo organizzare incontri in cui le sale, già di per se piccole, non siano orribilmente vuote? Posto che sulla nostra capacità di litigare non abbiamo rivali e difficilmente possiamo intervenire, potremmo almeno confonderci, di contagiare. Cerco di spiegare meglio.

Fino ad oggi il termine liberale si è in effetti confuso con tutti. Non nel senso più profondo del termine, ma solo in quello letterale. Oggi chi, evocando un vecchio grande liberale, non si definisce tale? Su questo dobbiamo mantenere il punto. Un liberale non può essere socialista, il liberal socialismo è una balla inventata dai socialisti che non avevano il coraggio di definirsi semplicemente tali. Una frescaccia alimentata anche da quei liberali che pensavano di essere più a la page, non capendo che Pareto, Hayek, Friedman, non si sono mai sognati di abdicare ai propri principi per avere un posto più comodo in un premio letterario.

Dicevamo, però, che un modo per “contagiare” una platea più vasta lo dobbiamo trovare. E lo spazio c’è, eccome: a destra. I liberali, per intenderci, devono mollare Daherendorf (un mito dei lib-lab anni 80) e pensare a Scruton a Millet. Cerchiamo di andare sul concreto. E partiamo da un grande tema di questi tempi, l’immigrazione. Il liberale è convinto con Bastiat e Antonio Martino che “dove non passano le merci, passano le armi”, insomma che la libera circolazione di oggetti e persone, siano il fondamento di una società libera. Locke, se volete in modo un po’ utopistico prima di Bastiat, ci spiegò che i governi autocratici della sua epoca pretendevano un tacito consenso dei propri cittadini-sudditi nel restare nei confini di quegli stati e subire così la “violenza legale” dl governo-sovrano. Ma avevano un’arma, spuntata, cioè la libertà si andarsene da quella comunità e una garanzia, ideale, e cioè che i diritti naturali non fossero compromessi da chi governava.

Insomma la libertà di movimento è una libertà che è cara ai liberali. Ma i liberali ricordano, o dovrebbero ricordare, anche Hayek il quale ci dice che le nostre istituZioni non sono nate dal progetto di pochi, ma dalla selezione dell’ordine spontaneo, che ha vinto su sistemi concorrenti. Dovremmo anche ricordare Dario Antiseri che ci rammenta come la nostra civiltà occidentale sia figlia più che degli déi greci delle tradizioni giudaico cristiane. Come la mettiamo dunque con l’attuale ondata migratoria? Come possiamo accettare passivamente flussi enormi di popolazioni che vengono da noi proprio in virtù dl fallimento del loro ordine. E con la pretesa di applicare da noi tradizioni che oltre che in contrasto con le nostre, sono responsabili della loro arretratezza sociale?

Su questo piano, un liberale del prossimo secolo è più vicino ai conservatori o alla sinistra progressista del salotto unico mondiale, con sedute capitonè che vanno da New York, passano per Parigi e Bruxelles, e si accomodano a Milano? È chiaro che il liberale sia più vicino ai conservatori.
Un secondo piano è quello economico. E riguarda il nuovo moloch statuale che si sta affermando, quello dei social media, o come ha scritto magnificamente Riccardo Ruggieri in America, un romanzo gotico, quello delle felpe. Anche in questo campo, in modo forse controintuitivo, il liberale dovrebbe fare una scelta di campo conservatrice. Non si può e non si deve contrastare la rivoluzione industriale, che è cosa buona e giusta. Non si può pretendere che la globalizzazione sia un processo arrestabile. Entrambi porteranno vantaggi all’uomo di cui oggi è difficile vedere tutti contorni, un po’ come lo era nel 1800 capire cosa avrebbe portato la rivoluzione industriale.

Insomma non possiamo fare l’errore di Dickens nel raccontare la Londra insuttriale solo con gli occhi della piccola Dhorothy. Ma anche in questo campo la sfida liberale è più vicina alle ragioni conservatrici che a quelle che si autodefiniscono progressiste. Le grandi multinazionali digitali, al netto delle innovazioni che stanno introducendo, stanno coltivando in sè un germe assolutista, imperiale si sarebbe detto un tempo, illiberale si potrebbe dire oggi. Il loro modello non prevede, come magnificamente è descritto in The Circle, la pillola blu di Matrix. Vivono e scrivono una nuova religione che si nutre del loro successo commerciale, cosa di per sé ottima, ma che nasconde un’ipocrisia pericolosissima. Si affermano in modo talebano i diritti delle minoranze in casa e si autoconcedono terreni di assoluta insindacabilità nei loro comportamenti.

