Politica

Quello che non vi hanno detto sulla Repubblica (e no: non fu un plebiscito)

La Repubblica prevalse con il 54,2% dei voti, ma dietro quel risultato si nasconde un'Italia profondamente spaccata

Sergio Mattarella discorso fine anno
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Nella Festa della Repubblica, alcune curiosità sul voto del 2 giugno 1946, quello in cui si sancì, con un referendum, il passaggio dalla monarchia alla repubblica. Andando su Eligendo, il portale delle elezioni, trovate l’archivio storico, dove potete togliervi lo sfizio di andare a vedere come votarono i vari comuni.

Intanto, un dato che non viene quasi mai ricordato è che la repubblica non stravinse affatto quel referendum: 54,2% a 45,8%. Due milioni di voti di differenza, su un totale di 22 milioni di elettori. Certo, un voto chiaro, inequivocabile, nonostante le tante polemiche che seguirono nei giorni successivi, ma non certo un plebiscito, determinato anche dalle dinamiche demografiche del tempo.

Fu il Nord più popoloso a stabilire il successo della Repubblica. Guardando la cartina, infatti, si nota come la parte settentrionale dell’Italia votò massicciamente a favore del cambiamento, mentre il Centro-Sud fu marcatamente schierato a favore della monarchia.

Tanto per fare un esempio, a Roma, Napoli, Bari, Taranto, Reggio Calabria, Messina, Palermo, Catania e Cagliari, il voto per il Re fu chiaro, con percentuali più nette man mano che si scendeva più a sud. Al contrario, la repubblica vinse a Milano, Torino, Bologna, Firenze, Venezia, insomma in tutte le grandi città del Nord.

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Magari, fra i tanti motivi possibili di questa differenza così evidente, ci può essere anche un retaggio della guerra: il Paese intero aveva sofferto il conflitto, senza dubbio, ma mentre la liberazione del Centro-Sud fu relativamente rapida, il Nord pagò il prezzo maggiore in termini di stragi di civili. E a votare, poi, andarono proprio i civili rimasti.

Guglielmo Mastroianni, 3 giugno 2026

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