Cronaca

“Allahu Akbar” il 7 ottobre: ecco chi è (davvero) Youssef Siher

Dall'Ispi al Fatto Quotidiano, fino alle piazze pro-Pal: il passato del trentenne fondatore della pagina " Movimento 17 ottobre"

Il 7 ottobre 2023, mentre Israele faceva i conti con il brutale attacco terroristico di Hamas, Matteo Salvini pubblicava su X un messaggio di solidarietà: “Tutto il mio sostegno al popolo di Israele, sotto violento e vigliacco attacco da parte di estremisti islamici”. Tra le risposte spuntava quella di Youssef Siher: “Allahu Akbar”, accompagnato dalla stessa espressione in arabo e da tre cuori, verde, nero e rosso. Nessuna parola di condanna per il massacro, almeno in quel commento. Un messaggio che oggi torna a circolare sui social e accende i riflettori sul suo autore. Perché Siher, trentenne italiano di origini marocchine, è l’uomo individuato dagli investigatori come presunta mente della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre”, nata all’indomani delle violenze che hanno sconvolto Milano.

Un personaggio tutt’altro che improvvisato. Laureato, politologo, conoscitore dell’Islam politico, ex collaboratore dell’Ispi e firma di alcune testate nazionali come Il Fatto Quotidiano. Un curriculum che difficilmente si associa all’immagine del giovane antagonista che organizza le proteste attraverso i social. Eppure, secondo gli investigatori, sarebbe proprio lui l’amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram attraverso i quali venivano rilanciati proclami e appuntamenti nelle piazze. Siher è ora indagato per istigazione a delinquere aggravata. Un’accusa ancora tutta da verificare, ma sufficiente a portarlo al centro di un’indagine coordinata dalla Procura di Milano.

Dall’università all’Ispi

La sua storia comincia nel Bresciano. Dopo il diploma al liceo Fermi di Salò, Siher si trasferisce a Milano per frequentare l’università. Consegue una laurea triennale in Scienze umanistiche per la comunicazione alla Statale, dove entra anche nel Senato accademico e diventa presidente degli studenti universitari musulmani. Prosegue poi gli studi con una magistrale in Scienze politiche e di governo, concentrandosi soprattutto sulla storia del Nord Africa, del Medio Oriente e sui movimenti islamici.

Nel curriculum compare anche un’esperienza all’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale. Come si legge nella sua scheda biografica, gli interessi di ricerca riguardano “l’Islam politico, i movimenti politici islamici e il rapporto tra Islam e nazionalismo arabo”. Nella tesi magistrale approfondisce il ruolo dei movimenti islamici in Marocco e i loro rapporti con la monarchia. Madrelingua araba e italiana, parla fluentemente anche inglese e spagnolo. L’Ispi ha però tenuto a precisare che il rapporto professionale si è concluso da tempo: “Youssef Siher ha effettuato uno stage presso Ispi nel 2024. Da allora non ha più collaborato con l’Istituto”. Una puntualizzazione arrivata dopo che il nome del trentenne è finito al centro delle cronache.

Le collaborazioni con il Fatto e il Foglio

Accanto alla formazione accademica, Siher ha costruito un percorso nel giornalismo. Ha svolto uno stage al Fatto Quotidiano, seguito da un periodo di collaborazione interrotto da circa un anno e mezzo. Nel suo passato compare anche il Foglio, per il quale ha pubblicato un solo articolo nel 2022. Non soltanto giornalismo e ricerca, però: il trentenne ha lavorato anche come assistente di biblioteca all’Università Statale di Milano e come rider per Glovo.

È il profilo di un giovane che conosce gli ambienti universitari, ha frequentato istituti di ricerca e possiede gli strumenti culturali per muoversi nel dibattito politico internazionale. Ma accanto all’attività professionale c’è un’altra dimensione, quella dell’attivismo pro-Pal, che emerge con particolare evidenza dalle sue dichiarazioni pubbliche.