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43 Commenti

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  1. Tanto per non essere chiari e non voler far nomi :

    La rivoluzione tradita del ‘94 di Silvio Berlusconi , Padania libera di Umberto Bossi ,il primatismo sovranitá  nazionale di Matteo Salvini , “ desiderio “inglese “ di Brexit , sentire d’animus principi americani  del sismografo Trump , il perseverare d’ispirazione gandhiana del popolo catalano che fermenta libertà d’indipendentismo , al netto di strategie progettuali democratiche , rivela nel suo complesso leadership situazionale da spinte ideali nobilitate da connotati decisivi : espressione di profondo sentire , rapporto relazionale con se stessi e quindi col prossimo , proiezione d’ empatia , amorevole identificazione , desiderio ardente e passione alla vita . Ogni ricongiungere è rincontrare l’”io” perduto , identitario , riconoscerlo , rafforzarlo , rivitalizzarlo , e continuare , perseverando , a vivere meglio . Studio , lavoro , impresa , ricerca , iniziativa privata, scambio commerciale, vendita , benessere , utilità progresso :

     “ besser denken , besser leben “ .

    Non è romanticismo scapigliato , neppure astrazione invasata , ma l’essere 

    LIBERALI d’ispirazione d’ultima istanza auspicabile nel processo evolutivo universale.

    Tuttavia sostanzialmente ” moderati “ fattuali . 

    Se parrebbe bastante in contest a profilazioni compatibili , è purtroppo insufficiente , causa stirpe Caino , alla quale vien “naturale” un male “spontaneo “ , perversione esplosiva invidia -odio-rancore .

     Il bene per essere , non per apparire , richiede impegno , passione, pazienza , sacrificio , studio , lavoro . 

    Le installazioni antropiche planetarie virtuose , sono civiltà testimoniali di bello e di equilibrio , tipicità indissolubile del sapere ed dell’amare .

    La condicio del nomadismo predone conserva quell’impulso distruttore e rapace di specificità selvaggia , come quello delle zecche , delle colonie batteriche e virali , in prospettiva presumibilmente sopravvenenti al genere umano ,  ma dal connotato di crudeltà fine a se stesso , ossia l’implicazione tipica del mal seme d’Adamo . 

    E per farla finita tombalmente , non è la polarizzazione bene/male che rende proficuo il livello evolutivo umano , paradiso di bugie ad libitum , scorie d’illusioni , ma l’expertise potente delle argomentazioni dimostrabili , dalla cogenza del saper fare concreto , iniziando dal se stesso virtuoso , estendendo beneficio agli altri , che toglie dall’impiccio ansiogeno insediamenti continentali di ignoranti e poveri .

    Orbene , l’occasione al cambio l’offre una sommatoria d’ingredienti di natura liberale .

    Collaborazione , mutualità , sinergia , entusiasmo , connotano rarissimi conglomerati circoscritti , città stato , isolette , oasi simil felici , ove quasi inconsapevolmente si sia raggiunto attraverso precondizione d’idem sentire libertà , e  ragionevolmente verificare nel rapporto causa effetto e viceversa che il tendenziale 99% non sia bastante ad ottenere totalità necessaria a divenire “strumento convincente” ; mutare da prodotto di nicchia addivenente forza contaminante vasto oceano sistemico con sindrome di Stoccolma , alienato schizofrenico schiavizzato, impossibilitato percepire energia , strumenti e mezzi di condizione basica , pre coscienza , pre analisi , vocazione d’ eterogenesi dei fini .

    Non viene la bronchite perché si vive in un clima termoregolato e temperato di 10 gradi col sole , si mangiano proteine e verdure giornalmente , vaccinati e ben vestiti , grazie a Fleming ,Pasteur , Ford , kamprad , Jobs, Gates , Natta , Olivetti , Crespi , Ferrero ,Barilla Agnelli , –Del Vecchio – Armani –Capriotti , Olivetti , Silvio Berlusconi – e non , con grandissimo rispetto , per gli eroi di Nassyria . 

    Uno status dunque , non lo Stato che non esiste in quanto tale: parole come “Stato” e “società” sono illusioni verbali, semplici metafore, non entità reali, un’associazione d’individui che hanno concordato tra loro di farsi chiamare in tal modo. Naturalmente l’affermazione è rappresentazione figurata ; è tacitamente implicito il processo di cooptazione aggregazionale che non trattasi più solo di casta elitaria ma di comparti sociali numerosissimi che a qualsivoglia titolo  alimentano , essendone alimentati , coazioni a ripetere del crimine parassitario . 

    Ogni definizione semantica svilisce e perde valore a favore di simulazioni , sceneggiate , “ammuine” . Sicchè quando uno statalista parla di lavoro è per definizione un surrogato , una mistificazione . 

    L’abito mentale nello statalista produce appiccicosa supponente supplenza nel diritto naturale altrui , intimando a non fare il passo più lungo della sua gamba . 

    Questi uomini e queste donne si sono posti l’obiettivo di esercitare il monopolio legale della violenza e dell’estorsione di fondi. 

