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Anche le Olimpiadi dividono il governo

Persino le Olimpiadi, che l’Italia si è appena aggiudicata, dividono le due anime del governo. Matteo Salvini e i leghisti non hanno comprensibilmente potuto frenarsi di fronte alla scelta del Cio di assegnare i giochi invernali a Milano e Cortina, alla Lombardia e al Veneto, entrambe a guida leghista.

Anche Torino doveva fare parte della partita, ma alla fine il sindaco Appendino ha preso tempo ha chiesto ulteriori verifiche, ed è stata fatta fuori. D’altronde nel Dna del movimento, olimpiadi, grandi opere non sono mai entrate. E la stessa Appendino è stata triturata dalla sua maggioranza per il solo sospetto che volesse sedersi al tavolo della gara.

Come sulla Tav, i cui financo il sottosegretario pentastellato Castelli ha detto che si potrebbe fare, anche sulle Olimpiadi la granitica ostilità del M5S sta venendo meno. Si è partiti dalla totale ostilità della Raggi per la candidatura di Roma, ai mal di pancia dell’Appendino.

Sono due visioni inconciliabili: un Italia che ci prova, e può sbagliare. E un’Italia che neanche ci prova per il timore di sbagliare. Se volete è sempre questa la differenza tra i due partner di governo su tutto. E’ chiaro dove un liberale si posiziona: sul primo fronte.

Nicola Porro, 24 giugno 2019

 

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3 Commenti

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  1. Caro Nicola, sui grillini non mi pare il caso di spendere altre parole. Si può parlare del nulla cosmico (le loro idee) e del vuoto pneumatico (nelle loro scatole craniche) per cinque minuti, ma dopo un po’ si rischia di scadere nella noia. E’ vero che loro si impegnano per fornire sempre nuovi spunti, ma pur sempre del nulla si sta parlando.
    Riguardo lo spottone delle olimpiadi invernali, devo dire che è molto bello, anche se questa specie di filastrocca, dopo 2 minuti e rotti, stufa un po’…… magari farlo un po’ più corto e meno american-style (gli americani sono quelli che mettono sempre una prosopopea esagerata ogniqualvolta devono esprimere patriottismo e orgoglio patrio). ma nel complesso ben fatto.

  2. La mia opinione è che i grillazzi siano ottusi a cui niente fa paura; è la stupidità mista all’ignoranza, l’indole truffaldina che gli fa credere che tutti siano ladri e truffatori, l’incapacità a capire quello che anche il più scemo riesce comprendere e se gli spieghi loro non ascoltano, si guardano in giro e scelgono il più ignorante e pazzo a cui dare retta.
    Si deve mettere in conto che hanno un difetto nel Dna: loro stanno a parlare parlare credendo di lavorare e niente riescono risolvere, uguali a quei ragazzotti del sud di tanti film che a parole scalano il mondo e rimangono sempre lì a cicalare perchè gli è difficile fare un passo avanti giusto o sbagliato che sia.
    Riguardo le Olimpiadi non poteva andare diversamente che affidarle alla Lombardia e Veneto, solo dei dementi avrebbero potuto affidarle agli stelluti inconcludenti inadeguati al buon svolgimento di qualsiasi lavoro.
    Bisogna ricordare che abbiamo perso tante occasioni di Grandi Eventi grazie ad altri deficienti e viene il dubbio che è proprio in casa nostra l’immonda bestia che ci vuole di basso rango, immobili ad aspettare il colpo di grazia.

  3. Nicola, non sono del tutto convinto che i 5S non vogliano provare solo per timore di sbagliare. Credo che i loro NO siano semplicemente il risultato della loro natura, quella che li spinge a negare tutto quello che non proviene dalla propria iniziativa che, è assodato, praticamente non esiste. Si rivolgono ad uno strato di elettori, fortunatamente in netto calo, che fanno della loro vita una ricerca dell’assistenzialismo, un’attesa della mano che porga loro pochi spiccioli per non piegare la schiena a lavorare. A loro basta far sapere urbi et orbi che hanno inventato il reddito di cittadinanza, che imporranno il salario minimo, che appiattiranno la voglia di emergere nel lavoro di chi ancora crede che la competenza valga qualcosa quando si prende la busta paga. E quel pistola di Salvini continua a chiamarli “amici”, “colleghi” e a giurare sulla sua fedeltà al “contratto di governo” in un paese ed in un momento in cui quel contratto suona sempre di più come una presa per i fondelli alla gente che vuole solo e soltantro lavorare.

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