Cronaca

Altro che pentimento: la leader No Tav rilancia e difende le violenze

Nicoletta Dosio difende le ragioni del movimento e attribuisce gli scontri in Val di Susa alla gestione dell'ordine pubblico

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In una lunga intervista rilasciata a fanpage.it, Nicoletta Dosio, l’irriducibile pasionaria del movimento No Tav, ha ribadito le sue bizzarre tesi con cui lei e suoi compagni d’avventura continuano a giustificare le intollerabili violenze che hanno devastato la Val di Susa. Violenze che sarebbero state causate, sempre secondo la sua ricostruzione, dal brutale intervento delle forze dell’ordine che avrebbero stravolto ciò che gli organizzatori della protesta hanno paradossalmente denominato “Festival dell’alta felicità”.

“Il significato del festival – argomenta l’attivista ottantenne – è rispondere alle richieste di tante persone, creare un punto di aggregazione, discutere su quello che succede e dare un risvolto pratico al nostro “No” non soltanto al TAV, ma al modello di vita che al TAV è sotteso. Nel tempo i cantieri sono diventati diversi e si sono spostati verso la bassa valle: dell’opera vera e propria, del famoso tunnel, praticamente nulla è stato ancora fatto. Quindi la devastazione si sposta verso il basso. È così che loro fanno soldi, ed è così che noi veniamo messi in uno stato di sudditanza: hanno espropriato case e distrutto metro dopo metro i territori di questa valle. Sono cose che noi subiamo da trent’anni.”

E quando il giornalista le fa rilevare che questo gioviale festival ha devastato il cantiere della Tav e mandato in ospedale un gran numero di poliziotti, la nostra sembra voler rivoltare la frittata e dice: “Quale può essere la reazione a tutto ciò che ho descritto, se non il difendersi nei modi possibili? Il cantiere di Chiomonte è un simbolo della loro occupazione. È sorto dove c’era vita, c’era bellezza, c’erano gli animali del bosco e migliaia e migliaia di alberi che sono stati abbattuti per costruire quel deserto di cemento e macchinari, per fare quel buco maledetto. Quel tunnel di prospezione geognostica che peraltro consuma l’acqua della montagna: hanno tagliato le falde acquifere, con un consumo enorme anche di energia per le idrovore che portano via l’acqua”.

Dunque, per questa gente il sistema democratico, con tutti i suoi pesi e contrappesi, va bene fino ad un certo punto; punto che ovviamente viene stabilito dal loro insindacabile giudizio. E di fronte alla loro indignazione morale, ritenendo evidentemente di essere gli unici depositari della verità e del bene comune, nessun provvedimento che abbia passato il vaglio di un organo rappresentativo democraticamente eletto, come nel caso del progetto contestato, ha valore. Queste persone, in servizio attivo permanente in ogni angolo d’Italia, si comportano come se volessero rinverdire i fasti del funesto Comitato di salute pubblica di rivoluzionaria memoria.

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In sostanza, essendosi abbeverati sin da giovani alla fonte delle verità rivelate della sinistra marxista-leninista, questi fenomeni sembrano aver trovato nelle questioni ambientaliste l’ultima spiaggia per riportare in auge una tragica utopia che ha prodotto molti morti e molta povertà.

E sebbene sono convinto che essi rappresentino, rispetto all’intera popolazione, una ridotta aliquota di esaltati, la sinistra che si definisce di governo dovrebbe smetterla, pur condannando le violenze, di giustificarne indirettamente le medesime violenze con la solita favoletta della risposta sbagliata ad una istanza fondamentalmente giusta. Chiunque si macchi di quella specie di guerra civile scatenata in Val di Susa ha torto a prescindere.

Claudio Romiti, 31 luglio 2026

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