    Occorre pertanto portarsi adiacenti ai problemi , non cullare feticisticamente metafore di ostacoli artefatti : sinistra destra , progressista , conservatore , etc. 

    Or dunque capiamo e scopriamo cosa significhi essere un libertario? 

    Un libertario In Europa sarebbe considerato un ultraliberale, veramente molto ultra! 

    I libertari hanno un padre fondatore: l’economista austriaco Ludwig von Mises, intransigente assertore del laissez−faire, che annovera tra i suoi allievi sia Hayek , Rothbard.

    Per i libertari lo Stato è infatti il male assoluto; tutto può essere privatizzato, comprese la Giustizia e la Difesa! Ogni uomo nasce con il diritto naturale alla proprietà, e ogni attacco alla proprietà viola tale diritto. I libertari sono quindi anarchici (no allo Stato!) e capitalisti. 

    Come vivere nel Nevada: è questo lo Stato più libero d’America, seppure non ancora abbastanza ; In ogni caso lo spirito d’iniziativa vi ha libero sfogo…

    Prendiamo le tasse : si tratta di un puro e semplice furto, perché non sono volontarie. Gli usurpatori dello Stato sono gli unici individui della nostra società che ottengono le loro entrate per costrizione. I teorici della democrazia spiegano che le tasse sono volontarie: un contratto stipulato tra lo Stato e il popolo.

    Falso! Basterebbe eliminare l’intimidazione per far sì che i contribuenti smettano immediatamente di pagare.

    Se le tasse sono un furto, un furto è sempre un furto, un crimine è sempre un crimine , anche se esercitati dalle divise militari delle guardie di finanza , che l’uno o l’altro siano perpetrati da un uomo solo o da un gruppo di uomini non ne modifica affatto la natura delittuosa . 

     E anche in questo caso la democrazia non scusa niente: un’azione criminale non smette di essere tale solo perché una maggioranza “umorale”  l’approva o la condanna! Nel cerchio ozioso dell’odio , dell’invidia , della sperequazione tra sforzo reale e banco truccato del casinò vince sempre il banco , che è il vantaggio delittuoso del sopruso che svilisce l’iniziativa ed il merito tipicamente attive , versus previlegio dell’artifizio intrinsecamente passivo . Sicchè , senza questi vantaggi non esiste l’uomo in gamba ; ecco spiegato il processo della demotivazione e l’azzeramento d’ entusiasmo . 

     In definitiva, lo Stato è la più vasta e più importante organizzazione criminale di tutti i tempi, più efficiente di qualsiasi mafia della storia».

  2. Chi o cosa ha permesso (e promosso) l’esistenza di multinazionali-mostro che assomigliano sempre più a autentici imperi autocratici e che tendono a monopolizzare i settori in cui operano?

    Trovata una risposta a questa domanda, potremmo allora anche darci una risposta su quello che deve essere l’indirizzo che il liberalismo deve intraprendere per la propria sopravvivenza

  3. @Italo Lanza @Saverio Losurdo @Franco Cattaneo @Davide V8 Vi chiederei una cortesia, datemi un univoca definizione di leberlismo , prima però mettetevi in accordo fra di voi.

    Io sino ad ora di quanto letto su liberalismo ho trovato una sintesi del concetto nella sua radice storica ed evlutiva. che equivale a, indivisualismo. il resto sono variazioni, rivisitazione, agiunte di come giugere a realizzare l’interesse appunto individuale.

    La storia mi insegna, magari mi sbaglio, che qualunque scelta sul campo politico parte da condizionamenti di ordine economico, sia nel senso che posso attuare ciò che il portafoglio mi consente e sia nel senso che solitamente si attua quello che il portafoglio più cospicuo decide.

    Ora se sommo individualismo a portafoglio più cospicuo, mi ritorna che le decisioni e scelte politiche per le masse e/o tipo di popolazione maggiromente rappresentaiva dello stato socio economico di molti, viene determinato da un singolo individuo o da un gruppo di singoli indvidui che devono rispettare il criterio di avere pecunia al di sopra della media/massa per eserciatre liberalmente i loro fini, scopi, obbiettivi e che liberalmente , ossia individualmente se ne catafottono dei pro e contro sul resto dell ‘umanità

    Il Dr. Porro che menziona le felpe come un problema per alcuni diritti delle persone al contempo menziona la nascita dell’industrializzazione senza ricordarsi e ricordare i problemi creati dagli stessi su alcuni diritti, usa due pesi e due misure.

    La coerenza da liberale dovrebbe non porgli nessuna distinzione tra vantaggi creati dalle felpe a loro stessi ( perfetto interesse individuale realizzato) e quello degli industriali precursori delle evoluzioni dell’impresa moderna e contemporanea ( altro perfetto interesse individuale realizzato.

