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Violenza rossa

“Andrebbe fucilata”. L’odio rosso si scaglia contro Meloni

Il segretario di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, inneggia alla fucilazione di Giorgia Meloni citando Garibaldi

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“Giorgia Meloni disfa l’Italia unita da Garibaldi. Altro che fare l’Italia, insieme a Calderoli e Salvini con l’autonomia differenziata spaccano l’Italia in tanti staterelli. Garibaldi li prenderebbe a fucilate“. Queste sono le parole choc di Maurizio Acerbo (e giustamente voi direte: chi sarebbe costui?), segretario di Rifondazione Comunista.

Parole che dovrebbero essere prese sul serio e come estremamente preoccupanti, se solo Rifondazione Comunista fosse un movimento di massa (alle ultime elezioni ha preso ben l’1,3 per cento dei consensi, insieme alla lista di De Magistris, e ben zero seggi) e non fosse un partito ancorato alla logica ottocentesca marxista, che sfila nelle piazze italiane all’insegna del pugno chiuso, accompagnato dal simbolo con falce e martello. Insomma, dovrebbe essere preso serissimamente, se solo non fosse un partito ancora legato alla logica del ’68, degli anni di piombo, della lotta armata.

Per approfondire:

Eppure, in questo Paese, pare che la violenza politica venga solo dai “fascisti” di destra, che oggi siedono a Palazzo Chigi. Poco importa se, in protesta contro un convegno organizzato da Azione Universitaria (la sigla giovanile di FdI) insieme al giornalista Daniele Capezzone, i collettivi di sinistra hanno cercato in tutti i modi di bloccare l’evento, arrivando anche allo scontro con la polizia. Poco importa, ancora, se nelle piazze comuniste sfilavano cartelli indegni riportando la frase: “Meloni ti mangiamo il cuore“. Poco importa tutte quelle violenze che provengono dalla sinistra estrema…

In questo caso, però, ci ha pensato il deputato di FdI, Alessandro Urzì, capogruppo in Commissione Affari Costituzionali, a sistemare il “democratico” segretario di Rifondazione Comunista: “Acerbo, di nome e di fatto il segretario di Rifondazione Comunista, che usando il consueto eloquio forcaiolo dell’estrema sinistra, ha evocato le fucilate contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Richiamare la memoria di Giuseppe Garibaldi per attribuirgli, in una perversa operazione mistificatoria, addirittura un sentimento ostile ai Fratelli d’Italia di oggi, assumerebbe solamente un sapore patetico, se non fosse per il richiamo ai pallettoni indegno di un leader politico, anche se di un partito reducistico, rimasto alle logiche dello scontro armato”. Il fatto, ovviamente, si riferisce al video della premier di poche ore fa, dove si invitava a “pensare in grande”, citando la frase del patriota Garibaldi: “O si fa l’Italia, o si muore“.

Ma Urzì non si risparmia e continua: “L’attribuzione a Garibaldi della moderna volontà di sparare fucilate a Giorgia Meloni, oltre a infangare una delle memorie patriottiche più care d’Italia, colpisce con riferimenti violenti pericolosi l’immagine del Capo del Governo, con un linguaggio inammissibile e intollerabile in una democrazia come quella italiana, che è tale perché per fortuna non governano quelli come Acerbo”. Chissà se anche queste frasi saranno degne di prime pagine dei quotidiani, di servizi televisivi e di sdegno collettivo, come sarebbe successo se il colore politico di Acerbo fosse stato quello opposto al rosso…

Matteo Milanesi, 15 gennaio 2023