La sentenza pronunciata ieri nell’ambito del processo sul caso Ramy, il 19enne egiziano morto nello schianto a seguito di un inseguimento di otto chilometri con i carabinieri lo scorso 24 novembre, ristabilisce incontrovertibilmente la realtà fattuale degli eventi e mette definitivamente a tacere chi per mesi ha sostenuto un più o meno elevato dolo nell’operato delle forze dell’ordine.
In tantissimi hanno cercato di congetturare un’azione scorretta, eccessivamente muscolare, a tratti addirittura xenofoba da parte dei carabinieri. Per alcuni l’intervento dei carabinieri è un segno indelebile che simboleggia la profilazione razziale attuata dai militari italiani. E queste accuse non sono state mosse soltanto da giornalisti, attivisti, cittadini comuni: i gentili lettori sicuramente ricorderanno che tra i critici dell’operato dei carabinieri rientra anche il primo cittadino di Milano, Beppe Sala.
Quest’ultimo, ha dapprima bollato come “un brutto segnale” le immagini dell’incidente (messe alla mercé di stampa e tv) e successivamente ha addirittura definito “inaccettabili” le frasi pronunciate dai carabinieri in un momento concitato come un inseguimento lungo otto chilometri e venti minuti. Secondo Beppe, insomma, la frase “bene, è caduto” pronunciata da uno dei carabinieri non andava tradotta come un’esclamazione di sollievo al termine di un intervento logorante, dopo aver neutralizzato una minaccia (un motorino che sfreccia contromano per la città è effettivamente un pericolo per l’incolumità)… No, evidentemente per Sala quella frase sottendeva un ghigno beffardo e sadico, una vittoria sul nemico, o chissà cos’altro che possa rientrare nella definizione di “inaccettabile” espressa dal sindaco. Poco importa se, una volta notate le condizioni disperate in cui versava Ramy, uno dei carabinieri si sia subito prodigato in un massaggio cardiaco nel tentativo di tenerlo in vita.
E chiaramente, pur citando il sindaco per una questione di competenza geografica, non si tratta dell’unico politico che ha immediatamente pontificato sull’accaduto. Basti pensare a Ilaria Cucchi, parlamentare, che addirittura il 21 marzo di quest’anno ha insistito sulla colpevolezza dei Carabinieri, ritenendoli gli unici responsabili dell’accaduto, oppure a Riccardo Magi che, qualche mese prima di apparire alla Camera con le fattezze di un fantasma, aveva definito “inquietanti” i video dell’inseguimento e aveva esortato la popolazione “a non rimanere in silenzio”, titillando così gli estremisti. Insomma, per il primo cittadino e per tantissimi altri andavano appurate le responsabilità dei militari.
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Ebbene, le responsabilità sono state chiarite e, dopo diverse perizie e dopo essere stati imputati, ieri i carabinieri costituitisi parte civile hanno persino ottenuto un risarcimento (di 2000€ a persona, chiaramente simbolico dunque) per il danno morale provocato da quel tragico inseguimento. L’amico di Ramy, Fares Bouzidi, è stato invece condannato a 2 anni e 8 mesi per resistenza a pubblico ufficiale.
Insomma, la sentenza di ieri restituisce la dovuta integrità ai carabinieri, rei solamente di aver svolto il proprio dovere e costituisce un altro piccolo tassello utilissimo per comprendere il sinistro puzzle di accuse continue e infondate che le nostre forze dell’ordine subiscono costantemente da una parte di media, stampa e politica che li vede spesso come antagonisti del sistema democratico, e non come principali protagonisti della sua tutela.
Alessandro Bonelli, 26 giugno 2025
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