    I problemi derivanti da industrializzazioni selvagge come da informatizzazioni selvagge non dovrebbero disturbare la mente di un liberale poichè rischia di ostacolare il perfetto realizzarsi degli interssi individuali di codetsti signori a fronte di uno sciocco e poc proficuo interesse nei confronti della collettività che soggiace alle scelte/ imposizioni su campi scientifici, tecnologici, economici, finanziari e quindi politici tout court. ( la politica è l’insieme di queste scelte ed azione preventiva e organizzativa su di esse)

    Attendo vostra univoca definizione di liberalismo.

    Grazie.

    • Cara Elisabetta, discutere con lei è molto difficile.

      La base del liberalismo è la non aggressione, la non coercizione, il non obbligare gli altri a fare o non fare certe cose, purchè non costituiscano a loro volta aggressione e coercizione verso qualcun altro.

      Quindi la collaborazione diventa volontaria: si collabora e si scambia senza che nessuno costringa a farlo, ma perchè conviene ad entrambi.

      Parlare solo di individualismo è sbagliato, perchè l’uomo è un animale necessariamente e profondamente sociale, per cui la collaborazione e l’interazione con gli altri esseri umani sono un aspetto fondamentale, apprezzato, voluto della vita.

      Come dire: la gente nel mondo civile si sposa volontariamente, quando e con chi vuole, per reciproco desiderio liberamente espresso. Non perchè qualcun altro obbliga a farlo per il “bene comune”.

      Poi possiamo discutere per giorni: si discute da secoli di queste cose, difficilmente raggiungeremo il traguardo io e lei.

      • Quindi Amazon non è aggresivo, non è coercitivo e non obbliga gli altri a fare cose che non vogliono?

        Idem per Gates, idem per Zukerberg, idem per il primo produttore e venditore industrale di magliette, petrolio etc…?

        Mi scusi da quando e quando codesti Signori hanno chiesto un plebbiscito universale( planetario) per comprndere se le loro scopete ed interessi economici fossero voluti, desiderati, necessitanti anche secondo la volontà di molti se non di tutti?

        Le scelte individuali ( quelle di costoro menzionati) nei campi di impresa non chiedono consenso si attuano creando condizionamenti che possono risultare agressivi e coercitivi proprio perchè nessuno ha espresso il consenso ma lo subisce.

        • Capisco che nella teoria i liberalismo si ponga il fine del soddisfacimento degli interessi e leibertà di OGNi singolo individuo ma al contempo l’applicazione sul piano reale porta e comporta esattamente il contrario, dato che chi ha maggiore potere monetario/economico determina esso le libertà o le non libertà degi altri

          • Per quanto ne abbia compreso di storia, sino ad oggi, le grandi e grandissime imprese sono proprio coloro che ledono le libertà di molti, poichè monopolizzano settori interi.

            Ora che questo sia i liberismo puttosto che liberalismo è una questione di lana caprina, poichè i liberismo è crautura di una corrente liberale.

            La democrazia , ha avuto gli stessi problemi del liberalismo, seppur il presupposto era l’interesse collettivo e non quello individuale preminente, poichè alla fine nella stessa si distorcono diritti e doveri in favore delle solite o soventi lobbies che si crano.

            Credo sia un errore considerare l’uomo un animale sociale , piuttosto è come i lupo che è di natura solitario ma caccia in branco perchè l’istinto gli ha suggerito che l’unione fa la forza.

          • Credo che lei abbia ragione sulla difficoltà di raggiungere un traguardo, insieme.

            Io parto dal presupposto di poter e voler rinunciare a parte di realiazzazioni personali individuali per un minimo di benessere collettivo, lei parte dal presupposto che l’interesse collettivo la imprigiona di conseguenza lotta per affermare se stesso e le sue personali esigenze.

          • Sì, trovo errato il suo presupposto e corretto il mio (evidentemente).

            Ma non esiste il benessere “collettivo”.

            Il benessere è individuale, di tanti individui, ma non di un soggetto “collettivo”.

            Peraltro il suo discorso è completamente fuori misura da un punto di vista quantitativo: oggi, con gli stati attuali, con le loro regole infinite, le loro spese e tasse infinite, le loro politiche monetarie espropriative e drammaticamente dirigiste, non si tratta affatto di comprimere la libertà individuale “un minimo”.

            Si tratta di libertà già senza dubbio eccessivamente limitata e compromessa.

            Su “un minimo” posso anche essere d’accordo, ma qui siamo inequivocabilmente ben oltre ogni soglia di ragionevolezza: l’ideologia totalitaria del ‘900 è totalmente sopravvissuta, ed è oggi dominante.

        • In linea di massima, tutti questi soggetti hanno certamente acquisito consenso libero e volontario: è una libera scelta quella di comprare su Amazon invece che altrove, così come usare FB o no.

          Che poi in troppi siano poco furbi ed usino FB e simili, mettendosi nelle loro mani illiberali, è vero, ma rimane una loro libera ed individuale scelta, e non c’è antidoto contro la stupidità che non sia peggiore del male.

