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Guerra alla casa

Affitti turistici, attenti alla mannaia di Stato

Si fa largo una norma che limita la possibilità per i proprietari di affittare le case per periodi brevi

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È incredibile. Ora che finalmente sono tornati i turisti in Italia, dopo la pandemia e le restrizioni, la principale preoccupazione di una parte della politica – durante una crisi economica devastante e in via di peggioramento – è quella di limitare il più possibile, fino addirittura ad impedirla, una specifica forma di ospitalità, quella degli affitti brevi. E il paradosso è che si tratta dell’unico comparto che, nonostante abbia sofferto l’assenza di qualsiasi reddito per due anni (mantenendo però il contestuale obbligo di pagamento della patrimoniale Imu), non ha ricevuto alcuna forma di ristoro.

Prima la legge della Regione Lazio (palesemente incostituzionale, per violazione del riparto di competenze legislative) che, “ai fini della salvaguardia ambientale e paesaggistica e del patrimonio storico, artistico, archeologico e monumentale, nonché della sostenibilità ambientale, infrastrutturale, logistica, della mobilità e della vivibilità necessaria alla fruizione dei luoghi da parte della collettività”, ha attribuito al Comune di Roma il potere di “individuare criteri specifici in riferimento a determinati ambiti territoriali per lo svolgimento di attività di natura non imprenditoriale di locazione di immobili ad uso residenziale per fini turistici, nel rispetto dei principi di stretta necessità, proporzionalità e non discriminazione”.

Poi, l’iniziativa del Sindaco di Firenze, che ha avviato una raccolta di firme su una proposta di legge che mira a “combattere la rendita immobiliare passiva e parassitaria” (il linguaggio da sinistra sudamericana è il suo), rappresentata naturalmente da chi concede in locazione i propri immobili per finalità turistiche. Infine, l’approvazione alla Camera – col voto favorevole di quasi tutta la maggioranza – di una disposizione con la quale si concede al Comune di Venezia il potere di stabilire se, come e quando un cittadino possa esercitare il diritto di proprietà sulla sua casa, decidendo di affittarlo a chi ritenga. Disposizione che alcune forze politiche stanno già proponendo di estendere ai centri storici delle altre città italiane.

Una norma che limita, fino a negarla, la possibilità per i proprietari di locare le proprie case per periodi brevi (fino a 30 giorni), è miope e pericolosa. Miope, perché non raggiungerà il dichiarato obiettivo di favorire l’incremento degli affitti di lunga durata, determinando piuttosto l’incremento degli affitti in nero. Pericolosa, perché rappresenta una gravissima violazione di un diritto costituzionalmente protetto come è quello di proprietà, negando il suo esercizio più elementare e mandando a gambe all’aria progetti e investimenti. Peraltro, impedirà l’utilizzo delle case in affitto non solo per turismo, ma anche per esigenze di altro genere come quelle lavorative, di studio, di assistenza a persone malate ecc. Il tutto, si badi bene, realizzando un’inaccettabile discriminazione nei confronti delle persone fisiche, poiché le imprese saranno escluse dalle nuove regole.

Comunque, visto che l’intento dichiarato è quello di accrescere l’offerta di abitazioni in affitto per uso residenziale, la strada – a Venezia come in altre città d’arte – non è quella delle misure punitive, ma quella delle politiche incentivanti. Le cause della fuga dei residenti dai centri storici sono molteplici e complesse; ridurle alla brama di guadagni da parte di proprietari-speculatori è perlomeno semplicistico e denota mancanza di conoscenza della realtà oppure dolosa negazione della stessa per fini occulti. Da notarsi che la norma è stata approvata senza il parere favorevole proprio del Ministero del turismo.

La realtà, cruda, è che ai proprietari si impone di pagare ogni anno una patrimoniale pesantissima, di fare assistenza al posto dello Stato attraverso misure come il blocco degli sfratti, di ottemperare a mille obblighi in materia di impianti e simili, ma se tentano di trarre un reddito dal frutto del loro lavoro e del loro risparmio, l’istinto di molti è quello di castigarli. E tutto ciò, mentre il patrimonio immobiliare pubblico viene lasciato andare in malora. Davvero desolante.

Giorgio Spaziani Testa, 8 luglio 2022