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Il Msi no, il Pci sì: in una foto l’ipocrisia della sinistra

Mentre La Russa viene criminalizzato per ricordare il Msi, Bonaccini posta sui social una foto con la bandiera del Pci

pci Bonaccini msi

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Pci contro Msi. A distanza di trent’anni dalla loro dissoluzione, i due partiti degli “estremi opposti” continuano a rimanere al centro del dibattito politico attuale. Non solo perché, da sinistra, molti analisti hanno utilizzato la vecchia appartenenza studentesca di Giorgia Meloni al movimento di Almirante per screditarla negli anni; ma anche perché la strategia di demonizzazione continua anche da Presidente del Consiglio.

Spieghiamoci meglio. Nel corso della conferenza di fine anno del premier, un giornalista di Fanpage ha cercato di incalzare la leader di Fratelli d’Italia proprio sulle dichiarazioni di Ignazio La Russa, che ha “festeggiato” l’anniversario della nascita del Msi, datata 26 dicembre 1946. L’idea velata è quella di sempre: cercare di far uscire allo scoperto l’anima “nera”, fascista, reazionaria (e ribadiamo inesistente) del Presidente del Consiglio in carica.

Eppure, Meloni sottolinea: “Quello sul Movimento sociale italiano è un dibattito che mi ha molto colpito. Credo che il Msi sia un partito che abbia avuto un ruolo molto importante nella storia della Repubblica, quello di traghettare verso la democrazia milioni di italiani usciti sconfitti dalla guerra. È stato il partito della destra repubblicana, pienamente presente nelle dinamiche democratiche di questa nazione, che è arrivato al governo prima del congresso che lo trasformò in An. È stato un partito della destra democratica, dell’Italia democratica e repubblicana”. Un partito che ha combattuto la violenza politica, extraparlamentare e di estrema destra, contribuendo alle elezioni di Presidenti della Repubblica, e sedendo in Parlamento dal 1948 al 1994.

Ora, possiamo dire tutto, ma non che si tratti di un movimento eversivo, visto che (come sottolinea giustamente Meloni) si tratta di un partito che ha contribuito per cinquant’anni ad alimentare il dibattito nelle stanze di potere, e che ha rappresentato una fetta (seppur limitata) di popolazione.

Per approfondire:

Un dibattito, quello sul fascismo, che riguarda sistematicamente tutti i leader della destra. Nel 2003, per esempio, L’Unità paragonava Berlusconi a Mussolini; ed oggi il pericolo di un’onda nera è stato ampiamente propagandato dalla sinistra più progressista e radical. Guarda caso, però, lo stesso trattamento non riguarda chi, senza neanche troppo nascondersi, si fa immortalare con alle spalle una bandiera rossa, composta da falce e martello: quella del Partito Comunista Italiano.

È il caso del presidente dell’Emilia-Romagna, nonché candidato alla segretaria del Pd, Stefano Bonaccini, che ha pubblicato sui social una sua foto a Livorno con alle spalle il simbolo del Pci. Si badi bene: qualsiasi leader di sinistra, a nostro parere, può rivendicare la propria appartenenza ideologica con fermezza, senza essere soggetto a censure o criminalizzazioni.

Nonostante tutto, sorge un grandissimo però: perché La Russa (per citare l’ultimo caso) non può ricordare le proprie origini, che risiedono proprio nel Movimento Sociale Italiano, mentre la sinistra lo può fare con il Pci? Se adottiamo l’equazione “Msi è erede della Rsi”, allora dovremmo dire tranquillamente che il Pci è il diretto erede del comunismo sovietico, e quindi di tutti gli orrori rossi che sono costati la vita a milioni di persone.

Insomma, è il classico doppio-pesismo politico italiano: alcuni regimi autoritari paiono essere più accettabili rispetto ad altri. Quando, in realtà, rappresentano due facce della stessa medaglia: la coercizione e l’abbattimento di qualsiasi libertà individuale. Forse, a sinistra, dovrebbero tenere a mente l’insegnamento di Margaret Thatcher, la quale dichiarò di disprezzare il fascismo tanto quanto il comunismo, in quanto entrambe ideologie con l’obiettivo di stabilire il primato dello Stato sull’individuo. Eppure, mai e poi mai si sarebbe sognata di censurarli o metterli fuori legge: “Li batteremo sul campo del confronto”, continuava a ribadire la Lady di Ferro. Un messaggio che, con umiltà, rivolgiamo direttamente alla sinistra da bavaglio.

Matteo Milanesi, 29 dicembre 2022