          Se poi c’è qualche posizione dominante, con relativo abuso, da parte di questi soggetti, sono apertissimo ad ogni considerazione in merito.

          La Standard Oil è stata smembrata per questi motivi, si può benissimo arrivare allo stesso coi soggetti che cita, qualora ce ne siano i presupposti.

          • Caro Davide, con il tuo commento sulla Standard OIl, mi fa pensare che lo hai “letto” oppure non sei esattamente un “giovanotto”

        • Cara Elisabetta

          Vi sono sempre due faccie della moneta, dunque due punti di vista, che possono essere applicate secondo le circostanze.

      • Anche se sarò colpevole di ripetere quello che avevo scritto in precedenza, la sua risposta a Saverio Losurdo, è dal mio parere, il migliore riassunto mai letto finora (riferisco in lingua Inglese) sul corretto comportamento umano necessario per l’umanità.

        Anche il suo commento a Elisabetta, “l’uomo è un animale necessariamente e profondamente sociale” è azzeccato, in quanto tutto quello che siamo adesso, è il risultato della cooperazione “in bene o in male” da questa caratteristica, anche se il singolo individuo conta..

        • La ringrazio, non mi lusinghi troppo o finirò per dire scemenze 😉

          Sì, l’uomo è un animale sociale, e si sviluppa certamente con l’interazione coi suoi simili.

          Ma appunto rimane un individuo, in un contesto sociale ed interattivo, ma un individuo.

          Comprimere od annullare l’individualità significa annullare l’uomo stesso.

          Non so se c’è qualcuno appassionato di Star Trek, ma mi piace sempre ricordare i nemici storici di TNG: i Borg.

          I Borg sono efficientissimi, avanzatissimi, sviluppatissimi.

          Si muovono assimilando ogni cultura e popolazione con cui vengono in contatto: inglobandole, acquisiscono tutte le loro conoscenze e competenze.

          Ma, per farlo, distruggono l’individuo, rendendolo schiavo del “collettivo”.

          Per questo sono un mostro, il peggior nemico dell’umanità e di qualsiasi razza libera.

          Trovo questa invenzione di Star Trek assolutamente fantastica, profetica, ed indicativa di quanto stia accadendo, soprattutto in termini di valori: oggi i nostri amici liberal e sinistri vari non li presenterebbero come nemici, ma come esseri virtuosi, obiettivo di sviluppo cui tendere.

          L’insegnamento è anche un altro: chi la pensa così, non avendo in alcuna considerazione l’uomo in quanto individuo, non si ferma di fronte a nulla, non ha remore.

          Per questo bisogna essere particolarmente determinati nel fermarli, altrimenti “resistance is futile”.

  4. Direi che il leberalismo sociale o i liberal socialiamo ( la differenza non è solo sintattica) forse sono ciò che di più si avvicina alle intenzioni di una Repubblica Democrativa.suppur e sempre imperfettamente come ogni forma di ideologia. Daltronde anche la democrazia è un ideologia o un ideale di aspirazione nella pratica realizzabile solo parzialmente.

    Ma lei ha fatto notare su FB che è democratico, sull’aspetto della repubblica ha taciuto, non si è espresso.

    Ma basta che lei si sia dichiarato democratico, per comprendere che il concetto liberale cozzi con la democrazia, poichè potere al popolo non è presente nell’idea de liberale che casomai crede nel potere individuale che si può e deve imporre sulla maggioranza.

    L’industriale, ricordo ( ma se sbaglio qualcuno mi corregga) nasce dalle classi aristocratiche e si espande alla alta borghesia, nessuno dei due rappresentava e rappresenta il popolo, dato che si tratta appunto di classi che solitamente non rappresentano la maggioranza di status socioeconomico delle popolazioni, ( nemmeno oggi dopo l’ascensore sociale a gogo).

    L’avvento della rivoluzione industriale è stata “decisione” / imposizione di pochi, molto liberale ossia molto individualista al massimo “collettivista” nel senso di elites delle varie epoche.

    Porro, i liberalismo e democrazia cozzano all’ennesima potenza, ma i liberalismo è perfetto per le oligarchie.

    Non si avventuri sul pratico, lei è un teorico puro, lo si comprende da come e quello che scrive.

    • Scusa ma liberalismo e democrazia non cozzano se si intende per democrazia lo strumento con cui i cittadini scelgono una classe dirigente che deve governare e attuare i valori liberali sanciti in Italia dalla costituzione repubblicana scritta dai liberali dagli azionisti dai socialisti.

      • Di valori liberali nella costituzione repubblicana scritta dai comunisti, dai dossettiani e dai giacobini (azionisti) non ce ne sono proprio

        • Per i pensatori liberali moderni si, come detto non si è liberale perché si crede di esserlo ma perché i pensatori liberali gli scritti liberali l’evoluzione del pensiero liberale, hanno portato in una certa direzione, capisco che non vi piace gente come Soros Popper ma non è colpa mia.