L’attivismo pro-Pal e i messaggi sui social

La causa palestinese è una costante del suo impegno politico. Nel luglio del 2025, durante una manifestazione contro il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, Siher rivendicava il diritto di protestare “contro la complicità nel genocidio a Gaza e in Palestina delle istituzioni italiane, anche locali”.

I toni diventano ancora più duri nei mesi successivi. Il 22 settembre 2025, in occasione delle proteste pro-Pal alla Stazione Centrale di Milano, scriveva su Instagram: “Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete”. In altri interventi ribadiva: “Non smetteremo di combattere finché non recupereremo ogni centimetro della nostra terra e finché tutti non torneranno a casa”. Fino a un’altra dichiarazione particolarmente significativa per i toni utilizzati: “Non ci arrendiamo, vinceremo o moriremo”.

Parole che restituiscono il profilo di un militante politicamente radicale, almeno nella retorica delle sue pubblicazioni. Il commento a Salvini del 7 ottobre 2023 si inserisce in questo percorso. L’espressione “Allahu Akbar”, che significa “Dio è grande” ed è comunemente utilizzata dai musulmani in contesti religiosi e quotidiani, non rappresenta di per sé un sostegno al terrorismo. Ma la scelta di utilizzarla proprio sotto un messaggio di solidarietà a Israele, nel giorno dell’attacco di Hamas, è inevitabilmente destinata a far discutere.

Il suo interesse politico, del resto, non si limita alla Palestina. Nel settembre scorso, intervenendo sulle proteste della cosiddetta Generazione Z in Marocco, aveva sostenuto che le difficoltà della sanità e dell’istruzione fossero soltanto i sintomi di un problema più profondo. Nel mirino, a suo giudizio, un sistema politico ed economico dominato da una classe dirigente e da grandi capitali che agiscono come oligarchi.

L’indagine sul Movimento 17 ottobre

Poi arriva il capitolo milanese. Il “Movimento 17 ottobre” compare dopo gli scontri della scorsa settimana, promettendo nuove mobilitazioni e mantenendo inizialmente anonima la propria struttura. “Non siamo una sigla, siamo un processo”, spiegavano gli organizzatori. Secondo quanto ricostruito dal Giornale, gli investigatori della Digos e della Polizia postale, coordinati dalla Procura di Milano con la pm Francesca Crupi, hanno individuato in Siher uno dei riferimenti della macchina organizzativa. Il trentenne sarebbe stato incaricato di gestire i canali social e le comunicazioni relative agli appuntamenti in piazza. Tra le indicazioni emerse figurerebbero anche i tre possibili punti di concentramento nel centro di Milano: Duomo-Galleria Vittorio Emanuele, San Babila e l’area tra Cordusio e via Orefici.

Nella mattinata di ieri Siher è stato sottoposto a un fermo preventivo temporaneo per ragioni di ordine pubblico. Gli investigatori hanno effettuato perquisizioni e acquisito copie dei contenuti di telefoni e computer, alla ricerca di elementi utili a chiarire il suo ruolo. Secondo il quotidiano, sarebbero emersi anche messaggi dal contenuto minaccioso. Quando è stato individuato, in compagnia di altri attivisti, non avrebbe opposto resistenza. E avrebbe pronunciato una frase per spiegare la propria presenza: “Io sono un giornalista”. Successivamente è stato ascoltato negli uffici della Polizia postale alla presenza del suo avvocato.

Intanto emerge una biografia che intreccia università, ricerca sull’Islam politico, giornalismo e militanza. E torna d’attualità quel messaggio scritto il 7 ottobre 2023, nel giorno più sanguinoso della storia recente di Israele. Tre anni dopo, Youssef Siher non è più soltanto il nome di un account che risponde a Matteo Salvini. È il volto di un’indagine che cerca di capire chi ci sia dietro la nuova mobilitazione antagonista milanese. Una cosa sembra chiara: non si può parlare semplicemente di studenti, dietro c’è molto, molto di più.

Massimo Balsamo, 25 ottobre 2026

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