          Fatevene una ragione

          • Guardi che Popper sarebbe semplicemente inorridito da gente come lei.

            Finitela di stuprare cose che non comprendete.

            Popper era su tutt’altra linea di pensiero, totalmente opposta alla dittatura delle “elite”, allo scientismo, all’interventismo economico.

            E dovete finirla anche di violentare il paradosso della tolleranza, che non consiste affatto nella negazione della libertà di pensiero ed espressione che tanto piace a gente come lei, ma al contrario nella loro difesa.

            Consiste, in realtà, nel negare ai prepotenti come voi la facoltà di mettere a tacere chi non la pensa come voi, la facoltà di imporre il pensiero unico.

            A salvaguardia appunto della libertà.

      • La democrazia cozza palesemente col liberalismo nel momento in cui la si ritiene strumento di legittimazione per imporre misure illiberali (come certamente molte delle quali scritte nella costituzione scritta dai kattokomunisti), o nel momento in cui la si ritiene legittimazione per imporre una qualsiasi forma di dittatura della maggioranza, o di furto pubblico su vasta scala.

        “La democrazia è due lupi e un agnello che votano su cosa mangiare a colazione. La libertà un agnello bene armato che contesta il voto.”

    • Cara Elisabetta, ho letto con grande interesse l’articolo di Porro, in cui si afferma che il liberale è tale solo se conservatore; non condivido però il tuo commento . Desidererei fare qualche riflessione in merito. Ritengo che caratteristica principale del liberale sia la libertà di pensiero e di opinione, che in politica deve concretamente essere il mezzo per risolvere i problemi, proponendo delle leggi, che non ledano la libertà dei cittadini di valutarle, di criticarle e, se di diverso parere,  di votare per un governo che ne proponga di migliori. Liberalsocialismo, lib-lab, radicalismo sono strani ed inconcludenti ideologie. Un grosso equivoco molto diffuso è che i conservatori non vogliano progredire; ritengo piuttosto che preferiscano non correre il rischio che un cambiamento possa in futuro creare ulteriori problemi, senza risolvere quelli presenti. Sta quindi nei progressisti di cultura liberale dimostrare i vantaggi di un cambiamento. Quindi progressisti e conservatori sono entrambi liberali; poiché sono per le libertà di pensiero e di opinione; illiberali sono gli ideologi che impongano un retrivo conservatorismo oppure un velleitario progressismo. Questa è vera democrazia, in cui si propongono, esaminati i problemi, leggi razionali che risolvano i problemi; le varie ideologie, che illudono il popolo proponendo il sogno di società giuste e perfette, sono solo populismo.

       

  5. Egregio Porro, vorrei prima chiedere cosa vuol dire insuttriale, che non la trovo nel dizionario Italiano – Inglese, che tengo sempre accanto a me, causa dalla mia residenza, da ragazzo, in paesi di lingua Inglese.

    Un problema che persiste, è quello che i commenti visibili sono spesso meno della metà del numero indicato dal blog. Questo anche se cambio “browser” o computer.

    Invece voglio farle i miei complimenti per il suo “blog”, e condivido quanto scritto da LEI sopra, riguardo le “liberal thoughts” che mi ricordano quelli della scrittrice Ayn Rand.

      • Grazie della risposta, utilizzo il pulsante “carica altri commenti” … “but to no avail” … si dice in Inglese…… uso anche Ctrl+R per ricaricare tutto, con lo stesso risultato …… anche con alternando “ordina per …” non ottiene la vista di tutti i commenti.

        Iniziai nei computetr nel ’67, e la mia ricerca fu anche publicata. Dal 1983 introdussi sistemi informatici ovunque mi spostavo, e per gli ultimi 26 anni ho dato assistenza informatica a tutti i miei clienti quì in Italia.

        Ho controllato con altre persone in zona Asiago, e mi dicono che hanno gli stessi problemi, e inoltre il loro commento spesso sparisce completamente appena confermono su “rispondi”.

        Per me è molto importante seguire anche le risposte di tutti i lettori del suo “ottimo” blog. Dunque sarebbe utile capire se è un problema della mia zona, oppure generale.

        • Caro Gianfranco, per la mia esperienza quello che dice è molto strano.

          Nel senso che rilevo gli stessi problemi (messaggi non caricati neanche schiacciando il pulsante, messaggi che appena postati spariscono), ma con un browser diverso (ovviamente “pulito” come cache, cookies e cronologia – questo è fondamentale) ricompare tutto.

          Fino a che non si posta un messaggio, dopo i problemi ricominciano, ma “pulendolo” e riavviandolo torna tutto.

          • Caro Davide, sempre gentile. Mi ricordavo del tuo suggerimento la volta precedente, ma non era sufficiente questa volta. Dunque, oltre a CCleaner, ho pensato di usare anche Advanced System Care.

            Completato tutto, e riavviato il computer, entrai in Nicola Porro, e dovetti però reinserire nome e email address, e tutto apparse per questa parte delle “risposte”.

            Per verificare, aprirò quello dove vedevo meno della metà.

          • E’ sufficiente cancelli tutti i dati di cronologia, cookies e simili all’interno del browser.

            Comunque qualcosa che funziona male c’è; probabilmente se Porro o i suoi collaboratori non postano molti commenti non possono incappare nel problema.

          • Dalle verifiche su altre mie risposte ad altri autori, quelle non vi sono tracce.

            Esiste anche un’altro problema (non solo mio), che finito scrivere un commento, quando poi si clicca su “rispondi”, il commento o si blocca o sparisce completamente, o anche passa dalla risposta a “tizio” e la trovo in cima con “invia il commento”.

            Ho iniziato copiare con ctrl+C il mio commento, per non perderlo, prima di confermarlo.

            Problemi esistono che non c’erono con il sistema precedente.

  6. Porro ma la vuole smettere di definirsi liberale quando è solo e soltanto un conservatore e di recente anche un tantinello reazionario e nazionalista?

    Ma perché pretende di chiamare sedia un tavolo e tavolo una sedia?

    La stragrande maggioranza dei liberali moderni non la pensa come lei, per questo siete ridotti a quattro gatti.

    Oppure si vergogna di essere un reazionario conservatore nazionalista che oggi significa neo nazista?

    Saluti camerata Porro

    • Losurdo, che fa rima con assurdo, visto che tale è il suo pensiero (sempre che la sua non fosse semplice ironia). La stragrande maggioranza dei liberali moderni è tale solo perché si autodefinisce “liberale”, o “liberal” negli USA, grazie alla progressiva desemantizzazione dei termini anche se di LIBERALE nulla hanno e forse neppure sono capaci di comprenderne il significato.

      Hanno fatto proprio il termine che fa coppia con “LIBERTA'” per confondere i gonzi e gli stolti mentre, ogni giorno che passa, inseriscono sempre più obblighi e divieti e censurano le libertà personali, anche di opinione, di tutti coloro che la pensano diversamente. Accuse patetiche di razzismo, nazismo e/o fascismo per vietare anche di respirare al nemico mentre loro si permettono qualunque cosa.

      Una per tutte il suffragio universale: forma perfetta di democrazia quando vincono loro, ma stupida usanza del passato da abolire quando perdono. E questi sarebbero la stragrande maggioranza dei “liberali” moderni. Mi scappa da ridere…

      • Scusi ma non è colpa mia se la stragrande maggioranza dei liberali moderni la pensa come il sottoscritto e non come i conservatori.

        Marx è l’ideologo del comunismo e se condividi Marx sei comunista.

        Poi ci sono i pensatori liberali e dell’ottocento ad oggi i liberali (sia i filosofi che gli gli economisti) hanno trovato una convergenza tra il liberalismo e il socialismo riformista.

        Mi spiace ma è andata così.

        Mentre i quattro gatto liberali fermi alle idee del liberalismo dell’ottocento e del novecento si sono incontrati con i conservatori con i reazionari con i nazionalisti.

        Lo ha appena detto, capisco che vi piace il termine liberale ma voi siete solo dei conservatori e l’unica libertà che conoscete è il pagare meno tasse….troppo poco per essere liberali.

        Fatevene una ragione

        • Invece è proprio colpa sua se stupra non solo le parole, ma proprio i concetti.

          Non c’è nessuna “convergenza” tra liberalismo e socialismo, c’è solo il socialismo fallito che cerca di riproporre le stesse cose ingannando la realtà. E ottenendo i medesimi fallimenti.

          Il socialismo è l’opposto del liberalismo, per costruzione, in quanto il liberalismo si basa su persone libere in ogni senso, mentre il socialismo si basa *necessariamente* sulla coercizione e sulla negazione della libertà. Altrimenti non può esistere.

          Anche Stalin parlava di libertà.

          Ovviamente il liberalismo reale si incontra meglio con i conservatori, come appunto dimostrano Reagan e molti altri.

          Lei dimostra perfettamente lo sfascio culturale occidentale.

          • Gobetti Popper Rosselli mi spiace per lei sono considerati liberali Soros è considerato liberale l’internazionale liberale accogli i liberali che lei non riconosce, in Inghilterra il partito liberaldemocratico è distinto da quello conservatore, idem nella stragrande maggioranza dei paesi democratici occidentali.

            Potete continuare quanto volete ma la storia è andata così, il liberalismo dell’ottocento e del novecento è finito, talmente finito che i pochi liberali di destra rimasti sono costretti ad unirsi a conservatori, se non reazionari nazionalisti di ogni genere.

            Questo è un dato storicamente accertato.

            Lo stesso Porro lo dice che per i liberali di destra, piccola ed insignificante minoranza, non vi è altra strada che andare dietro ai sovranisti.

            Il secolo che si apre vede lo scontro tra coloro che credono nella vera libertà, noi, ed i seguaci gli amici di Trump dell’illiberale Putin, dell’illiberale Orban, di Le Pen, di Salvini, di Casapound Forza Nuova, tutti gruppi con cui nei fatti i conservatori sono alleati, in Italia poi, completamente sdraiati sulle posizione omofobiche e razziste della Lega.

            Questi sono i fatti, il resto sono solo elucubrazioni della vostra mente che sogna di un liberalismo morto e sepolto, infatti elogiate i liberali dell’ottocento e avversare quelli del secolo attuale.

          • Sta dicendo finalmente una cosa corretta, riconoscendo la sua totale avversione per il liberalismo, di cui nega proprio i concetti fondamentali.

            Fatela finita, dichiaratevi socialcomunisti quali siete nel profondo e nelle fondamenta ideologiche.

            Le elucubrazioni della vostra mente per raccontarvi che siete liberali, quando non lo siete affatto ed osteggiate qualsiasi cosa sia riconducibile ai pensatori liberali, fanno solo pena.

            Bispensiero orwelliano all’opera.

            Nel frattempo, grazie al Cielo c’è gente come Trump che difende le libertà fondative e caratterizzanti gli Usa da quelli come lei.

          • Nella mia esperienza, liberali si nasce, conservatori si cresce, reazionari si diventa.

            Da giovane ero liberale di stampo cattolico, ora , senza aver mutato idee, mi trovo tra i reazionari di destra.

            (N. B. Ci sono anche i conservatori e i reazionari di sinistra, che vogliono difendere le loro rendite di posizione).

            Colpa mia o del nostro mondo che è uscito dai binari?

            Contemplando i vizi e le follie umane, studiando la storia, e vedendo come gli organismi sovranazionali lavorano, ci si trova a rimpiangere il buon governo di Francesco Giuseppe, del principe di Metternich ecc.

          • Ed ovviamente in UK i liberali degni di questo nome stanno coi conservatori, non con gli inutili liberaldemocratici.

            Non per nulla la principale bandiera liberale degli ultimi decenni, la Thatcher, era conservatore.

      • Condivido Cecco, condivido.

        Non sanno di cosa parlano, e pontificano.

        Dando del “neo nazista” a chi la pensa, più o meno, come noi, si è qualificato per quello che è, cioè il subprodotto del socialismo dirigista e totalitario moderno, amante dell’ingegneria sociale, che ama nascondersi dietro l’abuso della parola liberale e la pseudo “competenza”.

        Il prototipo del principale problema attuale, e causa della progressiva distruzione dell’occidente.

  7. Mio Dio, Dickens sbagliava?!? Era un’artista, mica un saggista. Dickens ha segnato il mondo non solo per la descrizione dell’orrore della società della prima rivoluzione industriale, ma per il modo di raccontare. Comunque se si pensa che Dickens sbagliasse, basterebbe leggersi IL POPOLO DELL’ABISSO di Jack London per apprezzare le bellezze dell’assenza dello stato sociale. E’ vero anche London era un po’ comunista. I Liberali smetteranno di essere quattro gatti quando capiranno che vigente il suffragio universale, lo stato sociale non va valutato come costo, ma come giusto prezzo da pagare per la coesione della società. Chi muore di fame non lo fa in silenzio.

    “La speranza migliore mi pare stia nell’emergere di una nuova forma di conservatorismo, che — come quello di cui fu protagonista Disraeli — si impegni nella difesa della proprietà privata contro chi ne abusa e nel garantire la libertà dell’attuale generazione senza generare costi per quella successiva. Questo nuovo conservatorismo non brinderebbe più di due volte — ma probabilmente meno — all’economia globale, alla World Trade Organization (Organizzazione Mondiale del Commercio) (WTO) o al nuovo tipo di capitalismo senza legge esemplificato dalla Cina. Mentre proporrebbe ai popoli delle democrazie occidentali un modello di  business  responsabile, in cui alle piccole iniziative, al senso di responsabilità e ai legami locali sia dato il posto che meritano: un posto senza il quale il mercato non tornerà all’equilibrio, ma si avvierà in tempi rapidissimi verso la catastrofe ambientale.”

    Roger Scruton ESSERE CONSERVATORE

  8. eUna perdita molto importante di questo vero e grande intellettuale sempre originale è mai banale proprio come dovrebbe essere una classe dirigente degna.

    Porro, apprezzo questa rivisitazione critica di cui sopra. Era ora che iniziaste voi liberali il cammino.

  9. Una perdita grave:ho letto i suoi libri che mi hanno aiutato a capire la realtà in cui viviamo. Ho pregato per lui.M.Elena

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